Festival di Cannes

La dissoluzione della famiglia secondo Ken Loach

Il regista inglese in concorso con «Sorry We Missed You»

La dissoluzione della famiglia secondo Ken Loach
Ken Loach a Cannes, (Foto Keystone)

La dissoluzione della famiglia secondo Ken Loach

Ken Loach a Cannes, (Foto Keystone)

La dissoluzione della famiglia secondo Ken Loach

La dissoluzione della famiglia secondo Ken Loach

La dissoluzione della famiglia secondo Ken Loach

La dissoluzione della famiglia secondo Ken Loach

CANNES - Una famiglia di classe modesta, come tante altre, nel Regno Unito o in un altro Paese dell’Europa occidentale: padre, madre, un figlio quindicenne in piena crisi adolescenziale, una ragazzina di 11 anni intelligente e curiosa ma con problemi di insonnia. Fino a qualche anno fa ci si sarebbe potuti attendere che il padre avesse un impiego fisso e la madre lavorasse a metà tempo per potersi occupare anche delle necessità dei figli. Oggi, come ci racconta Ken Loach nel suo nuovo film Sorry We Missed You visto ieri in concorso, questo non è più sufficiente: per motivi di salute, perché si sono persi i propri risparmi durante la crisi finanziaria dello scorso decennio o perché il mercato del lavoro ha cambiato le proprie regole. Oggi, sempre più spesso, per tirare avanti una famiglia come quella protagonista del film ha bisogno che i genitori lavorino per 14 ore al giorno, sabati compresi, e ciò spesso non è nemmeno sufficiente poiché le condizioni a cui sono sottoposti sono sempre meno garantiste. Conseguenza di tutto ciò: la dissoluzione della famiglia che «sopravvive» soltanto negli scampoli di tempo che non vengono letteralmente «divorati» dal lavoro. Sembrerebbe l’argomento per un saggio di sociologia piuttosto che per un lungometraggio, ma Ken Loach (in combutta con il suo storico sceneggiatore Paul Laverty) illustra tutto ciò in maniera chiara, convincente, suscitando emozioni forti e - a tratti - anche commozione. La storia di Ricky e Abby e dei loro figli Seb e Lisa Jane è quanto di più «banale», ma ancora una volta il regista di Io, Daniel Blake (Palma d’oro nel 2016) e di My Name is Joe riesce a nobilitare l’esistenza delle persone qualunque, senza pietismi né giudizi di merito, soltanto mostrando i fatti - tutti documentati - dal suo inscalfibile punto di vista.

A Sorry We Missed You (titolo che fa riferimento alle cartoline che Ricky lascia nelle bucalettere dei clienti quando non riesce a consegnare un pacco con il suo furgone, ma anche all’assenza di vita intima, famigliare) non raggiunge gli apici di altri film di Loach, poiché non presenta un protagonista della personalità di quelli citati in precedenza, ma è un film utilissimo da vedere per guardarci allo specchio e capire come sia evoluta - senza che neanche ce ne accorgessimo - la nostra società e, di conseguenza, la vita di ciascuno di noi.

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