In laguna

Avvistamenti nostrani alla Biennale di Venezia

Anche tanto Ticino alla 58.edizione dell’Esposizione d’arte che apre le sue porte l’11 maggio - Presente pure il relitto a bordo del quale persero la vita 800 migranti in Sicilia - FOTO e VIDEO

 Avvistamenti nostrani alla Biennale di Venezia
(foto CdT/C.NACA)

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 Avvistamenti nostrani alla Biennale di Venezia

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VENEZIA - Un sacchetto targato MASI Lugano. Neanche a farlo apposta è questo il primo gadget che ci viene consegnato arrivando alla 58.esima Biennale d’arte di Venezia. E non è l’unico tocco luganese della nostra visita, dato che alla presentazione del padiglione Svizzero, mercoledì, scorgiamo Danna e Giancarlo Olgiati. Un po’ di Lugano a Venezia, quindi, in un momento in cui in laguna arrivano persone - più o meno legate al mondo dell’arte - da ogni parte del mondo. Ed è anche questo che rende l’ambiente della Biennale, che trova spazio ai Giardini e all’Arsenale come pure nei ventuno eventi collaterali dislocati nelle vicinanze, particolarmente interessante. Ad accogliere i visitatori ai Giardini è la nebbia dell’installazione «Thinking head» («testa pensante») dell’artista Lara Favaretto, una nebbia creata in un piccolo atelier a Bellinzona, dai ticinesi Nicola Colombo e Monica Sciarini. La nebbia cambia a seconda del meteo e va attraversata per raggiungere il padiglione centrale dove, tra mucche meccaniche e luci a LED, viene raccontata l’arte del presente racchiusa nel titolo di questa edizione della Biennale curata dall’inglese Ralph Rugoff «May you live in interesting time» («Che tu possa vivere in un momento interessante») che apre sabato 11 maggio e sarà visitabile fino al 24 novembre. I bellinzonesi Colombo e Sciarini non sono gli unici ticinesi protagonisti all’Esposizione d’arte. L’architetto luganese Tiziano Schürch ha curato infatti l’installazione del padiglione catalano facente parte degli eventi collaterali.

Avvistamenti nostrani alla Biennale di Venezia

«Non ci sentiamo rappresentate dal nostro Governo e non siamo d’accordo con le decisioni prese in nostro nome. Siamo testimoni di un’Europa che costruisce muri giganteschi e barriere ai suoi confini» inizia così il manifesto delle artiste svizzere trapiantate a Berlino Renate Lorenz e Pauline Boudry che, con la loro video installazione (GUARDA IL VIDEO) dal titolo « Moving Backwards » (letteralmente «tornare indietro»), nel padiglione svizzero curato da Charlotte Laubard si riallacciano alla situazione politica attuale, con le sue forze regressive e reazionarie di chiusura verso l’altro e tutto ciò che è diverso. Le artiste che ammettono di «non avere una soluzione» propongono di considerare queste «retromarce» come un paradigma che potrebbe generare altre forme di resistenza.

Le video installazioni sono parecchio utilizzate in questa edizione della Biennale. Ce n’è una, immersiva e coinvolgente, nel padiglione francese (dove gli artisti del video animano le sale con diverse funzioni), così come in quello coreano e in quello danese. Il tema del ripiegamento e della chiusura raccontato dalle artiste svizzere nel loro manifesto, infine, lo ritroviamo nel suo aspetto più crudo in «Barca nostra», il titolo del progetto che vede protagonista il relitto del barcone che naufragò il 18 aprile 2015 causando la morte di 800 migranti nel Canale di Sicilia. Il relitto è partito da Augusta, in Sicilia, per raggiungere la laguna e vi tornerà per realizzare il progetto «Giardino della memoria».

Alla 58.esima edizione della Biennale trova spazio anche il tema del cambiamento climatico, - più che mai attuale nell’era di Greta Thunberg - che domina alcune esposizioni come quella del padiglione danese. Nei fatti però, si vedono ancora troppi bicchieri non riutilizzabili in un evento che, verosimilmente, avrà un consumo di plastica enorme attirando migliaia di visitatori.

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