Troppe serie britanniche, l’UE vuole rimediare

Il caso

A rischio, secondo un documento di Bruxelles citato dal Guardian, ci sarebbe la «diversità culturale» dell’Europa

Troppe serie britanniche, l’UE vuole rimediare
© Netflix

Troppe serie britanniche, l’UE vuole rimediare

© Netflix

Ci sono troppi contenuti televisivi e cinematografici britannici che circolano in Europa o, meglio, nell’Unione europea? Sì, no, forse. Nel dubbio, sulla scia della Brexit, Bruxelles starebbe per assestare un colpo all’industria dell’intrattenimento made in UK. Industria considerata, da sempre, un’arma di soft power. Attraverso la quale colonizzare il continente e, allargando il campo, gli Stati Uniti. Ne ha dato notizia il Guardian, che cita un documento interno dell’Unione europea.

Certo, le cifre sono importanti. Il Regno Unito è il più grande produttore europeo di film e programmi. Di più, la produzione è sostenuta dalla vendita dei diritti all’estero. Parliamo di 1,4 miliardi di sterline. Proprio per questo, l’UE mette in guardia: così facendo, la diversità culturale dell’Europa è minacciata. Ahia.

La diatriba si inserisce in un contesto già di per sé teso, se non tesissimo. Un rapporto deterioratosi, è evidente, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Bruxelles, a questo giro, punta il dito contro una particolare scelta lessicale: film e programmi britannici, infatti, vengono definiti «opere europee». Le opere europee, direttiva alla mano, devono costituire almeno il 30% dei titoli in catalogo sulle piattaforme streaming come Netflix e Amazon. Paesi come la Francia sono andati persino oltre, fissando una quota del 60% per le opere europee e pretendendo che il 15% del fatturato delle citate piattaforme venga investito in Europa.

Un primo passo

Qui, come si suol dire, casca l’asino. E questo perché, secondo il documento dell’UE citato dal Guardian, l’inclusione dei contenuti britannici nelle «opere europee» ha avuto un effetto indesiderato. Televisioni e piattaforme propongono una quantità sproporzionata di prodotti made in UK. No, così non va avrebbero tuonato a Bruxelles. Non a caso, la Commissione europea è stata incaricata di lanciare uno studio d’impatto sul rischio per la «diversità culturale»: secondo fonti diplomatiche, sarebbe un primo passo verso un’azione per limitare i privilegi concessi al contenuto britannico.

La risposta di Londra

L’azione, appunto, avrebbe ripercussioni tremende sull’industria audiovisiva britannica. Anche perché la vendita dei diritti internazionali, anzi la prevendita, è la base attraverso cui vengono finanziate le produzioni. Anche qui, le cifre sono importanti: la vendita ai canali europei e alle piattaforme streaming ha fruttato all’industria britannica 490 milioni di sterline nella stagione 2019-20. All’indomani della Brexit, leggiamo, questa presenza massiccia in Europa va rivalutata. C’è, insomma, un problema di proporzioni: prodotti britannici, come detto, godono di ampi spazi sulle piattaforme streaming e sono costantemente fra i più promossi dai vari Netflix e Amazon. Sono, dicevamo, considerati «opere europee» in base alla Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera del Consiglio d’Europa, di cui il Regno Unito fa ancora parte.

Fonti dell’industria, citate dal Guardian, non si dicono sorprese: l’azione dell’Unione europea era nell’aria, in fondo. Una questione di «quando» e non di «se», ecco. L’iniziativa verosimilmente diventerà realtà non appena la Francia assumerà la presidenza di turno dell’Unione, a gennaio, con l’appoggio di Spagna, Grecia, Italia e Austria fra gli altri. Fra tre anni è prevista una revisione della direttiva UE sui servizi audiovisivi: l’ideale per apportare cambiamenti, fra virgolette, anti Gran Bretagna. Da Londra, però, un portavoce del governo ha già fatto sapere che il Regno Unito è parte della Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera del Consiglio d’Europa e quindi niente cambierà. Agli occhi dei britannici, per farla breve, The Crown o Downtown Abbey sono in tutto e per tutto opere europee.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1
  • 1