Heidegger è tornato, fuor di polemiche

Un convegno alla Lateranense ha segnato un nuovo inizio dopo le diatribe sull’antisemitismo

Heidegger è tornato, fuor di polemiche
Martin Heidegger (1889-1976)

Heidegger è tornato, fuor di polemiche

Martin Heidegger (1889-1976)

Heidegger è tornato, fuor di polemiche
L'arrivo dei relatori al convegno. Da sinistra: Francois Fédier, Giampaolo Azzoni, Alfredo Marini, Veronika von Herrmann, Stefano Esengrini, Friedrich-Wilhelm von Herrmann, Massimo Amato, In-Suk Cha, Francesco Alfieri, Günther Neumann, Federico Nicolaci

Heidegger è tornato, fuor di polemiche

L'arrivo dei relatori al convegno. Da sinistra: Francois Fédier, Giampaolo Azzoni, Alfredo Marini, Veronika von Herrmann, Stefano Esengrini, Friedrich-Wilhelm von Herrmann, Massimo Amato, In-Suk Cha, Francesco Alfieri, Günther Neumann, Federico Nicolaci

Lo scorso gennaio si è tenuto in Città del Vaticano, alla Pontificia Università Lateranense, un convegno che resterà, per qualità di relatori, contenuti e risultati scientifici, un punto di riferimento per tutti gli studiosi del filosofo tedesco Martin Heidegger. Al simposio, che s'è svolto nell'Aula Paolo VI, hanno partecipato il vescovo Enrico dal Covolo, Magnifico Rettore dell'Università, una quindicina di relatori – in primis Friedrich-Wilhelm von Hermann, ultimo assistente del filosofo, e François Fédier, uno dei più importanti discepoli e traduttori di Heidegger in Francia – e un centinaio tra professori, dottorandi e studiosi. Tra questi s'è distinto Matteo Pietropaoli, ricercatore presso La Sapienza e rigoroso interprete del filosofo di Meßkirch, di cui ha tradotto Dell'essenza della libertà umana per Bompiani. Era presente anche il Corriere del Ticino, in quanto la nostra testata ha seguito con lunghi articoli e materiale inedito (edizioni del 20.2.2016, 17.5.2016 e 1.7.2016) l'aspra polemica scoppiata sui quotidiani, ma non in ambiente scientifico, circa il presunto antisemitismo di Heidegger.

A far da base al convegno, due idee fondamentali. La prima è filologicamente dimostrata nel saggio Martin Heidegger. La verità sui «Quaderni neri» dello stesso von Hermann e di Francesco Alfieri, docente di Fenomenologia della religione alla Lateranense, suo assistente privato e anch'egli presente a Roma (una presenza schiva, non in prima linea, come da suo carattere). In sostanza: i quattordici passi incriminati da certa stampa come antisemiti, su un totale di 1250 pagine degli Schwarze Hefte, non possono essere considerati tali nemmeno in modo dubitativo. Il fraintendimento nasce da un'interpretazione letterale e da una volontà di strumentalizzazione mediatica, tant'è che, ad oggi, la polemica s'è notevolmente sgonfiata. En passant, segnaliamo che La verità sui «Quaderni neri» sarà pubblicato da Gallimard per la versione francese e da Dunckel & Humblot per quella tedesca, mentre sono in corso le traduzioni in spagnolo, rumeno, inglese e portoghese. Ulteriore novità: presto verranno edite da Morcelliana due monografie sempre a firma di von Herrmann e Alfieri dedicate, la prima alla traduzione del carteggio intercorso tra Martin Heidegger e suo fratello Fritz, molto discusso fin dall'uscita tedesca presso Herder nel 2016, la seconda a un'analisi filologica ed ermeneutica di tale epistolario.

L'altra idea portante del convegno la possiamo ricavare dal suo stesso titolo: «Ritorno alle fonti di Martin Heidegger. Vie della Seinsfrage». Detto altrimenti, occorre riportare la riflessione su Heidegger alla sua vera dimensione: quella del pensiero e non del giornalismo culturale.

L'importanza delle fonti

L'apertura del simposio è andata subito in questa direzione con un indirizzo di saluto firmato Arnulf Heidegger. In esso il nipote del filosofo e responsabile del suo lascito ringrazia von Herrmann e Alfieri «per aver reso possibile un nuovo approccio agli Schwarze Hefte, a queste annotazioni "di cantiere" che erano state interpretate in modo piuttosto tendenzioso». Al tale saluto si sono aggiunti quelli di Jörg Heidegger, figlio del filosofo, e di Gertrud, nipote.

Dopo l'introduzione di Angela Ales Bello – promotrice del convegno insieme a Leonardo Messinese, ciascuno per le rispettive aree di ricerca (entrambi sono docenti della Lateranense) – von Herrmann ha tenuto la sua Lectio Magistralis «Le due vie della questione dell'essere in Martin Heidegger». Un intervento d'alto rango: «Il pensiero di Heidegger assurge a una posizione speculativa fondamentale confrontabile con le grandi figure della tradizione; è solo filosofando, e non scadendo nelle ideologie, che d'ora in poi possiamo, e dobbiamo, confrontarci con essa».

A stretto giro, lo studioso husserliano di fama internazionale Guy van Kerckhoven ha fortemente ribadito: «Il libro di von Hermann e Alfieri affronta, cercando di risolverle, le gravi distorsioni che dalla pubblicazione dei "quaderni di appunti" di Heidegger scompigliano lo sfondo del paesaggio che il suo pensiero ha febbrilmente percorso e misurato. Le Considerazioni su alcune calunnie ripetutamente diffuse del 1950, che Alfieri cita estesamente, rispondono con rigore alle "insinuazioni" incessanti con cui si continua a gettare "discredito" sulla persona e sul pensiero di Heidegger».

Hanno poi tenuto la propria relazione: François Fédier sui rapporti tra Heidegger e René Char, un intervento poetico, letterario, in perfetto stile francese, Günther Neumann (Università di Friburgo in Brisgovia) sulla Monadologia di Leibniz come fonte heideggeriana, Alfredo Marini (autorità indiscussa e traduttore di Sein und Zeit) sul peso dell'opera di Dilthey in Heidegger, Giampaolo Azzoni (dell'ateneo di Pavia e organizzatore del convegno nella città lombarda su Heidegger e gli Schwarze Hefte, 12 maggio 2016), Pascal David (Università della Bretagna occidentale), Paola-Ludovika Coriando (Università di Innsbruck), Pedro Jesús Teruel (ateneo di València, il cui intervento si è incentrato su Heidegger, Kant e il problema della metafisica).

Vivace la sezione pomeridiana del convegno: Costantino Esposito (Università di Bari e sovente visiting professor nel nostro Canton Ticino) ha tenuto una prolusione sulle fonti cristiane in Heidegger, da Agostino a Lutero, Stefano Esengrini (della Cattolica di Milano) ha riflettuto sulla figura di Jean Beaufret, destinatario della Lettera sull'umanismo, infine Massimo Amato (della Bocconi) ha chiuso la serie con una relazione sull'economista Claudio Napoleoni e i punti di contatto tra la visione di quest'ultimo, peraltro non priva di stimoli in tempi di revisione della globalizzazione, e quella di Heidegger.

La vera contesa

La giornata ha visto anche il conferimento, dalle mani di monsignor dal Covolo, della medaglia d'onore della Lateranense con l'effige di Papa Francesco a von Herrmann e con l'effige del Papa Emerito Benedetto XVI al professor Fédier. Da sottolineare le parole di ringraziamento di von Herrmann: «Questa onorificenza dimostra che il Vaticano – la più antica e onorevole istituzione dell'Occidente – non è soltanto il centro della Cristianità e della sua Teologia, ma è anche il rifugio della filosofia occidentale strettamente legata alla teologia. Il Vaticano ha riconosciuto che con il pensiero di Martin Heidegger anche una gran parte della filosofia e in particolare della filosofia tedesca del '700 e '800 è esposta ad attacchi strumentalizzanti».

Si capisce, a questo punto, come al convegno di Roma sia stato in gioco qualcosa di più del destino di un filosofo. Forse, la vera contesa era tra il pensare di uomini liberi e il falso consenso del pensiero unico, con le sue derive sensazionaliste di cui i media si fanno non di rado cavalier serventi.

«Ciò che nei nostri tempi – ci ha detto a margine dei lavori von Herrmann – si manifesta come un dibattito contraffatto su Heidegger, egli non poteva prevederlo, perché sapeva che i Quaderni neri avrebbero reso familiare il lettore con la sua ampia e decisa critica del nazionalsocialismo e di Hitler. Inoltre sapeva che negli Schwarze Hefte aveva ammesso apertamente il suo errore politico e che i passi critici riferiti agli ebrei non rappresentavano un antisemitismo, visto che lui stesso aveva giudicato qualsiasi tipo di antisemitismo come "stupido e spregevole"».

Da ultimo, abbiamo rivolto una domanda a François Fédier sulle cause di una polemica che a molti studiosi è parsa fin da subito una strumentalizzazione: «Jean Beaufret parlava a ragione – ci ha risposto Fédier – dell'"enormità di Heidegger". La forma più diretta, ma anche la più primitiva e incontrollata, che può assumere la scossa che trasmette Heidegger a chi vi si avvicina è quella di una violenta ostilità. Ostilità e incomprensione si uniscono allora in una malevolenza deliberata. Ormai non si tratta più di cercare di comprendere, gli sforzi tendono a un solo scopo: quello di accusare un pensiero supposto "pericoloso". Tutti i mezzi sono buoni per denunciare un pensiero di cui si è avvertito, ma in tutta la sua violenza, unicamente l'aspetto destabilizzante. Non stupiamoci dunque di vedere gli eccessi di ogni genere a cui sono indotti i denunciatori».

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