Wopart ha vinto la sua scommessa

Arte

L’edizione 2019 è stata un successo, anche se gli organizzatori in futuro chiederanno un passo in più alla Città - Il fondatore: «Si può trasformare Lugano nella California della Svizzera, ma va coinvolto il territorio» - LE FOTO

Wopart ha vinto la sua scommessa
©KEYSTONE/Pablo Gianinazzi

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Wopart, la fiera dedicata ai capolavori «su carta», si conferma anno dopo anno come uno dei punti di riferimento artistici e culturali di Lugano. «In questa edizione - ci spiega il fondatore, Paolo Manazza - abbiamo registrato una forte crescita degli spettatori. Nel 2018 erano stati circa 10.000 mentre questa volta supereremo i 15.000». Visite in crescita ma, come vedremo in seguito, anche le vendite sono in netto aumento. Gli organizzatori sono dunque soddisfatti, anche se non nascondono che per le future edizioni dalla Città (Lugano non è infatti l’unico centro interessato ad ospitare l’evento) si aspettano probabilmente una marcia in più.

La fiera

Wopart è una fiera internazionale di opere d’arte su carta (antiche, moderne e contemporanee), che si è tenuta da giovedì e fino a ieri al Centro esposizioni. È la più importante manifestazione al mondo, per numero di gallerie presenti e Paesi di provenienza, dedicata ai Works on Paper e rappresenta probabilmente, così confermano gli organizzatori, l’evento più atteso per il collezionismo internazionale.

«Si potrebbe migliorare»

«Quest’anno - ribadisce Manazza (che è pittore e anche giornalista) - è venuta molta più gente dell’anno scorso e siamo soddisfatti, seppur decisamente molto stanchi. Non possiamo però ancora dirci felicissimi». A cosa si riferisce? C’è stato un episodio che ha guastato un po’ la festa? «Con le autorità di Lugano, con il sindaco Borradori e con Fabio Schnellmann (responsabile delle infrastrutture della Città, ndr), abbiamo avuto una collaborazione molto proficua e le note positive sono parecchie. Però alcune cose potrebbero migliorare. Ci vorrebbe per esempio un intervento più concordato. Siamo per esempio rimasti un po’ allibiti nel sapere, e questo solo pochi giorni prima dell’inizio della fiera, che il lungolago sarebbe stato chiuso per una gara ciclistica».

«Comprare per proteggere»

Quest’anno come detto c’è stato un aumento anche delle vendite. «Sia di opere d’arte moderna, sia di arte contemporanea», sottolinea il fondatore di Wopart.

«Per questo i galleristi sono soddisfatti e abbiamo già richieste di prenotazione per la prossima edizione. Un grosso gallerista di New York per esempio si è già fatto avanti per poter avere dei grandi spazi alla prossima fiera». Vendite che, secondo Manazza, sono importanti non solo per far progredire la fiera, ma anche per il territorio. «Se si vuole far diventare il Ticino la California della Svizzera sarebbe necessaria una presenza e un intervento più massiccio da parte dei collezioni e di persone che magari, pur non essendo appassionate d’arte, comprendono che acquistando delle opere automaticamente è un po’ come se le proteggessero». Un intervento più incisivo e concordato, da parte di autorità e territorio, per «far diventare Lugano, magari non Basilea, ma un satellite dorato» nel panorama artistico e culturale elvetico ed europeo. «Capisco che Lugano sta attraversando un po’ un periodo di decadenza e tenta di rilanciarsi attraverso la cultura. Diversi galleristi sono convinti che questa cosa si può fare».

Un’edizione rinnovata

Wopart 2019 è stata un’edizione diversa dalle altre. «Per noi - ci conferma Manazza - questo è stato una sorta di anno zero. I grossi cambiamenti hanno riguardato i notevoli investimenti nelle mostre collaterali, che in questa edizione erano 7. Poi c’era la piazza della cultura e due aree talk. Diciamo che la via che stiamo seguendo è quella di far intervenire una serie di personalità della cultura visto che una fiera di successo lo è solo quando amplia i suoi spazi». E infatti questa «interdisciplinarietà» a Wopart si è vista. Molto apprezzate sono state per esempio le conferenze (alcune anche piuttosto pratiche, come quella intitolata «Arte e finanza»), i concerti e i progetti collaterali (come l’international laser print show).

Si guarda già al 2020

Prima si diceva che Lugano non è l’unico centro interessato a ospitare la fiera. Significa che una quinta edizione potrebbe svolgersi altrove? «A Lugano - ci spiega il fondatore una quinta edizione ci sarà. È vero che ci sono altre città che ci hanno chiesto di collaborare e di ospitare la fiera, ma questo non significa che lasceremo Lugano».

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