«Un sogno nato oltre 30 anni fa che ora è realtà»

LOCARNO74

Stefan Jäger, regista di «Monte Verità», ha scoperto il magico scenario del suo film nel 1989 partecipando a Cinema e Gioventù

«Un sogno nato oltre 30 anni fa che ora è realtà»
© KEYSTONE/Urs Flueeler

«Un sogno nato oltre 30 anni fa che ora è realtà»

© KEYSTONE/Urs Flueeler

«Sono venuto per la prima volta al Festival di Locarno nel 1989, come partecipante a Cinema e Gioventù, e in quell’occasione sono stato per la prima volta al Monte Verità. Sono stato toccato molto profondamente dalla natura di questo luogo magico. All’epoca non ho capito granché della sua storia e delle tante persone importanti che vi hanno soggiornato. L’ho quindi messo da parte ma mi è rimasto nel cuore e ci sono tornato ogni volta che potevo. All’inizio degli anni Duemila ho iniziato ad approfondire le mie conoscenze, ho capito che c’erano tante storie che si incrociavano in questo luogo, forse troppe, sull’arco di 40 anni. In quel momento però non ho trovato lo spunto giusto per dare il via al progetto». Così il regista e produttore svizzero Stefan Jäger racconta i suoi primi approcci alla collina dove ora, finalmente, è riuscito a realizzare il lungometraggio Monte Verità (coproduzione elvetica, tedesca e austriaca con la partecipazione di SSR e RSI) presentata sabato sera in prima mondiale nell’ambito del programma di Piazza Grande.

Cosa ha fatto quindi ripartire il progetto a quasi vent’anni di distanza da questo primo tentativo? «Ho sempre continuato a dire a tutto che avrei voluto girare un film sul Monte Verità e da un amico sono venuto a sapere che una scrittrice (Kornelija Naraks: n.d.r.) aveva scritto una sceneggiatura sulla storia del Monte Verità, l’ho letta, ci siamo incontrati e le ho subito detto: “Possiamo lavorare insieme se sei d’accordo, ma bisogna riscrivere tutto da capo”. Abbiamo così sviluppato la nuova sceneggiatura sull’arco di 5 anni». Al centro della storia c’è un personaggio femminile inventato ma molto realistico: è stata questa l’idea-chiave che ha fatto partire il film? «La figura di Hanna era già presente nella prima stesura della sceneggiatura ma il personaggio ha preso una nuova forma nel momento in cui abbiamo scoperto che non si sapeva chi avesse scattato le fotografie che documentano l’attività del sanatorio. Abbiamo pensato che avrebbe potuto essere una donna e da lì ha preso forma il personaggio». Una donna d’inizio Novecento, sottomessa all’autorità del marito e ai doveri materni, che cerca la propria identità e la propria libertà in un nuovo contesto di vita. C’è qualcosa in tutto ciò anche della situazione delle donne di oggi? «Sì, il collegamento con le lotte per la parità dei diritti che conducono le donne oggi è sempre stato molto importante per noi. Abbiamo ragionato pensando che una storia del genere sarebbe potuta succedere anche oggi: la situazione è completamente diversa rispetto a 120 anni fa ma le emozioni sono rimaste le stesse. E del resto oggi sarebbe bello poter ricreare un luogo simile al Monte Verità per riflettere sul nostro futuro, sulla possibilità di vivere non contro la natura ma in armonia con essa. Se pensiamo a quello che è stato fatto al Monte Verità all’inizio del Novecento, ci rendiamo conto che tutto era già molto moderno».

Una volta che la storia c’era, si è trattato di girare il film: come è andata? «Ci sono voluti tre anni di preparazione, ci sarò andato mille volte, per fare passeggiate, trovare i luoghi. La nostra fortuna è stato scoprire questo bellissimo prato ad Aurigeno dove abbiamo ricostruito l’edificio principale di cui oggi rimangono solo le scale. È stato un grande lavoro di scenografia. Ma devo dire che tutto si è svolto nel migliore dei modi grazie anche all’ottima collaborazione della Ticino Film Commission. Lo spirito del Monte Verità ci ha sostenuti durante tutte le riprese e tutto il cast del film si è affezionato molto a questo luogo magico e continuano a tornarci quando possono. Anche adesso per il Festival sono lì già da una settimana».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1
  • 2

    Il confine opaco della Bührle

    arte

    Inaugurata tra le polemiche la nuova ala del Kunsthaus di Zurigo - Nelle sale trovano posto anche i capolavori della controversa collezione - Bezzola: «La provenienza delle opere comprate dal mecenate è stata chiarita: è tutto legale» - Magnaguagno: «Serve un’inchiesta indipendente»

  • 3
  • 4
  • 5

    Agitato, non mescolato e corretto

    Il caso

    Il regista dell’ultimo episodio della storica saga spy ha affermato che il protagonista dei primi episodi era sostanzialmente uno stupratore - Ne discutiamo con Gloria Dagnino, docente all’Istituto media e giornalismo dell’USI, partendo da queste dichiarazioni e analizzando i cambiamenti etici lungo l’evoluzione della cinematografia

  • 1
  • 1