Festival di Cannes

Per Xavier Dolan due trentenni al bivio

Il regista canadese ha presentato in concorso il suo nuovo film «Matthias & Maxime»

 Per Xavier Dolan due trentenni al bivio
Il regista Xavier Dolan (30 anni). (Foto Keystone)

Per Xavier Dolan due trentenni al bivio

Il regista Xavier Dolan (30 anni). (Foto Keystone)

 Per Xavier Dolan due trentenni al bivio
Alcuni degli attori del film. (Foto Keystone)

Per Xavier Dolan due trentenni al bivio

Alcuni degli attori del film. (Foto Keystone)

CANNES Xavier Dolan ha da poco compiuto 30 anni, un’età in cui di solito un regista è ancora alla ricerca dei punti fermi del suo modo di affrontare il cinema. Negli ultimi 10 anni, il cineasta di Montréal ha però già sfornato nove lungometraggi, di cui l’ultimo - Matthias & Maxime - è stato presentato ieri in concorso sulla Croisette. Questa eccezionale traiettoria rende Dolan il vero e proprio enfant prodige del cinema mondiale, esponendolo a un’enorme pressione mediatica ma anche a una certa dose di benevolenza, visto che si ha tendenza a perdonargli i suoi eventuali errori e le sue incertezze con l’auspicio «È ancora giovane ma si farà». Da un autore che ha intitolato la sua opera prima Ho ucciso mia madre, non si può certo pretendere che parli d’altro che non siano rapporti familiari o d’amicizia. È quindi quel che accade anche in Matthias & Maxime, storia di due trentenni che sono cresciuti insieme fin dalla più tenera infanzia e le cui esistenze giungono a un bivio. Maxime (interpretato dallo stesso Dolan) è in procinto di partire per un soggiorno di due anni in Australia, senza prospettive chiare, così come confusa, arruffata, improvvisata appare tutta la sua esistenza. Matthias invece ha scelto una carriera professionale apparentemente sicura (è avvocato praticante nello studio del padre) ma questo vestito gli va sempre più stretto. I due giovani sono inoltre alle prese con una relazione omosessuale latente che emerge in maniera casuale ma sempre più forte man mano che il momento della separazione si avvicina. Dolan ha però l’accortezza di aggiungere una dimensione ancora più personale al film, suggerendo che i due protagonisti non siano altro che le due facce della stessa persona. Il fatto che il film sia tutto parlato in québécois strettissimo e proceda per lunghe scene corali concitate non aiuta però lo spettatore ad entrare nella sua atmosfera. Atmosfera che trova i suoi momenti più emozionanti nelle scene intime tra i due giovani che non giungeranno però mai al confronto diretto, lasciando il finale fin troppo aperto.

Quasi ogni anno a Cannes c’è una commedia che si accaparra i favori dei giornalisti ma quasi mai figura nel palmarès. Quest’anno si intitola Parassiti, viene dalla Corea del Sud ed è firmata da Bong Joon-Ho. Un film spassoso e intelligente di cui è protagonista una famiglia di poveracci che «spodesta» con la furbizia e la sfrontatezza una famiglia di ricchi. Non tutto andrà per il meglio, ma Parasites ha tutte le carte in regola per interessare un pubblico anche non asiatico, proprio perché si tratta di un’agghiacciante metafora delle disparità sociali di oggi in Corea ma non solo.

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