Un Festival nuovo e importante ma quasi invisibile in città

Locarno

Con il presidente Marco Solari e il direttore operativo Raphaël Brunschwig parliamo della 73. edizione della rassegna, al via il 5 agosto

 Un Festival nuovo e importante ma quasi invisibile in città
Pochi i segnali che indicano la presenza del Film Festival in città. © CDT/CHIARA ZOCCHETTI

Un Festival nuovo e importante ma quasi invisibile in città

Pochi i segnali che indicano la presenza del Film Festival in città. © CDT/CHIARA ZOCCHETTI

 Un Festival nuovo e importante ma quasi invisibile in città

Un Festival nuovo e importante ma quasi invisibile in città

È una Locarno a dir poco inconsueta quella che si scopre in questa torrida fine del mese di luglio. I turisti ci sono, forse anche più numerosi del solito, ma il grande assente dalle vie del centro è il Film Festival, la cui 73. edizione si aprirà il prossimo 5 agosto. Niente megaschermo a chiudere la bella prospettiva di Piazza Grande, niente ultimi frenetici ritocchi alle tante strutture effimere che sono parte integrante della manifestazione, niente striscioni né manifesti che annunciano il programma, niente prime code alle casse per accaparrarsi i biglietti per le proiezioni serali. Unici tenui segnali di quello che è solitamente il maggior evento culturale dell’estate a livello nazionale: gli ombrelloni pardati sulle terrazze di alcuni bar, sotto i portici una bancarella che vende gadget dai predominanti colori giallo e nero e un grande poster affisso da uno sponsor che fa immaginare, a chi non l’avesse mai vissuta di persona, la magica atmosfera di Piazza Grande. Eppure, il Festival c’è. Non ha issato bandiera bianca ma è stato costretto, alla luce delle restrizioni per le manifestazioni pubbliche tuttora in auge in seguito alla pandemia da coronavirus, a scegliere una formula «ibrida» con tante proposte sul web ma comunque anche un centinaio di proiezioni scaglionate tra il 5 e il 15 agosto nelle tre sale che apriranno i battenti per l’occasione: PalaCinema, GranRex e PalaVideo (vedi il programma completo sul numero odierno di «Extra»).

Tutto più semplice? Proprio no

A prima vista, quindi, l’edizione 2020 potrebbe sembrare più semplice da organizzare rispetto a una «tradizionale». Un’affermazione che Raphaël Brunschwig (direttore operativo del Film Festival) non condivide affatto. «Al contrario, - ci dice - abbiamo dovuto lavorare per molti mesi in regime di totale incertezza, progettando diversi scenari, e ogni scenario è un festival con le sue complessità, i suoi rischi, il suo budget. Da aprile la questione si è chiarita e abbiamo avuto un mese e mezzo per trovare il miglior modo per far vivere in questo contesto ognuna delle anime del Festival».

Preoccupazione che è al centro anche della riflessione del presidente del Festival, Marco Solari: «Sentivamo molto forte la responsabilità di non deludere né la vasta comunità cinefila internazionale, tenendo conto che siamo conosciuti come una manifestazione agile, particolarmente sorprendente e tra gli 8-10 festival più noti nel mondo. In secondo luogo non potevamo deludere tutti gli spettatori ticinesi, svizzeri tedeschi, romandi ma anche italiani, francesi, germanici e altri che costituiscono il popolo fedele di Locarno. E infine si trattava di non deludere neppure Governo e Gran Consiglio ticinesi che ci hanno fatto fiducia all’unanimità con un rinnovo quinquennale e un aumento consistente del credito che ci è destinato».

In 40 e non in 900

Numeri ridotti in tutti i campi quest’anno: basti pensare che invece delle 900 persone mobilitate negli 11 giorni della manifestazione, i collaboratori fissi sono una ventina, ai quali se ne aggiunge un’altra ventina per un periodo di tempo limitato. Diverse anche le figure maggiormente impegnate, ci spiega Brunschwig: «In primo piano ci sono tutte le competenze legate al digitale come i webmaster, ma anche la comunicazione che è molto più sollecitata del solito. Per chi lavora, il lavoro è di più e soprattutto è tutto nuovo. Il festival così come lo facevamo fino allo scorso anno era molto impegnativo ma basato su processi che si sono consolidati e migliorati nel corso del tempo. Quest’anno si è dovuto invece ricreare tutto da zero e quindi la difficoltà e l’impegno sono maggiori».

Le opportunità della crisi

Da una situazione di crisi è nato quindi un festival «nuovo» che non potrà certo, si spera, essere riproposto tale e quale in futuro ma che ha dato avvio a un’accelerazione riguardo a un processo di digitalizzazione che era già in corso ma con scadenze più lunghe e che era alla base anche della già citata richiesta di aumento di credito al Cantone. «Ovviamente, - precisa Brunschwig - al centro di tutto ci sarà sempre un festival di 11 giorni di durata il più forte possibile e attorno a questo una piattaforma in grado di produrre e distribuire contenuti legati alla nostra identità durante tutto l’anno, sull’esempio di ciò che abbiamo fatto a inizio 2020 con le Locarno Shorts Weeks». Si aprirebbero quindi prospettive interessanti legate alla valorizzazione dell’archivio, alla formazione o alla mediazione culturale ma la posta in gioco, per il direttore operativo, potrebbe essere anche più alta: «Per pensare di poter sopravvivere in qualsiasi scenario futuro, l’estensione di questo modello non poteva non avvenire ma il coronavirus ha mandato all’aria la nostra road map e ci ha costretti a pensare già al festival ibrido del futuro, non solo all’edizione 2020». Perfettamente in sintonia con questo ragionamento anche Marco Solari: «Il compito dei responsabili del Festival - afferma - è pensare a cosa accadrà tra cinque, se non dieci, anni. E quindi oggi già pensare al 2025 ed è chiaro che la formula tradizionale basata sulla convivialità, la discussione, la fisicità, l’approfondimento deve rimanere ma va completata, non basta più. Questa nuova fase si inserisce quindi in quella serie di cambiamenti che abbiamo implementato negli ultimi 20 anni, dopo aver preso in mano un festival che per mezzo secolo fondamentalmente era rimasto uguale a se stesso».

Misure di sicurezza rispettate

Cento proiezioni in sala non sono comunque poche, in più se si considerano le misure di sicurezza da rispettare. «Alla base, - rassicura Raphaël Brunschwig - seguiremo le misure emanate da ProCinema per le sale svizzere che stiamo però lievemente inasprendo per tutelarci maggiormente, mentre siamo in contatto anche con l’Ufficio del medico cantonale per regolare alcune questioni di dettaglio». Misure che porteranno a una riduzione di poco meno della metà dei post: saranno circa 250 al GranRex e al PalaCinema e 190 al PalaVideo.

Un Festival nuovo e importante ma quasi invisibile in città

Il rimpianto dei politici e una new entry

In particolare per Marco Solari, il Locarno Film Festival è anche un importante punto d’incontro per il mondo politico svizzero ma non solo. Quali reazioni sono venute quest’anno da questo ambiente? «C’è un grande rimpianto - afferma il presidente - da parte di tutto questo mondo alla cui presenza ci si era in fondo abituati. D’altronde c’è una totale approvazione per le scelte fatte per questo anno-passerella, accompagnata dalla speranza che tutto ciò possa rinascere nel 2021 ancora più forte e concreto di prima». Come hanno reagito a questa formula inedita i vostri partner abituali? «Tutti i nostri partner, Confederazione compresa, guardavano con molta attenzione, per certi versi sorprendente, alla reazione di Governo e Gran Consiglio ticinesi alla nostra richiesta di aumento di credito. Visto come sono andate le cose, tutti hanno confermato una presenza ammirevole. Con la maggior parte di loro abbiamo elaborato dei progetti specifici che hanno contribuito a rinsaldare i legami in questi tempi difficili e a diminuire così il deficit che altrimenti avremmo avuto. A questo punto non si può che sperare che l’edizione 2021 ricordi lo splendore degli scorsi anni e che questa pandemia abbia perso questo potere paralizzante sull’intera nostra società». Tra i riconoscimenti del Festival 2020 c’è anche un Premio Campari: una new entry? «Sì, è una novità emblematica per la forza del Festival, perché Campari è un marchio importante, che sceglie accuratamente i suoi partner».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1

    Morto il regista Alan Parker

    cinema

    Lo ha annunciato il British Film Institute, che ha parlato di una «lunga malattia» - Ha diretto film come «Fuga di mezzanotte» e «Mississippi Burning» e i musical «Saranno famosi» ed «Evita»

  • 2

    Un Pardo futuristico

    Cinema

    Dal 5 al 15 agosto si rinnova l’appuntamento con il Locarno Film Festival che presenta un cartellone rivisto ma sempre ricco, tra prime visioni e titoli d’autore da vedere anche online - Su ExtraSette, oggi in allegato al Corriere, il programma delle proiezioni

  • 3
  • 4

    Franca Valeri, cent’anni da Signorina Snob

    Spettacoli

    Taglia quest’oggi il prestigioso traguardo l’incontrastata primadonna del teatro italiano – La raffinatezza del suo umorismo e della sua satira e interpretazioni entrate nella leggenda, hanno saputo sedurre sia gli intellettuali che il pubblico più popolare

  • 5
  • 1
  • 1