WopArt guarda già avanti

Bilancio e prospettive

Successo di pubblico e di vendite per la fiera luganese dedicata alle opere su carta - Gli organizzatori pensano quindi al futuro: «Siamo convinti che questo evento sia un’opportunità per tutta la città»

WopArt guarda già avanti
© CdT/Chiara Zocchetti

WopArt guarda già avanti

© CdT/Chiara Zocchetti

«Vede tutti quei bollini rossi vicino alle opere? Vuol dire che sono state vendute. Anche questo è un segnale indicativo del successo di questa edizione di WopArt». È raggiante Paolo Manazza, fondatore della fiera luganese dedicata alle opere su carta. Manifestazione che nei tre giorni di apertura ha visto quasi diecimila persone entrare al Centro Esposizioni di Lugano. «A essere sinceri, non ci aspettavamo un simile afflusso di persone in quella che, per i noti motivi legati alla pandemia, è stata una versione sperimentale, nella quale abbiamo voluto dare spazio alle ricerche e ai nuovi modi di fruire dell’arte, con grande attenzione all’aspetto territoriale».

Agli stand di artisti e gallerie locali, si sono infatti alternati quelli di alcune strutture più istituzionali, come la Fondazione Hermann Hesse di Montagnola, che ha presentato alcuni acquerelli inediti del grande scrittore, il Musec di Lugano con la sua collezione di fotografie giapponesi e il Centro internazionale di Scultura di Peccia. «In effetti, questa commistione tra pubblico e privato si è rivelata vincente – commenta soddisfatto il direttore artistico Robert Phillips –. Penso che abbia aperto strade che prima non erano scontate né ovvie, ma che invece si sono rivelate molto funzionali, creando sinergie e avvicinando il pubblico alle diverse realtà culturali del territorio». Un principio condiviso da Alessia Borellini del Musec: «In questi giorni tante persone che non fanno parte del nostro pubblico usuale hanno avuto l’opportunità di conoscere le nostre attività. Per questo siamo ben felici di aver partecipato a questo evento».

«Una bella vetrina»

Ma, senza ipocrisia, a WopArt oltre all’aspetto culturale ha rilevanza anche quello della vendita delle opere. E, anche in questo caso, ci sono buoni motivi per ritenere riuscita la fiera: le prime stime infatti indicano vendite per oltre un milione di franchi. «Dopo mesi difficili, le persone si sono stufate di stare in casa e di non spendere i loro soldi. E, al posto di prodotti finanziari che spesso non rendono quanto auspicato, hanno preferito orientarsi nell’acquisto di beni che, al di là dell’aspetto meramente economico, possono regalare loro emozioni positive», spiega Manazza. «La cosa più interessante non è stata vendere quasi tutte le nostre opere in esposizione – commenta Marco Lucchetti, dell’omonima galleria d’arte luganese –, ma che esse siano state comprate da persone che non erano mai state nella nostra sede, e che ora sono nuovi clienti». Gli fa eco l’artista, anch’egli presente con uno stand in fiera, Andrea Albanese: «WopArt è una bella vetrina, in un momento dove la gente ha scoperto l’importanza di stare bene tra le mura di casa. E quindi tanto vale farlo vestendo le pareti con opere d’arte che riflettano l’essenza di chi le vive quotidianamente».

«Più fondazioni e istituzioni»

Dopo i riscontri positivi di questa edizione “sperimentale”, il board della manifestazione sta già pensando alla prossima edizione, la quale, nonostante l’auspicato ritorno alla normalità, prenderà inevitabilmente spunto dai tre giorni vissuti al Centro Esposizioni. «Ci sono alcuni dettagli da limare, ma quella che per noi è stata una vera e propria sfida ci ha permesso di sviluppare alcuni elementi che sicuramente faranno parte della WopArt del futuro – commenta Robert Phillips, peraltro alla sua prima direzione artistica dell’evento –. L’obiettivo sarà quello di coinvolgere ancora di più fondazioni e istituzioni locali, che ho scoperto avere opere di eccezionale importanza che meritano di essere esposte e raccontate a un pubblico sempre più vasto. Sentiamo di aver scoperchiato un vaso di Pandora culturale».

Della stessa opinione Paolo Manazza: «Siamo consapevoli che ci siano margini di miglioramento, ma il successo di alcune “prime”, come la cena di gala che ha coinvolto 120 persone tra autorità e collezionisti, ci fa ben sperare per il futuro, convinti che questo evento sia un’opportunità non solo per gli appassionati d’arte ma per tutta la città. La WopArt del 2022, che dovrebbe tenersi a settembre e non a novembre, sfrutterà ancora meglio gli spazi a disposizione, penso al muro centrale che si presta ad alcune idee particolarmente creative, ma soprattutto cercherà di attirare ancora di più il grande pubblico, che ha dimostrato di saper essere ricettivo all’arte, anche quella ticinese. Che, va detto, vanta artisti di ottimo livello».

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