Festival di Cannes

Agli zombie di Jarmusch
non manca l’ironia

Il regista statunitense ha aperto con «The Dead Don’t Die» la 72. edizione

 Agli zombie di Jarmusch <br />non manca l’ironia
Jim Jarmusch e il suo cast al Festival di Cannes (Foto Keystone)

Agli zombie di Jarmusch
non manca l’ironia

Jim Jarmusch e il suo cast al Festival di Cannes (Foto Keystone)

 Agli zombie di Jarmusch <br />non manca l’ironia

Agli zombie di Jarmusch
non manca l’ironia

 Agli zombie di Jarmusch <br />non manca l’ironia

Agli zombie di Jarmusch
non manca l’ironia

 Agli zombie di Jarmusch <br />non manca l’ironia

Agli zombie di Jarmusch
non manca l’ironia

CANNES - «L’aspetto più agghiacciante del mondo di oggi è il declino della natura e l’impotenza che sentiamo nei confronti di questa vera e propria lotta contro il tempo. È chiaro che girare un film sugli zombie è una metafora di questa situazione, ma ora mi rendo conto che la metafora è ancora più forte di quel che pensavo che fosse». Questo il pensiero espresso dal regista newyorchese Jim Jarmusch nel presentare alla stampa il suo nuovo film The Dead Don’t Die che ha aperto ufficialmente martedì sera il 72. Festival di Cannes. Un pensiero che si allaccia però anche a diverse referenze di tipo cinematografico, prima fra tutte ovviamente quella a George Romero e ai suoi «morti viventi»: «Da ragazzo preferivo i vampiri - ha detto il regista di Only Lovers Left Alive - ma i suoi film hanno contato moltissimo nel rinnovamento del genere horror e non solo in senso postmoderno, così come quelli di John Carpenter, Mario Bava o Dario Argento». In The Dead Don’t Die gli zombie ci sono, eccome e nelle prime sequenze che li riguardano (con un inquietante Iggy Pop perfettamente in parte) si ha diritto anche ad alcuni momenti in puro stile gore, ma alla fine, come sempre, a Jarmusch interessano gli esseri viventi. E qui siamo di fronte a un cast davvero al top per il regista che a Cannes è già stato premiato quattro volte pur non avendo mai ricevuto la Palma d’oro: a cominciare da Bill Murray, Adam Driver e Chloë Sevigny nei panni dei tre, umanissimi e ben poco preparati, poliziotti della tranquilla cittadina di Centerville dove d’un tratto iniziano a verificarsi strani fenomeni che sembrano essere causati da un leggerissimo spostamento dell’asse di rotazione della Terra. Accanto a loro, una eccezionale Tilda Swinton come becchina scozzese con spiccate doti da samurai (l’unico modo per annientare gli zombie è decapitarli con un colpo netto di sciabola) che alla fine verrà rapita dagli extraterrestri, un barbutissimo Tom Waits come Bob l’Eremita che dal bosco che circonda Centerville dove si è rifugiato da tempo commenta con humor le varie fasi della vicenda, e una sorprendente Selena Gomez a capo di un trio di cittadini on the road che vengono loro malgrado coinvolti nella carneficina.

The Dead Don’t Die non è quindi, come ce lo si poteva aspettare, un film strettamente di genere (anche se tutti gli aspetti tecnici ne sono all’altezza: da una fotografia a dir poco spettrale a trucco e costumi pienamente convincenti) ma un’opera che ci spinge a vedere le cose anche con una certa ironia seppur venata di tristezza. Un’ironia, come ha detto ancora Jarmusch «senza la quale sarebbe difficile sopravvivere nel mondo di oggi dove la politica non ci aiuta certo arisolvere i problemi».

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