Locarno

«Un Festival che deve dare certezze»

All’inaugurazione della 72. edizione il presidente Solari ricorda i valori che hanno fatto grande la manifestazione – Il consigliere federale Alain Berset ne elogia lo spirito d’apertura – Manuele Bertoli: «Più contributi dal Cantone» - LE FOTO

«Un Festival che deve dare certezze»
Il presidente Marco Solari con la direttrice artistica Lili Hinstin. (Fotofestival)

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Il presidente Marco Solari con la direttrice artistica Lili Hinstin. (Fotofestival)

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Foto Festival

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Foto Zocchetti

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LOCARNO – Aperto, cosmopolita, libero e fedele a se stesso. È stato lo spirito del Locarno Film Festival, giunto alla 72. edizione, a tenere banco durante la cerimonia d’apertura tenutasi questa sera nel chiostro dell’ex Magistrale. Uno spirito che ha reso la rassegna cinematografica sempre più grande e apprezzata a livello internazionale. A sottolinearne queste peculiarità tutti gli intervenuti: il sindaco di Locarno Alain Scherrer, il direttore del Dipartimento educazione, cultura e sport Manuele Bertoli, il consigliere federale Alain Berset e il presidente Marco Solari.

E proprio elogiando lo spirito della kermesse Bertoli ha sottolineato come l’evento sia evoluto negli anni, mostrando sempre più qualità e diventando sempre più importante. E poi ha subito tranquillizzato il presidente, perché anche le questioni pratiche, come quelle legate alla gestione finanziaria, non sono di scarsa rilevanza: «Il Cantone sta già lavorando al finanziamento della manifestazione per il periodo 2021-2025. Una manifestazione culturale che necessiterà con ogni probabilità di più risorse rispetto al passato. Risorse che merita appieno».

«Cosa vogliamo dal Festival?», si è invece chiesto Marco Solari. «In tempi di incertezze dobbiamo dare certezze», ha risposto. Quali? «Se in un determinato mondo politico regna la scorrettezza, noi saremo corretti. Alle Fakenews risponderemo con la verità, alla maleducazione con l’eleganza. Che il Festival rimanga se stesso e non tradisca mai i principi che l’hanno fatto diventare grande. Io credo nei nostri valori. Che la kermesse possa sempre essere uno dei fari culturali della Svizzera». Infine un augurio ai presenti: «Auguro a tutti di godersi un eccellente edizione «hinstiniana», ha detto facendo riferimento alla neo direttrice artistica Lili Hinstin.

Una direttrice artistica che, visibilmente emozionata, non si è lanciata in un lungo discorso (comunque esprimendosi in un ottimo italiano), «preferendo lasciar parlare i film» della 72. rassegna. Lili Hinstin ha spiegato come abbia sempre seguito il Festival di Locarno. Dapprima sui libri, apprezzandone il coraggio e l’audacia, e poi direttamente sul campo, potendo respirare un’atmosfera fraterna. Una correttezza e una cortesia riconfermate anche dopo la nomina a direttrice artistica.

«Locarno ci permette di vivere uno spirito d’apertura, che consente di far evolvere la coscienza collettiva», ha invece rimarcato il consigliere federale Alain Berset, a capo del Dipartimento federale dell’interno. «Un’apertura che fa di Locarno un luogo molto svizzero. Un luogo di scoperta che ci fa riflettere insieme, in un mondo dove spesso la distruzione e la desolazione sono diventate la norma». E a proposito di apertura e scoperta, ma anche di coraggio, Berset ha ricordato come il Pardo abbia nel corso dei decenni dato inizio a tendenze, a carriere e riconosciuto grandi artisti. Come ad esempio Spike Lee, assegnandogli il Pardo d’Oro nel 1983.

Appassionate, in conclusione, anche le parole del sindaco di Locarno, Alain Scherrer. «Che senso ha continuare a proporre un Festival e produrre film?», si è chiesto. «Un film è un’opera d’arte che forma il substrato della società, suggerendo valori», ha aggiunto sposando il pensiero di Berset. «Un film è un’opera d’arte che in un modo o nell’altro deve andare contro corrente, rischiando anche la censura».

Insomma, la 72. edizione del Pardo è ormai lanciata rimarcandone lo spirito che lo caratterizza da decenni. Un’edizione che stasera, dopo i temporali della mattina e dell’inizio del pomeriggio, ha potuto godere della clemenza di Giove Pluvio durante la cerimonia d’apertura. Che si di buon auspicio.

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