Un immenso cimitero chiamato Mediterraneo

Testimonianza

Nel libro di Cristina Cattaneo, medico legale dell’Università di Milano

Un immenso cimitero chiamato Mediterraneo
La dottoressa Cristina Cattaneo.

Un immenso cimitero chiamato Mediterraneo

La dottoressa Cristina Cattaneo.

Persone partite senza documenti, senza aver potuto dire ai familiari dove sarebbero finite, muoiono in mare. I familiari non sanno nulla di preciso, anche se da radio e giornali vengono a sapere del disastro. Nella maggioranza dei casi la conferma che il loro familiare non ha superato il viaggio è il suo silenzio. E allora comincia la ricerca, tanto più penosa in quanto, spesso, avviene in paesi di cui non sanno nulla. Questi disastri scuotono le co-scienze, ma l'ecatombe sembra non aver fine. Nel 2017 gli annegati sono stati 2800, nel 2018, secondo l'Ufficio dell'ONU per i fuggiaschi, il triplo. Oggi gli affogati sono, in media, 6 al giorno. L'Italia s'è addossata il recupero e il riconoscimento di circa la metà dei morti. I corpi sono stati recuperati, sottoposti ad analisi scientifiche, e sepolti. «È stato uno squarcio di umanità» di persone da ogni parte d'Italia, scrive il medico legale dell'Università di Milano Cristina Cattaneo, che per anni ha coordinato quel lavoro. Dal suo libro-testimonianza si conosce un aspetto trascurato di quelle tragedie che le rendono ancora più disumane. Gli annegati, in maggioranza giovani, e spesso bambini, sono «senza volto», cioè senza identità. Spesso, per il tempo trascorso in acqua, i loro connotati sono indecifrabili. A volte non resta da utilizzare che il DNA preso da un frammento osseo, da confrontare con quello dei familiari, se mai verranno. Talora aiutano nei, voglie, tatuaggi e frammenti del corpo che, per la loro singolarità (ad esempio, denti storti), consentono ai parenti di riconoscerli. A volte orologi, cinture, orecchini, zaini, anelli sono decisivi. Se i naufraghi sono stati recuperati in tempo, se ne fotografa il volto. In loro, spesso, l'autopsia ri-vela i segni delle torture cui sono stati sottoposti nei campi di raccolta in Libia, descritti come infernali dagli ispettori dell'ONU.

Un immenso cimitero chiamato Mediterraneo

La Cattaneo e i suoi collaboratori hanno cercato e cercano di lenire lo strazio. L'estrema offesa del destino, fece capire un anziano eritreo che non sapeva più nulla del figlio ventenne, sarebbe la man-canza di una tomba su cui piangere. Una donna eritrea cercava il nipote appena laureato scomparso dopo un naufragio. Scoppiò in un pianto silenzioso quando lo riconobbe in una fotografia del volto. Le sofferenze di cui nulla trapela, è la parte più coinvolgente del libro. La Cattaneo riferisce anche degli esami su chi so-pravvive, visitato per stabilire l'età (in chi non la sa), e valutare le ferite da violenze subite durante il trasferimento. Anche qui con storie da rabbrividire. Ennesima conferma dell’infinita crudeltà di cui l'uomo è capace.

Cristina Cattaneo Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediteraneo. CORTINA, pagg. 198, € 14.

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