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Due bambini «invisibili» per le strade di Beirut

In «Cafarnao» della regista libanese Nadine Labaki, vincitrice del Premio della Giuria a Cannes 2018

Due bambini «invisibili» per le strade di Beirut
Un momento del film (Foto Filmcoopi)

Due bambini «invisibili» per le strade di Beirut

Un momento del film (Foto Filmcoopi)

Due bambini «invisibili» per le strade di Beirut

Due bambini «invisibili» per le strade di Beirut

Meritevole vincitore del Premio della Giuria al 71. Festival di Cannes nel maggio scorso, Capharnaüm (Cafarnao)della regista libanese Nadine Labaki, si svolge quasi tutto per le strade di una Beirut caotica, assordante, attraversata da traffici di ogni genere e da storie tragiche di povertà, di abbandono e di emigrazione. Protagonista assoluto è un ragazzino di 11 anni, Zain, trascurato dai genitori che sopravvivono (è il caso di dirlo) in una situazione di estrema precarietà, costretti ad esempio a vendere la sorella come sposa-bambina a un conoscente benestante.

In segno di rivolta (e di disperazione), Zain fugge senza meta, si ritrova a vivere nei dintorni di un parco di divertimenti dove Rahil, una donna etiope immigrata clandestina, lo alloggia a condizione che si occupi del figlioletto Yonas prima di scomparire a sua volta. Zain e Yonas diventano così due figure simboliche, rappresentanti di un’intera umanità che oggi si ritrova completamente smarrita nell’inferno di agglomerati urbani dove ognuno cerca in tutti i modi di sottrarre ciò che può agli altri.^

Nadine Labaki affronta questa vicenda, che di certo la tocca molto da vicino, con grande chiarezza, riuscendo a far passare un messaggio tragico e disperato attraverso i volti dei due piccoli protagonisti. Una capacità di linguaggio alla quale ha di certo contribuito una lunga e profonda riflessione su tutte le tematiche che si intrecciano in questo «disordine» sociale ma anche il fatto di aver sperimentato sulla propria pelle delle situazioni che ha ripreso tali e quli nella vicenda narrata. Un modo efficace di puntare i riflettori addosso a quei personaggi «invisibili» che popolano le vie di molte grandi città ma che ci ostiniamo a non vedere.

Alla fine Zain intenterà anche un processo ai genitori, rei di averlo messo al mondo. Un gesto simbolico che aggiunge un tocco surreale a un universo dove il senso di umanità è merce davvero molto rara.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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