Cinema

Gli zombie di Jim Jarmusch non fanno solo paura

«I morti non muoiono» è anche una metafora dei cambiamenti climatici

Gli zombie di Jim Jarmusch non fanno solo paura
Bill Murray, Chloë Sevigny e Adam Driver: i tre poliziotti del film.

Gli zombie di Jim Jarmusch non fanno solo paura

Bill Murray, Chloë Sevigny e Adam Driver: i tre poliziotti del film.

Gli zombie di Jim Jarmusch non fanno solo paura
Tiilda Swinton è una becchina molto particolare.

Gli zombie di Jim Jarmusch non fanno solo paura

Tiilda Swinton è una becchina molto particolare.

«Dal momento in cui ho iniziato a pensare a questo film fino ad oggi, la forza della metafora degli zombie mi sembra sempre maggiore, ma io non sono un regista di horror e non ho mai pensato di fare un film splatter, quindi non c’è troppo sangue sullo schermo: quando gli zombie si dissolvono diventano polvere, mentre l’aspetto “cannibalesco” si concentra tutto nel primo episodio». All’ultimo Festival di Cannes, dove I morti non muoiono è stato presentato come film d’apertura in concorso, Jim Jarmusch ci ha tenuto subito a distanziarsi, almeno in parte, da un genere estremamente codificato, ma ciò non significa che il regista newyorkese non riconosca i propri debiti nei confronti di quei colleghi che questo genere hanno contribuito a rinnovarlo in senso postmoderno. «È vero - afferma ancora Jarmusch - che da ragazzo preferivo i film di vampiri agli zombie movie ma i film di George Romero mi hanno sempre impressionato molto, perché per lui i mostri nascono sempre all’interno della nostra società, non sono degli extraterrestri. Lui, insieme a Mario Bava, Dario Argento e in misura diversa John Carpenter, rimangono dei punti di riferimento essenziali per me».

Come aveva già fatto in passato con il film carcerario (Down by Law), il western (Dead Man), il gangster movie (Ghost Dog - Il codice del Samurai), la commedia sentimentale (Broken Flowers), o appunto il film sui vampiri (Solo gli amanti sopravvivono), Jarmusch sceglie la via della reinterpretazione dei generi che è però ben altro rispetto alla pura e semplice parodia, poiché dietro questo tipo di operazione si nasconde sempre uno sguardo lucido e originale sul mondo in cui viviamo. In questo caso ad essere al centro della riflessione del regista c’è l’impotenza del singolo essere umano nei confronti dei cambiamenti climatici che stanno investendo con sempre più forza il nostro pianeta. In questo senso, la tranquilla cittadina di Centerville dove il film è ambientato, si erge a metafora della nostra vita quotidiana che procede secondo gli abituali ritmi della routine, i tre poliziotti incaricati di indagare sugli strani fenomeni che iniziano a manifestarsi (perfettamente assortito il trio formato da Bill Murray, Adam Driver e Chloë Sevigny) sono ingenui ed impreparati ad affrontare l’ondata dall’oltretomba che li travolge senza pietà. Gli unici personaggi del film che riescono bene o male a a sopravvivere sono la becchina-samurai incarnata da una inscalfibile Tilda Swinton, l’eremita-filosofo Bob (un barbutissimo Tom Waits) che osserva le cose da lontano e un gruppo di ragazzini che si dimostrano più scafati di tanti adulti. E se Jarmusch si dice scettico sul fatto che la politica possa occuparsi adeguatamente di questi problemi («Sono le multinazionali a comandare per davvero, anche se noi avremmo i mezzi per boicottarle»), dimostra invece grande fiducia nei confronti delle generazioni più giovani: «Alla fine sono ottimista - dice - perché vedo molti teenager impegnarsi in questa lotta, anche se il tempo stringe». Un atteggiamento positivo che il regista ha trovato anche da parte di una delle sue giovani interpreti, Selena Gomez, molto influente tra i suoi coetanei via social, «che è stata ammirevole nel cercare di sensibilizzare i suoi follower su queste tematiche».

I morti non muoiono è inoltre, come sempre, intriso di quella giusta dose di ironia che lo rende ben lontano da un pamphlet cupo e senza speranza. Iggy Pop che fa lo zombie o le improvvisazioni in auto tra Murray e Driver sono zampate di sano umorismo in un mondo in totale disfacimento.

IL PERSONAGGIO

Un ventenne sedotto dal Surrealismo a Parigi

Un ventenne nato e cresciuto in una cittadina dell’Ohio e da qualche tempo trasferitosi a New York per studiare letteratura alla prestigiosa Columbia University, passa nove mesi a Parigi per effettuare delle ricerche su André Breton e il Surrealismo. Siamo nel 1973 e questo soggiorno segnerà per sempre l’esistenza del giovane Jim Jarmusch che sulle rive della Senna scoprirà anche il suo amore per il cinema divenendo un assiduo frequentatore della Cinémathèque Française. Da lì nasce la sua decisione di frequentare la Film School della New York University e di mettere il suo precoce talento letterario al servizio della settima arte. Se pensiamo a questi aspetti autobiografici, il film più personale di Jarmusch non può che essere considerato il delicato e appassionante Paterson (2016), anche se la riflessione sulle infinite forme della narrazione è onnipresente nell’opera jarmuschiana, a cominciare dall’indimenticabile Stranger than Paradise che nel 1980 lo rivelò al mondo grazie anche al Pardo d’oro ottenuto a Locarno. Ma c’è un altro amore nella vita del regista americano che permea il suo cinema: quello per la musica. Al di là delle vicende poco note del Jarmusch-musicista e della’estrema cura che ha sempre dimostrato per questo aspetto del suo lavoro, è assolutamente peculiare il modo in cui egli abbia da sempre considerato i musicisti come degli attori potenziali, offrendo ruoli di primo piano a un John Lurie o a un Tom Waits e regalando camei a uno Screamin’ Jay Hawkin o a un Iggy Pop. Passioni che si intrecciano e rendono unici i film di Jarmusch in un’epoca in cui il cinema è sempre più omologato e prevedibile.

LA FILMOGRAFIA

Quarant’anni di carriera in tredici film

1980 «Permanent Vacation»

Con Chris Parker, Leila Gastil, Maria Duval, John Lurie, . Eric Mitchell, Sara Driver. In una New York semideserta, dopo una guerra non precisata, il giovane Aloysius vaga solitario e i suoi incontri si rivelano tutti deludenti. Il film di diploma del regista girato in 16mm.

1984 «Stranger than Paradise»

Con John Lurie, Eszter Balint, Richard Edson, Cecilia Stark. Strambo film on the road con al centro tre personaggi e tre luoghi (New York, Cleveland, la Florida) per una narrazione libera e minimalista impreziosita da un finissimo umorismo. Vincitore della Caméera d’or per la migliore opera prima al Festival di Cannes e del pardo d’oro al Festival di Locarno.

1986 «Down by Law»»

Con Tom Waits, John Lurie, Roberto Benigni, Ellen Barkin, Nicoletta Braschi. Ancora tre personaggi, che casualmente si trovano a condividere la stessa cella in un penitenziario e riescono a evadere per poi vivere una serie di avventure che permettono ai protagonisti di improvvisare a piacimento. Tra loro spicca il folletto Benigni che si esprime in un irresistibile inglese maccheronico.

1989 «Mystery Train»

Con Masatoshi Nagase, Joe Strummer, Youki Kudoh, Screamin’ Jay Hawkins, Elizabeth Bracco, Nicoletta Braschi. Una coppia di adolescenti giapponesi in pellegrinaggio nei luoghi mitici del rock, una giovane vedova italiana che viaggia con il marito nella bara, tre balordi buoni che compiono una rapina: film in tre episodi ambientato a Memphis nel nome dell’immortale leggenda di Elvis.

1992 «Night on Earth»

Con Winona Ryder, Gena Rowlands, Armin Müller-Stahl, Béatrice Dalle, Roberto Benigni, Matti Pellonpää, Kari Väänanen. Durante la stessa notte, cinque tragitti in taxi in cinque città diverse: Los Angeles, New York, Parigi, Rome ed Helsinki. Non certo il migliorJarmusch.

1995: «Dead Man»

Con Johnny Depp, Gabriel Byrne, John Hurt, Robert Mitchum. A fine Ottocento, il viaggio verso la morte del giovane contabile William Blake, braccato dai cacciatori di taglie dopo aver ucciso un uomo per legittima difesa. Un western anomalo, visionario e onirico, violento ma anche divertente, girato in un bianco e nero cupo e con la lancinante colonna sonora della chitarra elettrica di Neil Young. Un vero cult con un impagabile Johnny Depp.

1997 «Year of the Horse»

Documentario sulla tournée del 1996 di Neil Young e della sua storica band Crazy Horse con interviste ai musicisti e sequenze d’archivio degli anni 70 e ’80.

1997 «Ghost Dog - Il codice del Samurai»

Con Forest Whitaker, Victor Argo, Isaac De Bankolé. Ghost Dog è un sicario afroamericano senza nome che non uccide per denaro ma per riconoscenza nei confronti di un vecchio mafioso italo-americano. Vive seguendo le regole di comportamento di un antico Samurai, tratte da un libro i cui aforismi fanno da contrappunto alle sue azioni. Un originale e struggente gangster movie.

2003 «Coffee & Cigarettes»

Con Roberto Benigni, Steve Buscemi, Iggy Pop, Tom Waits, Cate Blanchett, Bill Murray. Undici corti girati a partire dal 1986 con 24 interpreti nella parte di se stessi. Lo schema è sempre lo stesso: due persone sedute al tavolino di un bar che cercano di conversare tra loro mentre bevono un caffè e fumano una sigaretta. L’episodio Somewhwew in California con Tom Waits e Iggy Pop ottenne la Palma d’oro per il miglior cortometraggio a Cannes nel 1993.

2005 «Broken Flowers»

Con Bill Murray, Julie Delpy, Sharon Stone, Chloë Sevigny, Tilda Swinton. Don Johnson, maturo e intristito dongiovanni, riceve una lettera anonima nella quale gli si dice che vent’anni prima ha contribuito a mettere al mondo un figlio maschio. Spinto da un inconfessabile desiderio di paternità, Don parte alla ricerca delle quattro donne che potrebbe aver messo incinte, ma il passato rimane passato. Inesorabilmente. Premio della giuria al Festival di Cannes.

2013 «Only Lovers Left Alive»

Con Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska, John Hurt. Adam ed Eve sono due amanti un po’ particolari: hanno qualche centinaio di anni e sono vampiri, ma non succhiano più il sangue agli umani, ormai ridotti a zombie, se lo comprano corrompendo medici e infermieri. L’arrivo di Ava, la sorellina di Eve, metterà a soqquadro la loro tranquilla esistenza. Very, very dark.

2016 «Paterson»

Con Adam Driver, Golshifteh Farahani. Paterson è un autista di pullman che vive nelle cittadina di Paterson (New Jersey), città natale del poeta William Carlos Williams (1883- 1963). Paterson conduce una tranquilla vita ordinaria, fatta di piccole emozioni, riti quotidiani e un rapporto affettuoso con la moglie Laura. Ogni giorno, durante il solito giro in pullman osserva e ascolta la

Jim Jarmusch, regista ma anche chitarrista.
Jim Jarmusch, regista ma anche chitarrista.
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