Rassegne

Starmus: lo spazio incontra la musica

Al via oggi a Zurigo un’intensa kermesse scientifico-artistica

 Starmus: lo spazio incontra la musica
Il tastierista Rick Wakemanm tra i fondatori del festival che si svolge a Zurigo da oggi fino al 29 giugno.

Starmus: lo spazio incontra la musica

Il tastierista Rick Wakemanm tra i fondatori del festival che si svolge a Zurigo da oggi fino al 29 giugno.

 Starmus: lo spazio incontra la musica

Starmus: lo spazio incontra la musica

È uno dei festival più singolari al mondo quello che, intitolato Starmus, prende il via quest’oggi e si svilupperà fino a sabato a Zurigo tra l’Hallenstadion e la Samsung Hall. È infatti una rassegna che mette a confronto due discipline apparentemente lontane ma in realtà più vicine di quanto si possa pensare: l’astronomia e la musica. Una rassegna nata una decina di anni fa dall’incontro tra Garik Israelian, ricercatore dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie e musicista per passione e Brian May, chitarrista rock dei Queen ed appassionato di astrofisica (una passione che, dopo aver abbandonato gli studi all’Imperial College per dedicarsi alla musica, ha ripreso a coltivare agli inizi del Millennio ottenendo un dottorato con la tesi «Analisi delle velocità radiali della nube zodiacale»). Ai due si sono poi unite due altre figure cardine della scienza del Novecento: lo scienziato britannico Stephen Hawking e Neil Armstrong, primo uomo a mettere piede sulla Luna. Ed è proprio da questa versione un po’ colta dell’«Eravamo quattro amici al bar...» che è nato Starmus, appuntamento biennale che riunisce scienziati di primo piano, astronauti leggendari e musicisti e artisti iconici che sviluppano attraverso dibattiti, tavole rotonde, mostre, concerti, proiezioni di film e altre attività un particolare tema legato all’esplorazione dello spazio.

L’abbinamento, che può sembrare decisamente curioso, tra ricerca spaziale e musica ci è stato così spiegato da uno dei quattro fondatori del consesso, Garik Israelian: «Si tratta di un legame molto antico, riconducibile addirittura ad Aristotele e alla sua Teoria delle sfere. Chiunque abbia osservato il cosmo, infatti, ha sempre maturato la convinzione che i corpi celesti, muovendosi, generino giocoforza delle onde sonore. E che questi suoni, se messi in relazione tra di loro, producano una musica, identificabile come l’armonia dell’universo. Ebbene la decodificazione di questa musica – che per secoli è sempre stata una sorta di innocente mania di tutti gli scienziati – è diventata realtà grazie ai progressi fatti dalla scienza negli ultimi decenni, che ci hanno permesso di catturare queste onde sonore, di catalogarle e di cercare all’interno delle leggi che governano l’universo e la sua armonia, anche l’armonia di suoni».

Un progetto affascinante e ambizioso che Starmus, assieme a tutti i suoi eventi, ha ad oggi sviscerato in quattro edizioni. La prima e la terza, svoltesi a Tenerife rispettivamente nel 2011 e 2014, sono state un tributo a Yuri Gagarin e ai viaggi delle navette Apollo ospitando personalità del calibro di Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Alexei Leonov, Jim Lovell, Bill Anders, Brian May, Kip Thorne e altre leggendarie figure di scienza, arte e esplorazione dello spazio. La terza, ospitata sempre dalle Canarie nel 2016, ha introdotto un nuovo elemento: l’assegnazione della Stephen Hawking Medal, prestigioso riconoscimento inaugurato proprio dallo scienziato britannico, che va a comunicatori scientifici distintisi particolarmente nella loro «missione». La quarta edizione di Starmus, svoltasi invece a Trondheim (Norvegia) nel 2017, è stata caratterizzata dalla presenza di 11 premi Nobel e di alcuni astronauti di livello mondiale, oltre che di artisti come Steve Vai, Ane Brun, Trondheim Solista, Nuno Bettancourt e The Pineapple Thief.

Quest’anno, per la prima volta, la rassegna sbarca in Svizzera, su proposta dell’astronauta rossocrociato Claude Nicollier e grazie alla collaborazione del marchio orologiero Omega, i cui cronografi sono al polso degli astronauti della NASA da 50 anni. Proprio da quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin piantarono sulla Luna la bandiera statunitense e, tra le altre cose, aprirono sul nostro satellite una vela di alluminio, destinata a raccogliere particelle del vento solare: un prodotto che era stato concepito all’Università di Berna e che i due misero in pratica sul suolo lunare. Ed è appunto al cinquantesimo dell’allunaggio che è dedicata la rassegna che si apre quest’oggi e che già in serata proporrà un evento tanto ghiotto quanto unico: un omaggio alle missioni Apollo e a coloro che le hanno rese possibili in un concerto intitolato «C’era una volta sulla Luna» in cui colonne sonore scritte da Hans Zimmer per i film Inception e Interstellar, suonate dal vivo dal suo autore, si combineranno con immagini uniche del creatore di effetti visivi Paul Franklin e con le chitarre di Steve Vai. Ma non solo: nel corso della serata riecheggeranno pure le note di Space Oddity di David Bowie, suonate da Rick Wakeman, accompagnate da narrazioni dell’astronauta Chris Hadfield in modo da arrivare ad un gran finale in cui Brian May proporrà, in versione appositamente arrangiata per l’occasione e con l’ausilio dei già citati colleghi, alcune delle canzoni più famose dei suoi Queen.

Un inizio insomma con il botto, che fa da preludio ad un’intensa settimana durante la quale è in programma un fitto calendario di incontri, dibattiti, proiezioni che coinvolgeranno personalità tra cui gli astronauti Michael Collins e Buzz Aldrin (Apollo 11), Charlie Duke (Apollo 16), Harrison Schmitt (Apollo 17), Walter Cunningham (Apollo 7), Alfred Worden (Apollo 15), gli scienziati Gerald Griffin (direttore di volo del programma Apollo della NASA), Fabiola Gianotti (fisica del CERN di Ginevra), gli astrofisici Martin Rees, Jill Tarter, Garik Israelian e Brian May e, sul fronte musicale, uno degli architetti sonori più importanti dell’ultimo mezzo secolo: Brian Eno.

Il calendario completo degli eventi è consultabile su www.starmus.com.

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