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Con Audiard in un western atipico

Il riuscito «The Sisters Brothers» con John C. Reilly e Joaquin Phoenix

Con Audiard in un western atipico
The Sisters Brothers.

Con Audiard in un western atipico

The Sisters Brothers.

Con Audiard in un western atipico

Con Audiard in un western atipico

Jacques Audiard ogni anno rilegge Proust, non ama il genere western, ma ammira la «sapiente audacia» cinematografica di Sergio Leone. Eppure questo regista originale e brillante (Il Profeta, Dheepan), nonché sceneggiatore, è il premiato autore di The Sisters Brothers: Leone d’Argento per la miglior regia all’ultimo Festival di Venezia e quattro César, gli Oscar francesi 2019, risultato sorprendente per un film western di successo. «Il mio è un classico racconto di formazione più che un western», ci ha detto deciso Audiard, che abbiamo incontrato alla presentazione del film a Roma. «I miei due pistoleri tra spari, scazzottate e litigi, durante il loro viaggio a cavallo attraverso il West, da ragazzotti violenti e superficiali quali sono, diventano finalmente uomini. Forse perché per la prima volta sono a lungo soli con se stessi; o forse perché devono confrontarsi con uomini più colti e civilizzati di loro, cercare di conoscerli invece di ammazzarli subito, arrivando persino a condividere con questi un sogno, prima che la violenza faccia di nuovo irruzione nella loro vita».

Ambientato nel 1851 in Oregon, all’epoca della febbre dell’oro, The Sisters Brothers è l’adattamento dell’omonimo romanzo dello scrittore canadese Patrick DeWitt e racconta, in modo scanzonato, dei terribili e spietati fratelli Sisters, pistoleri agli ordini del losco e ricchissimo Commodoro (Rutger Hauer), in viaggio per dar man forte al detective privato John Morris (Jake Gyllenhaal), assoldato per trovare Hermann Kermit Warn (Riz Ahmed), un giovane chimico e geologo europeo diretto in California. Sin dall’inizio il film mescola in modo avvincente l’azione, raccontata secondo gli stilemi tipici del western, con un umorismo e delle situazioni decisamente grottesche e divertenti, ma che esulano dal filone classico del genere e che John Ford e perfino Sergio Leone nei loro film, alle volte hanno suggerito, ma mai mostrato. Eli e Charlie Sisters (rispettivamente John C.Reilly e Joaquin Phoenix), sono profondamente legati, ma Eli mal sopporta che suo fratello Charlie, più giovane di lui, sia considerato più temibile e micidiale e perciò pagato più di lui, così i due bisticciano in continuazione tra sparatorie, cavalcate, ricordi e brutali sbronze, soprattutto di Charlie. Ma quando sono ormai alle calcagna del detective Morris e di Hermann, i selvaggi Sisters si rendono conto di essere a loro volta seguiti da una manciata di sicari del Commodoro deciso anche a sacrificarli pur di entrare in possesso del segreto che il chimico porta con sé.

«È stato John C. Reilly che si era innamorato del libro e del personaggio di Eli, a chiedermi di fare il film. E io ho adorato la storia, perché Patrick DeWitt tratta il genere western con grande ironia raccontando la vita intima dei cow boy; le loro abitudini igieniche; l’arrivo nel West dello spazzolino da denti e mettendo in primo piano cose che l’epopea western aveva trascurato», puntualizza Jacques Audiard. «Un punto di vista che con Thomas Bidegain nella sceneggiatura abbiamo ampliato, poiché in quanto francese non sono molto sensibile al mito del West. Così i miei protagonisti, due adulti dalla mentalità di adolescenti, ridono per un nonnulla; bisticciano sempre e si divertono facendo le pernacchie. Non c’è una donna nel film perché entrambi sono troppo infantili per avere interessi muliebri».

Ciò non toglie che le loro gesta e le loro imprevedibili avventure sospese tra dramma, realismo e leggenda, tengano il pubblico con il fiato sospeso sino alla fine, grazie soprattutto alla cifra stilistica scelta dal regista: «Trovare la chiave giusta per trasporre questo racconto in immagini con la stessa leggerezza, è stata la cosa più difficile- ci ha confessato Audiard- Avevo pensato al bianco e nero; persino ad un western notturno, quasi di vampiri; e alla fine, quando ho optato per il colore, ho voluto come direttore della fotografia Benoit Debie (che con questo film si è guadagnato un César n.d.r.), capace di renderlo carico, oppure pastello, come se le immagini fossero quasi i disegni di un fumetto». Un western atipico e pregevole con alcuni sapienti e godibili omaggi.

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