Televisione

Ultima notte ad Approdo del Re per un fan di Trono di Spade

ALLARME SPOILER - Il finale della serie e come lo abbiamo vissuto

Ultima notte ad Approdo del Re per un fan di Trono di Spade
Trono di Spade saluta il suo pubblico. (Foto HBO)

Ultima notte ad Approdo del Re per un fan di Trono di Spade

Trono di Spade saluta il suo pubblico. (Foto HBO)

Spoiler, spoiler e ancora spoiler. Non continuate a leggere oppure poi non dite che non vi avevamo avvertiti. Fermatevi qui e ora, se non volete sapere come è finito Trono di Spade, perché in questo pezzo verrà detto (quasi) tutto. Finito, sì, perché è finito davvero. Ultima puntata e ciao. Un viaggio durato otto stagioni per la serie dei record, seguita da milioni di spettatori appassionati. Molto appassionati. E pronti a commentare, esultare o sfogare rabbia e frustrazione via social, in questo gioco dei troni che è diventato un gioco di massa. Una partecipazione scatenata anche per quest’ultima, attesissima stagione. Stagione che già fino al penultimo episodio ha deluso le attese di molti, tanto che un milione di fan ha firmato una petizione online per riscriverla in blocco, accusando gli showrunner D.B. Weiss e David Benioff, di aver fatto strame dello spirito della serie e di essere persi senza la guida puntuale del grande vecchio George R.R. Martin, autore dei libri da cui è tratta la saga che però ancora non ha finito l’ultimo favoleggiato romanzo. Si sono messi a correre, sconvolgendo i ritmi, buttando via un paio delle striminzite sei ultime puntate a disposizione in chiacchiere. Poi ci hanno bruciato il Re della Notte, che con i suoi Estranei era lo spauracchio dei Sette Regni fin dall’inizio, annientato con un colpo solo da Arya Stark che manco Darth Maul in Star Wars aveva fatto una figuraccia del genere. Fin qui - noi fan - più o meno tutti d’accordo a lamentarci, per quella magnifica costruzione del climax a cui eravamo abituati andatasene al diavolo. Poi c’è stata la penultima puntata, «The Bells», roba divisiva quella. C’è chi l’ha odiata e chi l’ha amata, come me, trovandola una dei momenti più belli della serie. Le parti che si ribaltano. La madre dei draghi, spezzatrice di catene eccetera eccetera, che da salvatrice degli oppressi che si trasforma in un mostro sterminatore di uomini donne e bambini innocenti, arsi vivi o sventrati dalle sue truppe. La morte di Cersei, la perfidia incarnata, che si rivela invece una figura tragica, sepolta dalle macerie insieme all’amato fratello Jamie. L’addio al Mastino e alla mostruosa Montagna... Tanta roba. È d’accordo anche Stephen King che di storie qualcosa ne sa. «Ho amato l’ultima stagione de Il Trono di Spade, compreso il momento in cui Daenerys è impazzita mettendo Approdo del Re a ferro e fuoco», ha scritto su twitter perché anche uno come lui non può fare a meno di commentare.

Queste le premesse quindi, quando con spirito inquieto punto la sveglia alle tre del mattino di lunedì, che non voglio mancare il momento storico dell’ultimo episodio, trasmesso anche sulla RTS 1, in contemporanea con la HBO negli USA. Rimbambito per le poche ore di sonno, eccomi nel buio del salotto rischiarato solo dal televisore. Sto sul tappeto, a pochi centimetri dallo schermo, quelli che mi permette il cavo delle cuffie che ho messo per non disturbare i vicini a quest’ora. So che se lo stanno guardando anche mia moglie e sua sorella, in questo momento all’estero con la famiglia e a me sarebbe piaciuto essere in compagnia per condividere il momento. Ma ne parleremo a casa, per un bel po’ mi sa. Roba da fan questa, perché Trono di Spade non è una serie che si guarda così, pensando ad altro. Se te ne innamori è per sempre, anche se magari ti tradisce. Parte la sigla e anche se da solo al buio me la canticchio pavlovianamente come sempre. Un’oretta e rotti più tardi sono ancora lì al buio, frastornato e con emozioni mischiate. L’ultima puntata ricapitola l’ultima serie come la legge biogenetica di Haeckel in versione tv. Ritmi distorti e un paio di grandi momenti. Le ali del drago che si aprono dietro a Daenerys facendone un simbolo della distruzione. Il pugnale conficcato nel sue carni da Jon Snow innamorato di lei ma anche di ciò che è giusto. Il drago sfodera saggezza, e con rabbia distrugge il vero responsabile di tutto, proprio quel Trono di spade su cui in molti si volevano sedere e il simbolo della sete di potere si scioglie fra le fiamme. E poi ecco il triplo salto mortale carpiato, non giustificabile e senza senso. Un concilio che, poche settimane dopo, con calma, decide chi sarà il nuovo re, mentre Jon è tranquillamente prigioniero, non è stato fatto a pezzi da Dothraki o Immacolati, fedeli a Dany e ben noti per la loro ragionevolezza.... Tyrion fa un discorso sul valore delle storie, le cose che contano di più. E chi ha la storia migliore se non Bran mistico paralizzato e ormai ben poco umano? Tocca a lui regnare. Eh? Prego? E Jon morto e rinato? E Arya assassino senza volto? Il giorno dopo scoprirò dai tweet dei fan che non sono l’unico a non essere d’accordo. Nord indipendente in mano a Sansa per gentile concessione del nuovo sovrano. Jon esiliato di nuovo alla Barriera. Tutti vivi gli ultimi superstiti e dopo una omaggio alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco che diventano un libro anche nella serie, Arya va «ad ovest di Westeros» dove nessuno sa cosa ci sia. Mah. Esausto torno a dormire qualche ora prima di rialzarmi per andare al lavoro. Magari sogno i draghi. Che comunque mi mancano già un sacco.

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