Vittime di un medioevo contemporaneo

Film Festival Diritti Umani

La persecuzione della comunità LGBTQ in Russia nel documentario in programma stasera al Cinestar

 Vittime di un medioevo contemporaneo
«Welcome to Chechnya».

Vittime di un medioevo contemporaneo

«Welcome to Chechnya».

 Vittime di un medioevo contemporaneo

Vittime di un medioevo contemporaneo

Prima serata caratterizzata da un tema alquanto tosto quella di mercoledì 14 ottobre al 7. Film Festival Diritti Umani di Lugano. Sugli schermi del Cinestar (chiuso da questa settimana dal lunedì al giovedì e quindi senza il pericolo di sbagliarsi di sala) le proiezioni inizieranno alle 17.45 con il lungometraggio Im Feuer di Daphne Charizani, di cui è protagonista Rojda, giovane soldatessa tedesca di origine curdo-irachena alla ricerca delle proprie radici familiari. Alle 20.30 spazio al film d’apertura: Welcome to Chechnya di David France (USA 2020) premiato nei mesi scorsi al Sundance Festival e alla Berlinale. Grazie a una non certo semplice inchiesta, il regista denuncia una delle tante infrazioni ai diritti umani fondamentali che caratterizzano la Russia di oggi: la persecuzione, violenta, e tollerata dalle autorità, della comunità LGBTQ. Un vero e proprio flagello che ha il suo epicentro in Cecenia, provincia martoriata da decenni di guerra civile dove, sotto il pugno di ferro imposto da Ramzan Kadyrov, uomo fortemente sostenuto da Putin, si susseguono rapimenti, torture e assassinii soprattutto di uomini omosessuali. In questa situazione di assoluta impunità, il lavoro degli attivisti che cercano di salvare chi chiede aiuto tramite una hotline sicura- è oltremodo difficile. Le persone vengono subito trasferite a Mosca e nascoste in appartamenti-rifugio, sempre sotto la minaccia di essere scoperti ed evacuati dalle forze dell’ordine, dai quali non possono uscire a volte per mesi, finché un Paese straniero (il più accogliente negli ultimi anni è stato il Canada) non concede loro un visto umanitario. Il film alterna sequenze concitate, durante le quali si seguono gli spostamenti dei protagonisti, a momenti più calmi in cui prevale l’angoscia ed emerge l’incredibile lavoro degli attivisti, costretti ad agire in totale clandestinità e mettendo continuamente a repentaglio anche la loro libertà personale.

Welcome to Chechnya è un documento di agghiacciante attualità che sembra giungere fino a noi da una sorta di medioevo contemporaneo: una realtà monolitica che non tollera nessun tipo di distanziamento da una sottocultura maschilista basata sulla violenza e sull’intolleranza nei confronti di chiunque cerchi di percorrere strade diverse. Non per nulla a soffrire maggiormente di questa situazione sono le giovani donne, costrette a fuggire per non rischiare di essere eliminate fisicamente dai loro stessi padri, succubi dell’ideologia dominante.

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