Tra leoni da tastiera, «webeti» e chi non si rassegna

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Se ne parla molto e l’attualità non manca di fornire spunti - dai Ferragnez a Liliana Segre -, ci chiniamo quindi anche noi sull’ingiuria gratuita

Tra leoni da tastiera, «webeti» e chi non si rassegna
© Shutterstock

Tra leoni da tastiera, «webeti» e chi non si rassegna

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Il cosiddetto «hate speech» comincia ad essere finalmente riconosciuto come insulto anche quando comunicato unicamente sul web. Se ne parla molto e l’attualità non manca di fornire spunti - dai Ferragnez a Liliana Segre -, ma come nascono questi meccanismi di ingiuria gratuita? Ne abbiamo parlato nell’approfondimento di oggi, dove un avvocato ci spiega anche il contesto giuridico che riguarda il tema.

Vittime famose degli «hater»

Nel corso di quest’estate sono stati innumerevoli i commenti carichi di insulti schierati sia a favore sia contro Carola Rackete che, alla guida della Sea Watch 3, ha fatto sbarcare i migranti della sua nave a Lampedusa malgrado un divieto. Nel mirino degli «hater» è finita anche la giovane paladina ecologista Greta Thumberg. Ma nella lista non mancano personaggi meno controversi, come Liliana Segre: l’89.enne sopravvissuta ad Auschwitz riceve infatti circa duecento messaggi antisemiti ogni giorno. Non ne è esente nemmeno la coppia formata dalla blogger Chiara Ferragni e dal cantante Fedez per i quali, la scorsa settimana, il Ministero pubblico di Roma ha chiesto l’archiviazione di una querela in considerazione del fatto che, secondo l’autorità giudiziaria in questione, i social non godrebbero di considerazione e credibilità e, di conseguenza, non possono ledere la reputazione altrui. Se da un lato c’è chi l’insulto lo subisce pubblicamente, c’è anche chi – specialmente nel mondo politico – pur ricevendolo privatamente, lo pubblica volontariamente in modo, da una parte, di denunciare l’aggressione, dall’altra di usarla per migliorare la propria immagine.

Contro i leoni da tastiera

«Il nostro compito come società - ha asserito tempo fa il consigliere federale Alain Berset - è quello di reagire costantemente alla discriminazione con un confronto aperto e, nel caso in cui questa sia contro la legge, anche con mezzi legali». «Il» personaggio per antonomasia, noto anche alle nostre latitudini, che della lotta alle ingiurie e alle offese sessiste ha fatto la sua lotta è però la speaker radiofonica e scrittrice Selvaggia Lucarelli. Oltre a lei, anche il direttore di Open e del TG di La7, Enrico Mentana non manca di replicare ai commentatori disinformati e offensivi che lui stesso ha denominato «webeti». «Webete», è infatti il termine coniato per colui che ignora e non conosce le potenzialità della rete e finisce per utilizzarla in modo grossolano e superficiale, scrivendo online cose stupide o poco interessanti e utilizzando talvolta anche un linguaggio aggressivo.

Come si pone il Corriere del Ticino

Nemmeno la nostra testata è sfuggita ai commentatori incalliti che regolarmente, soprattutto sotto ai post della pagina Facebook, esprimono le proprie opinioni, talvolta in maniera colorita, talvolta decisamente sopra le righe. Qualcuno si sarà anche accorto che i propri messaggi non vengono più visualizzati dagli altri utilizzatori della rete. Questo, cogliamo l’occasione per spiegarlo, è perché tali post sono stati ritenuti offensivi, oppure perché replicavano ad altri post offensivi. Le vittime «preferite», come ha confermato anche la professoressa Lobinger, riguardano spesso articoli contenenti donne (Carola Rackete e Greta Thumberg), migranti (tutto ciò che concerne gli sbarchi) o ancora la comunità LGBT (è stato il caso per esempio per l’annuncio del matrimonio di Tiziano Ferro e del compagno).

Cos’è il counter-speech?

Il metodo citato dalla ricercatrice Katharina Lobinger - il «counter-speech» (il replicare, il controbattere, vedi nell’approfondimento) - è stato dichiarato anche dall’azienda Facebook un metodo utile al fine di contrastare contenuti spiacevoli. Il «counter-speech» è una risposta frequente ai contenuti che incitano all’odio o all’estremismo, affidata agli utenti del web. I post eccessivi si scontrano spesso con il pubblico disaccordo, la derisione e campagne a loro detrimento.

Le associazioni di supporto

Organizzazioni attive soprattutto oltre il San Gottardo sanno fornire supporto specifico a chi non sa come reagire alla denigrazione online. Tra queste troviamo #NetzCourage (www.netzcourage.ch) e Prevenzione Svizzera della Criminalità (www.skppsc.ch).

La coppia web più celebre del momento. © Instagram
La coppia web più celebre del momento. © Instagram
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