Alle Seychelles per cercare il tesoro di un pirata

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Prima di venire impiccato, il filibustiere Olivier Levasseur, noto come La Buse, lasciò un messaggio criptato che indicasse la via per il suo oro

Alle Seychelles per cercare il tesoro di un pirata
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Alle Seychelles per cercare il tesoro di un pirata

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La ricerca di un tesoro del valore di 130 milioni di dollari, il bottino di un pirata condannato all’impiccagione e morto con il suo segreto, un padre e un figlio alla ricerca di una fortuna sepolta da quasi tre secoli.

Sembrano gli elementi di un romanzo, invece è la cronaca raccontata dalla CNN che ha intervistato John Cruise-Wilkins, inglese stabilitosi alle Seychelles per portare a termine la missione iniziata dal suo defunto padre Reginald.

Anche John, infatti, crede nell’esistenza del bottino di un pirata francese del XVIII secolo di nome Olivier Levasseur - noto come La Buse - sotto un tratto di strada a nord di Mahé, l’isola principale dell’arcipelago. Il corsaro saccheggiò per anni questo angolo dell’Oceano Indiano prima di stabilirsi alle Seychelles, e quando fu arrestato nel 1730 non divulgò nemmeno sotto tortura la posizione del tesoro sepolto, scrivendola però in forma di crittogramma.

Prima di morire impiccato, La Buse disse che il tesoro sarebbe stato trovato da chi avrebbe saputo decifrare il suo messaggio, nascosto sotto la lunga camicia indossata prima dell’esecuzione. Dopo Reginald, entrato in possesso delle carte del pirata e pervenuto in questo posto delle Seychelles convinto di trovare la fortuna annunciata, è quindi la volta del figlio John, che deve però fare i conti con le norme del governo su dove e come scavare.

Anche il figlio crede che delle impronte su rocce nel sito perlustrato siano un indizio del tesoro più famoso delle Seychelles e nega che qualcun altro possa averlo trovato e dissotterrato. «Non è stato toccato. È ancora lì. Ed è un viaggio fantastico. E quando tutto questo verrà fuori, per il mondo della caccia al tesoro sarà come il ritrovamento di Tutankhamon in Egitto. È il Santo Graal dei cacciatori di tesoro», ha detto John alla CNN dopo aver raccontato dei contrasti tra i suoi genitori per le difficoltà anche economiche affrontate dal padre nella ricerca del bottino.

Nel confine sottile che separa una fede da un’ossessione, tuttavia, questa è una storia che arricchisce di colore una destinazione ambita da milioni di vacanzieri. Chissà se alla fine della pandemia qualcuno vorrà andare a trovare John, magari per aiutarlo nella ricerca del tesoro perduto.

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