Festival di Cannes

Una commedia coreana beffa Pedro Almodovar

Il massimo riconoscimento va a «Parassiti» di Bong Joon-Ho

 Una commedia coreana beffa Pedro Almodovar
Bong Joon-Ho con la Palma d’oro consegnatagli da Catherine Deneuve. (Foto Keystone)

Una commedia coreana beffa Pedro Almodovar

Bong Joon-Ho con la Palma d’oro consegnatagli da Catherine Deneuve. (Foto Keystone)

 Una commedia coreana beffa Pedro Almodovar
Jean-Pierre e Luc Dardenne con la Palma per la miglior regia (Foto Keystone)

Una commedia coreana beffa Pedro Almodovar

Jean-Pierre e Luc Dardenne con la Palma per la miglior regia (Foto Keystone)

Pedro Almodóvar non ce l’ha fatta neanche stavolta: il suo film Dolor y Gloria ha dovuto accontentarsi del premio per la migliore interpretazione maschile (del resto pienamente meritato) andato ad Antonio Banderas. La giuria del 72. Festival di Cannes, presieduta dal regista messicano Alejandro Gonzalez Iñarritu, ha scelto un’altra strada, assegnando la Palma d’oro alla commedia Parassiti del regista sudcoreano Bong Joon-Ho e valorizzando (a mio parere eccessivamente) le opere di tre delle quattro registe in gara, segno che il parere delle giurate (le cineaste Kelly Reichardt e Alice Rohrwacher e le attrici Maimouna N’Diaye ed Elle Fanning: quattro su un totale di nove votanti) ha pesato parecchio sul verdetto. Il massimo riconoscimento rimane così in Asia per il secondo anno consecutivo (l’anno scorso si impose Un affare di famiglia del giapponese Hirokazu Kore’eda, film meno spensierato e più classico rispetto a Parassiti ma che affronta esattamente lo stesso tema, ovvero quello delle crescenti (e per molti versi drammatiche) disparità sociali che interessano anche le società dei Paesi asiatici industrializzati. Quanto agli altri premi, a sembrare soprattutto sproporzionato è il Grand Prix (in pratica la Palma d’argento) andato ad Atlantique, opera prima della franco-senegalese Mati Diop, film pieno di buone intenzioni, lodevole poiché cerca di affrontare il tema della migrazione in maniera anticronachistica, ma anche parecchio confuso e approssimativo. Più che meritati invece i riconoscimenti andati all’attrice inglese Emily Beecham per la sua interpretazione in Little Joe dell’austriaca Jessica Hausner e a Céline Sciamma per la sceneggiatura del suo Portrait de la jeune fille en feu, molto più compiuto di Atlantique. Tra i grandi maestri presenti quest’anno in concorso sulla Croisette, possono invece esserepiù che soddisfatti Luc e Jean-Pierre Dardenne che si portano a casa un Premio per la miglior regia per il loro Il giovane Ahmed, film di bruciante attualità su un tema - quello della radicalizzazione dei giovanissimi musulmani in Europa - che il cinema non aveva mai saputo affrontare con tanta maestria. Senza infamia e senza lode il Premio della Giuria attribuito ex-aequo al francese Les Misérables di Ladj Ly (che avrebbe meritato di più) e al brasiliano Bacurau di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles che pare più che altro un risarcimento per l’inopinta esclusione dal palmarès, nel 2016, del ben più convincente Aquarius firmato dal solo Mendonça.

Tra le opere presentate negli ultimi giorni del festival, si è accaparrata una Menzione Speciale la surreale commedia It Must Be Heaven del regista palestinese Elia Suleiman che ne è anche il trasognato protagonista: sort di Buster Keaton dei giorni nostri che, senza mai un sorriso né una parola, assiste impotente ai dettagli più grotteschi della nostra vita quotidiana tra Nazareth, Parigi e New York.

Che il livello del concorso di Cannes 2019 fosse altissimo lo dimostra il fatto che nel palmarès non figurano le nuove opere di maestri come Terrence Malick, Ken Loach, Marco Bellocchio, Jim Jarmusch e - al limite - anche Quentin Tarantino. Titoli che altrove (leggi ad esempio una delle ultime edizioni della Berlinale) avrebbero spopolato. Quest’anno il direttore artistico Thierry Frémaux ha quindi messo a segno un colpo da maestro in favore del cinema che continua a puntare sulla diffusione nelle sale e, guarda caso, a nessuno è passato per la testa di lamentarsi per l’assenza di opere prodotte da Netflix o da altre piattaforme digitali. C’è solo da sperare che, presto o tardi, la maggior parte di questi film giunga anche sugli schermi ticinesi.

Antonio Banderas premiato come miglior attore. (Foto Keystone)
Antonio Banderas premiato come miglior attore. (Foto Keystone)
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