69. Berlinale

Storie di ordinaria radicalizzazione in Francia

Le affronta André Téchiné in «L’adieu à la nuit», presentato fuori concorso al festival tedesco

Storie di ordinaria radicalizzazione in Francia
Da destra, André Téchiné, Catherine Deneuve, Kacey Mottet Klein, Stéphan Bak e Léa Mysius. (Foto Keystone)

Storie di ordinaria radicalizzazione in Francia

Da destra, André Téchiné, Catherine Deneuve, Kacey Mottet Klein, Stéphan Bak e Léa Mysius. (Foto Keystone)

BERLINO (Dal nostro inviato alla Berlinale) - È un tema che non ci si aspetterebbe da André Téchiné quello della radicalizzazione di giovani estremisti francesi, che di punto in bianco decidono di partire come foreign fighters. Il 75.enne maestro del cinema francese lo affronta in L’adieu à la nuit, presentato nei giorni scorsi fuori concorso alla 69. Berlinale. È la storia di Alex - interpretato dall’attore svizzero Kacey Mottet Klein - e della nonna Muriel che lo ha tirato su e a cui dà volto Catherine Deneuve, una delle attrici più amate da Téchiné. Lei, donna con i piedi per terra, dirige un’azienda agricola e una scuola di equitazione. Il ritorno dell’amato nipote, che crede in procinto di partire per il Canada, la riempie di gioia. Ma subito nota che qualcosa è cambiato nel ragazzo che si è convertito all’Islam. Sarà forse l’influenza della compagna, Lila (Oulaya Amamra). Ma qualcosa non torna. Lui sembra volersi sbarazzare di ogni legame familiare. La madre è morta e con il padre, che si è rifatto una vita altrove, non parla. La verità viene fuori in fretta: i due sono in procinto di partire per la Siria. E Muriel è pronta a fare di tutto per fermarli. Téchiné non sembra interessato a una analisi delle cause del fenomeno quanto all’effetto che questo ha sulla vita delle persone comuni. Lo sguardo del regista, da sempre attento e sensibile alle tematiche che riguardano l’universo giovanile, coglie l’anima inquieta del ragazzo a cui Mottet Klein dà una solida presenza, così come la disperata incredulità della nonna. Ma qualcosa manca nel film che non scava oltre le profondità della singola crisi esistenziale e non sfrutta fino in fondo un personaggio come quello dell’estremista fuggito dalla Siria a cui Muriel si rivolge. Ma la risposta da lui fornita, quella della semplice noia per la vita che conduceva, forse è troppo dura da mandare giù.

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