Concerti

Con Bob Dylan vincono poesia ed emozione

Palexpo pieno lunedì a Locarno per la leggenda della musica

 Con Bob Dylan vincono poesia ed emozione
Bob Dylan, da anni allergico ai fotografi, in un’immagine d’archivio. (Foto Keystone)

Con Bob Dylan vincono poesia ed emozione

Bob Dylan, da anni allergico ai fotografi, in un’immagine d’archivio. (Foto Keystone)

LOCARNO - La gente è pazza e i tempi sono strani/Sono legato stretto, sono fuori portata/Ero solito preoccuparmi, ma le cose sono cambiate... Sono le venti. Con sorprendente puntualità si inizia sull’aria di Le sacre du printemps di Stravinski subito coperta dalle note della prima delle venti canzoni del concerto di Bob Dylan a Locarno: Things Have Changed, Le cose sono cambiate. Effettivamente è così dall’ultimo concerto da crooner del menestrello di Duluth da queste parti, un’esibizione che aveva fatto storcere il naso a molti dylaniani che riempivano Piazza Grande in trepida attesa per i suoi classici. A Pasquetta anche il Palexpo (l’ex Fevi) è praticamente sold out. Noi seguiamo il concerto dalla quarantunesima fila (sic!). Dell’agognato Bob intravediamo la giacchetta bianca ma non riusciamo a capire se porta gli occhiali scuri... Siamo però sicuri che non indossa un cappello a tesa larga. Peccato. Dalle prime file avremmo potuto meglio godere di uno dei suoi più bei concerti di sempre. Poteva andar meglio per l’acustica. Il Fervi non è un tempio del suono e le note alte della tastiera di Dylan producono l’effetto di un cubetto di ghiaccio che scivola lungo la schiena. Va molto meglio con i quattro straordinari musicisti della band elettrica, ombra compatta e fedele di Bob: Charlie Sexton (chitarra), Tony Garnier (basso), Don Herron (lap & pedal steel, violino) e George Recile (batteria). Le luci sono le stesse degli ultimi Never Ending Tour: Sei grossi fari appesi alternati a sei piccoli, luce calda sul palco, un po’ rivolta verso la platea: quasi un monito per gli incauti che vogliono scattare foto. Assolutamente proibito. Poche sere fa, a Vienna, Bob si è arrabbiato inciampando sul palco e per poco non cade cade all’indietro: volete che suoni o devo mettermi in posa? aveva detto interrompendo il concerto. Deve essere stata una delle rare volte in cui si è rivolto alla platea. Ma gli svizzeri sono più disciplinati. E lunedì sera ce n’era una marea, soprattutto provenienti d’Oltralpe. Hanno fatto bene a scomodarsi, il benvenuto musicale è leggenda anche per le altre pietre miliari che aprono la serie: It Ain’t Me, Babe, Highway 61 Revisited e Simple Twist Of Fate con un tripudio che accompagna l’ingresso dell’armonica a bocca fra una strofa e l’altra. Ma chi vuole ascoltare le versioni originali sa che che con Dylan è una scommessa persa in partenza. I brani si susseguono con imprevedibili arrangiamenti e, alle prime battute, solo il testo può aiutare a capire il titolo del brano. L’atmosfera è paragonabile a quella inaugurata al famoso concerto di Newport quando Dylan scandalizza i puristi del folk imbracciando una chitarra elettrica: 54 anni fa, per chi c’era. Oggi la voce di Dylan ha qualcosa di magico. Non cambia stile, nasale e gutturale ma con slanci di lirismo e gorgheggi con i quali sembra quasi prenderei gioco di tutti. Fa indigestione di parole, come sempre: le mastica, le inghiotte, fa scorciatoie, le accavalla. Il 78.enne si diverte. D’altronde ai suoi concerti non si viene per imparare la buona dizione e nonostante tutto vince la poesia che scorre a fiotti. Un tributo al Nobel con una scaletta di canzoni sulle quali non si può smettere di ammirare l’intensità delle immagini, la profondità, le emozioni. Da Honest With Me in una versione «strappamutande» all’immortale Like A Rolling Stone, con tanto di pausa sospesa e cavata d’arco sul contrabbasso prima del celebre ritornello. Ma anche Pay In The Blood e Thunder On The Mountain e una delicata quanto delicata versione per piano, voce, armonica e qualche nota di basso per la celeberrima Don’t Think Twice It’All Right. Un’ora e quaranta (un metronomo), nessuna concessione e una coda: Blowing In The Wind e It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry. A maggio su Netflix esce il documentario di Martin Scorsese, Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story, con il nuovo album di capolavori riletti. Il Tour continua in Spagna, Portogallo, Norvegia, Svezia, Finlandia. A metà luglio sarà in Inghilterra e Irlanda per due concerti con Neil Young: «Things Have Changed». Un’altra occasione imperdibile.

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