Un viaggio nel tempo con l’Etnorama

AgendaSette

I Musei etnografici ticinesi hanno messo a punto una speciale installazione itinerante che permette di immergersi nel loro universo in continua evoluzione – Prima tappa a Bellinzona

Un viaggio nel tempo con l’Etnorama
Bellinzona - L’installazione, inaugurata il 14 aprile, presenta in modo inaspettato e innovativo l’attività delle 11 sedi espositive ticinesi. © CdT/Chiara Zocchetti

Un viaggio nel tempo con l’Etnorama

Bellinzona - L’installazione, inaugurata il 14 aprile, presenta in modo inaspettato e innovativo l’attività delle 11 sedi espositive ticinesi. © CdT/Chiara Zocchetti

Un viaggio nel tempo con l’Etnorama
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Centro di dialettologia e di etnografia e con L’ideatorio dell’USI. © Amet

Un viaggio nel tempo con l’Etnorama

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Centro di dialettologia e di etnografia e con L’ideatorio dell’USI. © Amet

Una misteriosa e altrettanto curiosa «navicella» è atterrata nei giorni scorsi nel parco che unisce l’Istituto cantonale di economia e commercio alla Biblioteca cantonale di Bellinzona. Su un lato si legge a caratteri cubitali la scritta «Capsula del tempo», seguita dall’invito ad entrare. È così che, come per magia, si viene catapultati in una dimensione in cui testimonianze del passato e del presente permettono di ripercorrere la storia.
Un viaggio nello spazio e nel tempo proposto dalla rete dei Musei etnografici del Ticino: la «navicella» in questione, infatti, è un’installazione itinerante con cui viene presentata in modo inaspettato e innovativo l’attività delle undici sedi espositive situate nelle regioni periferiche del cantone. L’Etnorama - questo il suo nome - è insomma una sorta di «ambasciatore dei musei», il cui compito è sensibilizzare il pubblico verso questi enti espositivi e sul loro ruolo nella società odierna, come ci spiega il capo progetto Lorenzo Sonognini, al quale abbiamo chiesto di illustrarci il concetto alla base di questa speciale installazione.

Un viaggio nel tempo con l’Etnorama

Un allestimento innovativo
In particolare, l’iniziativa ha lo scopo di «promuovere, rilanciandola, l’immagine dei musei etnografici ticinesi – evidenzia Sonognini – veicolando il messaggio che i musei non sono, se lo sono mai stati, spazi polverosi e noiosi, ma luoghi sociali, di aggregazione, di scambio e mediazione», che raccontano la storia e la vita di un tempo, ma anche quella odierna e si interrogano sul futuro con allestimenti sempre più innovativi, interattivi e sorprendenti.

Come funziona?
A una rapida occhiata l’Etnorama appare come una «scatola» rialzata da terra. Un box «più grande all’interno che all’esterno», rivela sorridendo il capo progetto. «Può sorprendere ma è effettivamente così: l’installazione è lunga 4,5 metri, larga 2,5 e alta 3 e vi si accede dalla parte inferiore, attraverso quattro fori: una volta dentro ci si ritrova completamente in un’altra dimensione, in uno spazio che si estende all’infinito e dove ha luogo un “viaggio” dal passato al futuro».

© Uno scorcio di come appare all’interno l’Etnorama. © CdT/Chiara Zocchetti
© Uno scorcio di come appare all’interno l’Etnorama. © CdT/Chiara Zocchetti

D’altronde «quando un oggetto viene affidato a un ente espositivo – spiega – è come se entrasse in una capsula del tempo, a disposizione delle generazioni future: viene salvaguardato, valorizzato, esposto e raccontato al pubblico». Un compito che viene svolto con gli oggetti del passato, ma anche di oggi: «Nella collezione dello Stato, ad esempio, c’è un computer Macintosh Classic, che risale agli anni ’80 e nell’Etnorama, addirittura, arriviamo a uno smartphone del 2021. Questo per dire che quelli che oggi sono oggetti d’uso comune, fra 20-40 anni diventeranno testimonianze materiali di un periodo storico e una società di qualche decennio prima, ovvero il passato del domani». Da qui la metafora di museo come capsula del tempo «che mette in connessione il passato (la collezione) con il presente (il pubblico) e ne tramanda la conoscenza alle generazioni future.

Oggetti che raccontano la storia

Grazie a uno speciale meccanismo gli oggetti custoditi all’interno dell’installazione prendono vita... © CdT/Chiara Zocchetti
Grazie a uno speciale meccanismo gli oggetti custoditi all’interno dell’installazione prendono vita... © CdT/Chiara Zocchetti

Quando si accede all’Etnorama ci si ritrova di fronte una serie di scatole che inizialmente non dicono alcunché. Ma poi ecco la «magia», come la definisce Sonognini: «Nel momento in cui tutto è buio appaiono gli oggetti in esse contenuti che iniziano a “galleggiare” in questa dimensione sconfinata, resa possibile grazie a una speciale illuminazione che si riflette in un meccanismo denominato “infinity mirror” (un gioco di specchi, ndr)». È così che, da un momento all’altro, ci si ritrova nel XVI secolo: tra la decina di oggetti presentati il più antico risale infatti al 1592 e il più moderno, come detto, al 2021.
«È un’esperienza diversa dalla classica visita in un museo, dove le esposizioni servono proprio per raccontare una storia», evidenzia il capo progetto. «Qui sono gli oggetti stessi che prendono vita e l’installazione diventa un’esposizione: è il museo che ragiona su sé stesso, che sorprende e rende attenti che questi manufatti e oggetti non sono cose polverose, noiose, ma sono vive e ci raccontano una storia, che è la nostra storia».

Un momento dell’inaugurazione con, da sinistra, Fabio Meliciani (Ideatorio USI), Paolo Ostinelli (direttore Centro di dialettologia e di etnografia), Roland Hochstrasser (presidente Associazione dei musei etnografici ticinesi), Lorenzo Sonognini (capo progetto Etnorama). © Amet
Un momento dell’inaugurazione con, da sinistra, Fabio Meliciani (Ideatorio USI), Paolo Ostinelli (direttore Centro di dialettologia e di etnografia), Roland Hochstrasser (presidente Associazione dei musei etnografici ticinesi), Lorenzo Sonognini (capo progetto Etnorama). © Amet

L’idea dell’installazione, ricorda Sonognini, è nata nel 2017 in concomitanza con la riattivazione dell’Associazione dei musei etnografici ticinesi (Amet) ed è stata sviluppata in collaborazione con il Centro di dialettologia e di etnografia e L’ideatorio dell’USI, riciclando la struttura Il bosco in una stanza realizzata a suo tempo dal Progetto di Parco nazionale del Locarnese. Lo scopo, come detto, è «incuriosire, sensibilizzare, rendere attente le persone che ci sono tanti musei etnografici in Ticino che, come tutti gli altri enti espositivi del mondo, stanno portando avanti un lavoro di rinnovamento, dell’istituzione museale in quanto tale e di come si pone verso il pubblico».

Il programma
L’Etnorama, dicevamo, ricopre il ruolo di ambasciatore dei Musei etnografici, che «escono» dalle proprie mura per incontrare il pubblico direttamente nei centri cittadini, nei parchi, nelle stazioni, nelle piazze invitandolo a (ri)scoprire i «tesori» da loro custoditi. L’installazione avrebbe dovuto essere presentata all’inizio di aprile 2020, ma l’emergenza sanitaria ha costretto i promotori a rivedere i loro piani.

© CdT/Chiara Zocchetti
© CdT/Chiara Zocchetti

«Per qualche frazione di secondo – rivela Sonognini – avevamo pensato di posticipare l’inaugurazione in autunno e in teoria sarebbe stato possibile, ma non avrebbe avuto molto senso dato che quasi tutti i musei della rete etnografica chiudono a fine ottobre. Insomma, abbiamo perso un anno, ma d’altro canto abbiamo avuto più tempo per affinare il progetto».
L’Etnorama, accessibile nel rispetto delle direttive anti-COVID, rimarrà a Bellinzona per circa un mese, per poi spostarsi altrove. L’intenzione, infatti, è di presentarlo in tutto il Ticino, per poi portarlo oltre San Gottardo e infine in Italia, emergenza sanitaria permettendo. Le organizzazioni interessate ad ospitare la struttura possono annunciarsi tramite il sito www.rete-etnografica.ch.

Scoprite di più sull’Etnorama e sull’Associazione dei musei etnografici ticinesi sfogliando l’edizione n. 15 della rivista AgendaSette, in allegato venerdì 16 aprile al Corriere del Ticino e sempre a portata di mano con l’app CdT Digital.

©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1
  • 1