«È giusto salvare quelle cabine rosse»

Il fatto

L’autorità britannica per le comunicazioni vuole salvare i ‘contenitori’ dei telefoni pubblici più popolari al mondo — Rita Day-Giollo dell’Unione dei ticinesi a Londra: «Sono belli e iconici, c’è chi li mette in giardino» — Ivana Sambo di Swisscom: «In Svizzera non li usava più nessuno, ma non sono scomparsi del tutto»

«È giusto salvare quelle cabine rosse»
Circa 5.000 «gabbiotti» potranno godere della protezione dai piani di smantellamento del colosso telefonico Bt

«È giusto salvare quelle cabine rosse»

Circa 5.000 «gabbiotti» potranno godere della protezione dai piani di smantellamento del colosso telefonico Bt

Londra. Per molti significa Big Ben, autobus a due piani, ma soprattutto... le classiche cabine telefoniche rosse. Stavano per sparire, le volevano eliminare tutte. Ma no. Questi telefoni pubblici sono troppo iconici per mandarli al macero. A stabilirlo è stata proprio l’autorità britannica regolatrice per le società di comunicazione. Oggi tutti hanno il telefonino. O meglio, lo smartphone. Che nagiva su internet, che ha quasi sempre copertura. Eppure, l’organismo va controcorrente e lancia un piano per salvare migliaia di cabine telefoniche pubbliche, riconoscibili in tutto il mondo per il loro tipico colore rosso. Perché? «Sono molto belle e sono diventate un’icona. C’è anche chi ha acquistato quelle che mettevano in disuso per piazzarle in giardino, come elemento d’arredo decorativo», dice Rita Day-Giollo, nel comitato dell’Unione dei ticinesi a Londra—la più antica tra tutte le associazioni «Pro Ticino» nel mondo. Che nel 2024 festeggerà i 150 anni. «Io sono qui dagli anni Sessanta—racconta—, ne ho visti di cambiamenti! Queste cabine sono sparite poco a poco. Già trent’anni fa, per la verità, si iniziava a ventilare l’ipotesi di smantellarle. Ma molti si erano mobilitati, perché le consideravano un patrimonio culturale da difendere». Anche Ivana Sambo, portavoce Swisscom, ammette che la classica cabina telefonica inglese è nell’immaginario collettivo. «Cosa che però non è successa con quelle che avevamo in Svizzera». E ricorda come le cabine oggi, nella Confederazione, siano gestite soltanto dalla Società generale di affissioni: «L’ultima, la nostra della Swisscom, l’abbiamo smontata appena l’anno scorso. Si trovava nel canton Argovia, a Baden, ed era stata installata nel 1962. È stata poi rimontata al Museo della comunicazione di Berna. Avevamo svolto alcune indagini, per avere le prove di come oggi, ormai, non le utilizzi più nessuno» (guarda il video allegato a quest’articolo).

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Guarda il video — Salviamo le cabine telefoniche inglesi

«Sono passati già tre decenni da quando la mia vicina di casa dell’epoca si era lanciata, insieme ad altri, nell’impresa di salvare le cabine inglesi, che le autorità volevano togliere del tutto», racconta ancora Rita Day-Giollo dalla sua casa a Londra. «Alcune erano poi state sostituite da un nuovo modello, dall’aspetto più stilizzato. Ma anche in quel caso si erano levate le proteste: ’Vogliamo le cabine vecchie oppure niente!’, era la voce del popolo dell’epoca. Mi sembra che il picco sia stato raggiunto con novantamila o centomila cabine in tutta Inghilterra. Alla fine sono diventate un simbolo, come il Big Ben».

«È giusto salvare quelle cabine rosse»

E poi: «Le ho viste sparire poco a poco anche a causa dell’avvento dei telefonini prima e degli smartphone dopo. Ma c’è da dire che molte sono state trasformate, spesso e volentieri da associazioni di quartiere o dagli enti locali. Alcune sono ’bibliocabine’ nelle quali chiunque può prendere o depositarvi dei libri. Non le ho mai viste vuote, quelle. Altri hanno messo frutta e verdura, in piccole quantità». Insomma, una sorta di “frigorifero” a disposizione di tutti. Per sostenere chi ha bisogno e, nel contempo, per non sprecare cibo. «Ci sono altri che le hanno trasformate in piccoli musei, diciamo così. Ho poi sentito dire che alcune ospitano dei defibrillatori, affinché questi dispositivi salvavita siano più vicini a chi ne ha bisogno». Un destino simile è capitato anche a quelle in Svizzera, come spiega Ivana Sambo: «Durante la pandemia c’era anche la possibilità, in alcuni punti, di ascoltare delle fiabe per bambini. Per il resto, nei 140 anni in cui le avevamo sempre avute, abbiamo cercato di rinnovarle, di renderle più attrattive e futuristiche. Ci siamo sforzati il più possibile per farle piacere al pubblico, persino installando tastiere tattili a schermo per inviare i messaggi». Ma niente da fare, si è chiusa un’era. Delle 60.000 cabine (comprese quelle all’interno di alberghi o ristoranti, apparecchi montati in una nicchia) che si contavano nel 1995, oggi non ne rimane più nessuna, perlomeno di quelle «originali» con il marchio Swisscom. «Tutti hanno il telefonino o lo smartphone—sottolinea Sambo—sempre con sé. Ma ci fa comunque piacere vedere che siano recuperate tramite altre iniziative. Molte le abbiamo regalate, alcune le abbiamo vendute a un prezzo simbolico, ovvio. All’inizio c’era molto interesse, ma in effetti il fascino ha ceduto ben presto il passo alle difficoltà logistiche. Sono ingombranti e non tutti hanno un giardino così grande per tenerle». D’altronde, nel 2018 l’azienda ha organizzato anche un concorso per premiare le dieci migliori idee per dare loro una seconda vita. «Parecchie idee molto carine... mi aveva colpito quella con la cabina telefonica trasformata in una doccia».

Mentre nel Regno Unito, grazie al ‘verdetto’ dell’organismo britannico, circa 5.000 cabine telefoniche potranno godere della protezione dai piani di smantellamento del colosso telefonico Bt in base a una serie di parametri: dalla scarsa copertura telefonica ai casi in cui si dovessero trovare in zone a rischio incidenti o suicidi. Oppure anche nel caso in cui nell’ultimo anno sono state effettuate almeno una cinquantina di chiamate, con un occhio di riguardo nei casi in cui siano stati composti numeri di pronto intervento. «Se una di quelle chiamate proviene da un bambino in difficoltà, da una vittima di un incidente o da qualcuno che sta pensando al suicidio, quella linea telefonica pubblica può essere un’ancora di salvezza in un momento di grande bisogno» ha dichiarato Selina Chadha, una responsabile dell’autorità britannica. Punto che è valutato anche da Sambo: «Sì, sono aspetti interessanti dei quali sarebbe interessante capirne l’impatto, magari da qui a un anno».

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