Vivere l’arte da protagonisti con TaM

Iniziative

Andare in uno spazio espositivo e viverlo come luogo d’incontro e di scambio sociale: è ciò che invita a fare il progetto GaM-Generazioni al Museo, ora anche in versione «Tandem»

Vivere l’arte da protagonisti con TaM
Il progetto è rivolto a tutti e la visita può essere effettuata in diverse modalità: con o senza guida. © Archivio GaM-Generazioni al Museo

Vivere l’arte da protagonisti con TaM

Il progetto è rivolto a tutti e la visita può essere effettuata in diverse modalità: con o senza guida. © Archivio GaM-Generazioni al Museo

Quando è stata l’ultima volta che siete andati in un museo e che ricordi avete di quell’esperienza? Sicuramente, così si spera, vi sarà stato almeno un dipinto, una scultura o un manufatto che ha catturato la vostra attenzione. Per i colori, le forme, lo stile oppure per quello che evocava, per la sua origine, il suo percorso. A proposito, avete mai provato, osservando un’opera, a lasciar correre l’immaginazione e a ricostruirne la storia? Non quella vera, ma un vostro personale racconto, basato sulle impressioni del momento, magari intrecciate a quelle di coloro che vi accompagnano nella visita?
È quanto invita a fare GaM - Generazioni al Museo, progetto lanciato nel 2013 in tutta la Svizzera dal Percento culturale Migros, oggi gestito in collaborazione con l’associazione Kuverum Services e sfociato la scorsa primavera in TaM (Tandem al Museo). «Lo scopo è promuovere l’incontro e lo scambio culturale e sociale fra le persone all’interno di uno spazio espositivo, sia esso d’arte o scientifico, poco importa», spiega Veronica Carmine, coordinatrice di GaM per la Svizzera italiana nonché curatrice del Museo di Val Verzasca, già membro del comitato di Mediamus (l’associazione nazionale delle persone e delle istituzioni che si occupano della mediazione culturale nei musei e in ambiti a essi legati).
Inizialmente pensato per coinvolgere gruppi di persone di ogni età, «il progetto con l’insorgere dell’emergenza coronavirus è stato adattato alla situazione proponendo dei tandem, appunto: visite per sole due persone, in cui l’aspetto generazionale è importante sì, ma la priorità diventa quella di andare e incontrarsi al museo». In particolare, l’auspicio è che «le persone “fragili” che con il lockdown hanno rinunciato a visitare luoghi pubblici culturali tornino a vivere il museo in modo più “intimo”, a due invece che in gruppo, nel rispetto delle norme sanitarie in vigore».

© Archivio GaM-Generazioni al Museo
© Archivio GaM-Generazioni al Museo

Ma come funziona TaM? Una persona ne invita un’altra di sua scelta al museo e insieme scelgono un’opera o un oggetto da commentare, lasciando correre l’immaginazione fino a inventare una storia da condividere con altri visitatori. L’iniziativa prevede infatti che ogni esperienza venga raccontata sul portale www.mi-s.ch del Musée Imaginaire Suisse, che funge da «libro degli ospiti». «GaM e TaM – precisa Carmine – sono per tutti: si può invitare al museo un amico, un parente oppure un collega, il vicino di casa, un conoscente». E non è necessario prenotare una visita con una guida. «La visita in stile TaM, infatti, può avere luogo in diverse modalità: ci si può rivolgere al museo chiedendo l’accompagnamento di un mediatore culturale, il quale arricchirà l’esperienza con nozioni e curiosità sull’opera prescelta; ma ci si può organizzare anche autonomamente, visto e considerato che l’idea alla base di questa iniziativa è promuovere l’incontro, lo scambio, la creatività». In ogni caso ricopre un ruolo importante la figura dei «TaMTiMer», ovvero «persone della società civile che in qualità di volontari si impegnano a far vivere ad altre persone questa particolare esperienza al museo. La loro missione è portare la cultura nella quotidianità e sfatare l’immagine che gli spazi espositivi siano dei luoghi elitari». Ecco, dunque, che la visita in un museo viene concepita come «un ritaglio dalla routine di tutti i giorni, un toccasana». «Non si tratta solo di osservare i dipinti passivamente oppure farsi illustrare gli aspetti tecnici di un’opera (che si rischia di dimenticare una volta usciti) – spiega Carmine – ma si è visitatori attivi, si è protagonisti al museo, che, tengo a sottolineare, è un luogo veramente sicuro. Un luogo dove è possibile attraversare obliquamente i tempi storici, le correnti artistiche, scoprire nuove cose, farsi sorprendere, per poi tornare alla quotidianità rinvigoriti. Sì, GaM e TaM, attraverso i musei, offrono un ritaglio di vitalità».

© Archivio GaM-Generazioni al Museo
© Archivio GaM-Generazioni al Museo

Incontri nella Svizzera italiana
Il Museo delle culture, il Museo cantonale di storia naturale, il Walserhaus e il Museo di Val Verzasca sono solo alcuni degli spazi espositivi in cui, durante la scorsa primavera-estate, si è svolta almeno una visita in stile TaM. I risultati della fase pilota del progetto (inizialmente soprannominato GaM-Tandem) sono stati recentemente presentati nell’ambito di Impuls#8, evento annuale volto a fare rete tra i vari musei svizzeri, le persone che li frequentano e gli addetti ai lavori. L’iniziativa, dunque, entra ora nel vivo: «Nel corso del mese di gennaio proporremo sulla piattaforma Zoom degli incontri d’informazione al pubblico», annuncia la coordinatrice. Incontri, come detto, aperti a tutte le persone interessate o anche solo curiose di scoprire di più sul progetto e capire come funziona. «L’intento è creare una “comunità” di persone che desiderano vivere l’accesso ai musei in modo un po’ diverso dal consueto». Durante gli incontri (il calendario sarà pubblicato prossimamente sul portale online www.gim-gam.ch) si avrà anche modo di discutere di questioni d’attualità legate alla cultura.

© Archivio GaM-Generazioni al Museo
© Archivio GaM-Generazioni al Museo

Uno sguardo al museo che cambia
GaM e TaM sono solo alcune delle molteplici iniziative che rilanciano l’esperienza di una visita al museo. Nella Svizzera italiana, così come già accaduto oltr’Alpe, si stanno infatti aprendo nuove vie nella mediazione culturale. «Al Museo della comunicazione di Berna, ad esempio, è stata introdotta la figura del comunicatore, che non è una guida ma offre molteplici e differenti stimoli ai visitatori per un’esperienza più coinvolgente», rileva Carmine. «In Svizzera interna – spiega – si sta puntando molto sull’esperienza, testando nuove strategie di coinvolgimento del pubblico, sia giovane che adulto. D’altronde la nuova museografia vede lo spazio espositivo come luogo sociale, democratico, una piazza di riflessione e non a caso in Svizzera tedesca per dire “museo” si usa il termine “das Haus”, la casa».

Scoprite di più su questi progetti e il Musée Imaginaire Suisse leggendo la versione integrale dell’articolo su sull’edizione n. 47 della rivista ExtraSette, in allegato al Corriere del Ticino di venerdì 20 novembre e disponibile sull’APP CdT Digital.

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