L'autobiografia di un rocker tranquillo

Rod Stewart racconta la sua vita in un libro: molti successi, pochi eccessi

LONDRA - Se non state più nella pelle dal desiderio di conoscere da vicino le mille vite glamour e sexy di una rockstar, questa autobiografia fa per voi. Qui ve le dicono e ve le cantano  -  è proprio il caso di dirlo -  come nemmeno la miglior campagna vendite degli ultimi anni. E ne uscirete un po? frastornati un po? incantati, con la sensazione di aver guardato in  un vecchio caleidoscopio,, ma anche con un poco d?amaro in bocca e il sospetto che sotto il vestito non ci sia niente. E va bene eravamo negli anni Sessanta e l?acconciatura contava più dell?anima. E d?accordo pure che vivere senza il calcio per qualcuno meglio sarebbe non vivere. E passi pure la smodata passione per i trenini e le auto di lusso, quelle che devono far girare la testa. Benissimo poi inanellare – per non usare altri termini più chiari e corrivi – una donna dietro l?altra e, non senza una botta di fantasia, con una netta  predilezione per  quelle bionde alte e dagli occhi azzurri. Niente da dire su limousine e completi fashion, cocaina e concerti oceanici, ma poi? È il rock bellezza e tu non puoi farci proprio niente, direbbe un Bogart d?antan. E infatti. L?autobiografia di Rod Stewart è proprio questo, l?apparato iconografico che fa capolino tra le pagine è lì a dimostrarlo. L?ascesa dell?urlatore pop, della miglior voce bianca del rhythm and blues, del rockettaro spinto (e del cantante e dell?interprete della musica popolare americana che vende milioni e milioni di dischi, mica bruscolini) non ha visto discese all?inferno, né si è giovata delle bufale su impegno e rivoluzione. È stata piuttosto l?onesta carriera di un giovane della middle class britannica che con la sua voce ha potuto  sbarcare il lunario, eccome se ha potuto.

Il video di Maggie May
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