L’intervista

«Altro che sesso debole, sono gli uomini a essere in difficoltà»

Teresa Mannino, comica di «Zelig», sarà ospite domani all’USI per un convegno-spettacolo sui diritti delle donne - La cabarettista ci racconta il rapporto con l’altro sesso, i suoi inizi sul palco e anche cosa si aspetta di trovare in Ticino

«Altro che sesso debole, sono gli uomini a essere in difficoltà»
(Foto Wikipedia)

«Altro che sesso debole, sono gli uomini a essere in difficoltà»

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Ci risponde al telefono da Milano, sua città d’adozione, ma l’accento palermitano è inconfondibile. Teresa Mannino si appresta a fare tappa a Lugano domani sera (ore 20.45) per una conferenza-spettacolo sui diritti delle donne organizzata dall’Aristotle College, in collaborazione con l’Associazione studentesca Ratio dell’Università della Svizzera italiana, ad un mese dal prossimo sciopero internazionale. «So che domani quando arriverò troverò i negozi già chiusi e inizierò lo spettacolo prima di quanto faccia normalmente in ogni città italiana, dato che mi hanno detto che andate a letto presto e cenate quando io di solito faccio merenda», ci dice ridendo. «Però so anche che troverò un sacco di parenti alla lontana, siciliani che vivono lì. Dopotutto non siamo poi così distanti», ammette. La comica siciliana salirà “in cattedra” con una rilettura ironica e intelligente della Penelope dell’«Odissea» e della Violetta della «Traviata».

Le donne – e i loro diritti – raccontate partendo da due grandi figure femminili. Perché ha pensato proprio a loro?

È una riflessione nata nel corso degli ultimi anni. Dopo aver riletto il X canto dell’Odissea mi sono resa conto di avere uno sguardo diverso rispetto a quando l’avevo studiata da ragazza. Ho notato soprattutto alcune anomalie rispetto alla figura di Ulisse, descritto come un eroe, ma che in realtà è tale solo perché circondato da uomini incapaci: solo per fare un esempio, c’è chi cade dal tetto e muore perché non si è reso conto che la scala era sparita e gli episodi di questo genere sono molti. L’hanno definita una rivisitazione femminista, ma in realtà si tratta semplicemente di una lettura più oggettiva. Osservando la figura di Penelope che aspetta dieci anni il suo uomo mentre lui la tradisce ovunque mi è venuto naturale pensare: solo in un libro si può scrivere una fesseria del genere, è impensabile che lei non lo abbia mai tradito. Qualcosa di simile è successo per la «Traviata». Il personaggio di Violetta non mi piaceva molto, ma studiando la sua storia, e ancora di più la biografia di Verdi, mi sono resa conto di come quest’ultimo avesse fatto qualcosa di rivoluzionario per il suo tempo, scegliendo come protagonista assoluta della sua opera un personaggio femminile. Non solo. L’eroina è una donna e per di più una prostituta. L’opera contiene un messaggio molto forte per il mondo femminile, Verdi cerca di riscattare l’immagine della sua donna. Giuseppina Strepponi era una donna autonoma, una cantante con due figli da una precedente relazione, che aveva una storia d’amore con un autore considerato per l’epoca una vera pop star. I benpensanti non vedevano di buon occhio questo legame, e Verdi accusa la società borghese nella «Traviata» per difendere la donna che ama. Perché mai – sembra chiedere - una donna non può essere libera, autonoma e scegliere chi amare?

Osservando Penelope mi è venuto naturale pensare: solo in un libro si può scrivere una fesseria del genere, è impensabile che lei non lo abbia mai tradito

Le donne e il loro rapporto con gli uomini sono spesso al centro dei suoi racconti e della sua ironia. Come vede le donne di oggi? E che uomini ha conosciuto nella sua vita Teresa Mannino?

Io le vedo benissimo: siamo molto forti e ci troviamo in una fase bella e positiva. Abbiamo la possibilità di decidere, anche se non tutte e non sempre. Restano molti passi da compiere e battaglie da portare avanti, ma non sono d’accordo quando si parla di fragilità del genere femminile. Vedo invece piuttosto in difficoltà il genere maschile. È comprensibile, gli uomini faticano a trovare un nuovo ruolo di fronte alla nostra crescita. Questo capita spesso anche nei rapporti tra gli individui: una donna cambia e può succedere che non si ritrovi più nella relazione con il suo uomo, perché di fronte alla crescita di lei è rimasto dov’era. Per mia fortuna io non ho quasi mai incontrato questo genere di uomo, anche perché non sarei riuscita ad amarlo. Qualcuno mi è capitato, ma diciamo che è durato molto poco (ride, ndr.). Per fortuna ci sono anche uomini responsabili, intelligenti e forti. Generalizzare non va mai bene nella vita, mentre nella comicità è indispensabile, perché altrimenti non potremmo identificarci e ridere.

Gli uomini? Li vedo in difficoltà, faticano a stare al passo delle donne

Lei ha fatto carriera in un mondo, quello della comicità, che è ancora prevalentemente maschile. Ha fatto fatica a far sentire la sua voce?

Devo dire di no, forse perché ho cominciato a fare questo lavoro in una grande città come Milano, o forse perché ho iniziato a «Zelig», con autori molto aperti e dove il mio essere donna era anzi considerato un vantaggio. Ho fatto più fatica a farmi accettare come autrice, un ruolo considerato prettamente maschile. Qui sì ho dovuto alzare un po’ il tono ed essere più dura e aggressiva.

È entrata in questo ambito piuttosto tardi. Non tutti forse sanno che ha anche una laurea in filosofia. Quando ha capito che avrebbe fatto questo mestiere? Riesce a coniugare questi due mondi?

Diciamo che diventare una comica di professione è capitato un po’ per caso. Quando mi sono trasferita a Milano a 27 anni ho pensato che la recitazione potesse aiutarmi a crearmi un gruppo, a conoscere persone. Da lì è diventato piano piano un mestiere. Non era un lavoro che sognavo fin da bambina, solo stando sul palco ho capito quanto mi sarebbe piaciuto farlo diventare il mio mestiere. I miei studi in filosofia non sono molto distanti dalla comicità: entrambi guardano all’uomo e rendono necessario scavare a fondo. È necessario conoscere nel profondo l’umanità per fare ridere, altrimenti si risulta banali.

Fare la comica non era il mio sogno da bambina, mi è capitato un po’ per caso e a «Zelig» ho avuto la fortuna di avere autori intelligenti

Dal 2009 lei è diventata mamma di una bambina. Che mondo sogna per sua figlia?

Adesso che sono vicina ai 50 anni più che sognare cerco concretamente di fare la mia parte per creare il mondo che vorrei per mia figlia. Cerco di costruire un mondo più umano, più gentile e sano. Ecco, vorrei che vivesse in un mondo più sano, non solo a livello mentale ma anche ambientale. Lo faccio sia nel mio lavoro che nell’educazione, cercando di insegnarle il rispetto per gli altri e l’amore per chi ci circonda, oltre che per il mondo.

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