Locarno

Al PalaCinema si gira «I Cercatori di Luce»

Un grande schermo verde per la videoinstallazione di Giuliana Cunéaz con Angela Molina

 Al PalaCinema si gira «I Cercatori di Luce»
Un momento delle riprese con la danzatrice Giulia Staccioli. (Foto Zocchetti)

Al PalaCinema si gira «I Cercatori di Luce»

Un momento delle riprese con la danzatrice Giulia Staccioli. (Foto Zocchetti)

Dalla «selva oscura» di Dante in poi, tutti i grandi artisti sono partiti dalle tenebre per raggiungere la luce. Queste parole di Bruno Corà (critico d’arte e già direttore del LAC prima della sua inaugurazione) pronunciate al PalaCinema di Locarno, sintetizzano bene lo spirito della video installazione I Cercatori di Luce, le cui riprese sono in corso in questi giorni nella sala multiuso dello stabile di piazza Castello che si è così trasformata per alcuni giorni in un vero e proprio teatro di posa dove ai tecnici della troupe si mescolano gli studenti del CISA.

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All’origine di tutto questo viavai - che coinvolge anche truccatrici, costumiste, danzatrici come Giulia Staccioli o attrici come la spagnola Angela Molina (vedi intervista a parte) - c’è Giuliana Cunéaz, artista valdostana che viene dalla scultura e che non è certo nuova ad esperienze nel campo dei new media. Alla fine delle riprese e di un lungo periodo di postproduzione, da queste immagini girate di fronte a un’enorme superficie verde (il green screen, che sarà poi sostituito da scenari astratti e visionari ispirati a fenomeni naturali dove agiranno gli interpreti) nascerà una videoinstallazione immersiva destinata a musei e gallerie d’arte che gli spettatori potranno seguire su più schermi posti l’uno di fronte all’altro ma anche un cortometraggio in 3D di 20 minuti di durata che sarà proiettato nelle sale tradizionali.

Con questa operazione - come hanno sottolineato il direttore del CISA Domenico Lucchini e quello del PalaCinema Roberto Pomari - lo spazio locarnese si apre così a una dimensione di creatività, auspicata da tutti, anche dal gestore delle sale Enjoy-Arena, e che coinvolge inoltre uno dei principali inquilini, ovvero il CISA.

Per Giuliana Cunéaz, il senso dell’opera è in diretta relazione con il presente e con le tenebre che oggi sembrano sempre più spesso oscurare la ragione. «I cercatori di luce non si rassegnano alle tenebre - ha detto l’artista - ma lavorano per trovare una soluzione. Considerano la diversità una ricchezza e non ne hanno paura». Il risultato? Lo si scoprirà a settembre e per ora è ancora tutto nella testa dell’autrice. Come è giusto che sia.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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