Uno 007 analogico in un mondo digitale

Rowan Atkinson è per la terza volta il maldestro Johnny English

Uno 007 analogico in un mondo digitale

Uno 007 analogico in un mondo digitale

Il tempo passa veloce e le tecnologie pure. Nei vecchi film di James Bond i gadget tecnologici erano marchingegni futuristi e mortali. Ora quegli stessi oggetti diventano parodistici nel comico Johnny English colpisce ancora, terzo capitolo della saga sulla spia più imbranata e pasticciona del Regno Unito. Sempre con protagonista l'oggi 63.enne Rowan Atkinson (il volto di Mr. Bean) il primo Johnny English uscì nel 2003, il secondo nel 2011 e ora ecco il terzo capitolo, sceneggiato come i primi due da William Davies e diretto dall'autore televisivo nordirlandese David Kerr, al debutto sul grande schermo. Dal terzetto scaturisce un umorismo autenticamente british. Nel film, un misterioso hacker ha svelato le identità degli 007 britannici, mettendo in ginocchio l'intelligence d'Oltre Manica. Ai servizi segreti non resta che cercare qualche vecchio agente uscito dal giro. E la scelta cade proprio su Johnny English, riciclatosi in insegnante di ragazzini. Già lui non è mai stato un'aquila, ma ora deve tornare in azione affrontando una sfida informatica di cui non conosce la portata e gli strumenti. Da taluni definito una lotta (tutta da ridere perché le situazioni puntano al paradosso) tra l'analogico e il digitale, tra mentalità ritenuta antiquata, quindi obsoleta, e cieca fiducia nel primato dell'informatica a fini speculativi, il film – coerentemente – punta molto sulla comicità slapstick e le smorfie di Atckinson. Non tutte le gag sono nuove, anzi, spesso attingono al repertorio classico delle cadute rovinose, dei disastri combinati senza nemmeno accorgersene. Attori bravi e un onesto intrattenimento dal sapore vintage.

Il trailer
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