T contro T, il match di ritorno

Il libro

A due anni dal primo è fresco di stampa il nuovo dibattito epistolare fra Tito Tettamanti e Alfonso Tuor su disuguaglianza, disagio, democrazia – La visione ottimista del finanziere e quella pessimista del giornalista, con un minimo comune denominatore: viviamo in un’epoca di forte instabilità – La presentazione ufficiale del volume, alla presenza dei due autori, lunedì 9 dicembre (ore18.00) nella Sala San Rocco di Lugano

T contro T, il match di ritorno
Tito Tettamenti e Alfonso Tuor. © CdT/Chiara Zocchetti

T contro T, il match di ritorno

Tito Tettamenti e Alfonso Tuor. © CdT/Chiara Zocchetti

È il match di ritorno. A due anni di distanza. Tito Tettamanti e Alfonso Tuor duellano nuovamente sui grandi temi che animano il confronto politico. T contro T - Disuguaglianza. Disagio. Democrazia: questo il titolo del volume fresco di stampa per le Edizioni San Giorgio. L’avvocato e finanziere da un lato, il giornalista ed economista dall’altro lato.
Lo scambio epistolare, formula felicemente confermata dai due autori, offre ai lettori punti di vista spesso divergenti e contrastanti, arrivando tuttavia questa volta ad una conclusione che fa da minimo comun denominatore. Ma non si ingannino le opposte tifoserie. La convergenza è davvero minima. La stretta di mano al termine del match sulla diagnosi relativa all’instabilità dominante: «Viviamo in una società instabile, con un’economia instabile e una scena politica instabile». Per il resto, le visioni sono alternative, anche se qua e là le due T (soprattutto quella dell’avvocato) propendono diplomaticamente per la complementarità. In poco più di cento pagine, con la prefazione del presidente del Corriere del Ticino, Fabio Soldati, suddivise in cinque capitoli (Disuguaglianza, E la Cina?, Disagio, Democrazia, Mondialismo e sovranismo) si alimenta la dialettica tra la visione pessimista del giornalista e quella ottimista del finanziere. «Oggi parliamo di disagio e vediamo tutto nero» scrive Tito Tettamanti nell’introduzione, chiedendosi: «Ma questo pessimismo è veramente giustificato?». Di qui l’invito al nuovo dibattito.

La copertina del libro. Per acquistarlo è possibile rivolgersi al Centro Stampa Ticino SA, tel. 091.960.31.31
La copertina del libro. Per acquistarlo è possibile rivolgersi al Centro Stampa Ticino SA, tel. 091.960.31.31

Lo spartiacque del 2008
Il punto di partenza critico o lo spartiacque è la crisi della finanza internazionale del 2008. Per Alfonso Tuor quel patatrac ha segnato la fine di ciò che lui ama definire il «paradigma liberista» e il declino della globalizzazione economica, la quale, fondata sull’«idolatria del mercato», avrebbe accresciuto le disuguaglianze facendo pochi vincenti e molti perdenti nella nostra società. Secondo Tito Tettamanti è invece il punto di arrivo della crisi del modello socialdemocratico di gestione dello Stato, della società e dell’economia via via affermatosi dopo la fine della Seconda guerra mondiale, con troppo Stato, mal gestito, burocrazia, socialità non sempre efficace, debiti pubblici crescenti. Secondo Alfonso Tuor ci sono «milioni di persone che hanno perso ogni fiducia nel futuro». Ma questi «dimenticati» stanno «cominciando a svegliarsi e ad esprimere (seppure in modo confuso e contraddittorio) la loro rabbia e il loro rancore». Tito Tettamanti non segue la valutazione sulla cause di tutto ciò, ma concorda su quale sia il «nodo principale della realtà sociale di oggi: il disagio, molto più difficile da risolvere delle presunte o vere disuguaglianze».

In più punti la differenza di approccio è ricordata dal finanziere: «La Sua sensibilità - scrive Tettamanti all’interlocutore - la porta a partecipare anche emotivamente a quelle che Lei ritiene delle ingiustizie che con vigore denuncia (...). Ciò la rende incline ad enfatizzare una parte della medaglia dimenticandone il rovescio: l’altra faccia della medaglia, che la mia (forse un poco asettica) razionalità mi impedisce di dimenticare», poiché viviamo «nella migliore e più progredita delle epoche, dove le disuguaglianze sono molto inferiori di quelle conosciute in passato».

Le frecciate o le filippiche contro le élite, la tecnocrazia, e l’establishment, per non dire i «poteri forti», sono presenti in entrambe le visioni, ma nell’una (quella del giornalista) tali soggetti sono considerati gli artefici del «paradigma liberista» con le sue implicazioni e conseguenze, mentre nell’altra (quella del finanziere) sono i responsabili del tentativo di addomesticare l’economia di mercato e di seguirla «solo per quanto facesse comodo». Per Tuor, ad esempio, Bill Clinton, Gerhard Schröder e Tony Blair si sono conformati al «paradigma liberista» e hanno lavorato per attuarlo; per Tettamanti, invece, questi grandi ex sono stati gli artefici del tentativo di realizzare la «terza via» di Anthony Giddens, nel solco del «modello di governo socialdemocratico».

Le difficoltà della democrazia

Sia come sia, la democrazia è oggi in gravi difficoltà. Condivisa è la critica alla debolezza dei vecchi partiti e alla mancanza di progetti o visioni politiche capaci di affrontare i problemi. Qui si innesta il confronto sui movimenti e partiti sovranisti e populisti, verso i quali entrambi gli autori simpatizzano, anche se si tratta di simpatie differenti. Più accondiscendente quella di Tuor, più critica e distaccata quella di Tettamanti, per il quale bisogna comunque dialogare con questi movimenti, non demonizzarli e basta. E poi c’è la diatriba più generale su sovranismo e mondialismo, in un quadro geopolitco che vede la Cina competere con gli Stati Uniti, in un possibile scenario da nuova guerra fredda o caratterizzato da grandi blocchi economici chiusi. E i rimedi? Qui, a parte generici auspici, le risposte concrete latitano. «Possiamo solo porci degli interrogativi, stimolando i lettori a porsene a loro volta» è la conclusione di Tettamanti. In fondo è questo l’obiettivo del libro: stimolare, scrive Tuor, una «discussione pacata», senza «zuffe confuse e rancorose».

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