Con lo smart working si lavora di più

Lo studio

Largamente utilizzato durante il lockdown, il telelavoro comporta un aumento medio dell’orario lavorativo di oltre 48 minuti al giorno

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©CdT/Archivio

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Il lavoro da remoto largamente utilizzato per contrastare la pandemia ha comportato un aumento medio dell’orario di lavoro di oltre 48 minuti al giorno. Il dato contenuto in una ricerca della New York University è stato presentato oggi in un convegno organizzato dalla First Cisl - il sindacato italiano dei lavoratori di banche e assicurazioni - che ha evidenziato come debba essere la contrattazione collettiva la bussola per governare lo smart working. Il settore bancario - sottolinea la Federazione dei bancari della Cisl - «si è posto all’avanguardia con l’introduzione del diritto alla disconnessione nel contratto nazionale. Anche il mondo assicurativo e le altre realtà del credito hanno conseguito risultati importanti attraverso gli accordi aziendali. Lasciare i lavoratori da soli a negoziare con le aziende non è un’opzione per il sindacato: il rischio è quello di destrutturare il rapporto di lavoro subordinato, che deve restare invece il baricentro del settore». «Durante il lockdown abbiamo sperimentato non lo smart working ma l’home working: è stato necessario per contenere la diffusione del virus. Ma adesso - ha affermato il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani - dobbiamo andare oltre l’emergenza. Per farlo non servono però interventi legislativi eccessivamente prescrittivi, è la contrattazione che deve riappropriarsi del suo primato». In Italia, nel settore finanziario e assicurativo la percentuale dei lavoratori in smart working era del 2,4% ad inizio 2020, prima della pandemia; è passata al 26,1% a marzo - aprile, dunque nel pieno dell’emergenza sanitaria; si è poi contratta parzialmente a maggio e a giugno, dopo la fine del lockdown , scendendo al 16,5%. Perché lo smart working rappresenti davvero un’opportunità per i lavoratori - ha aggiunto Colombani - «non dobbiamo coltivare l’illusione che bastino nuove regole per governarne l’impiego. Ciò di cui più abbiamo bisogno è un approccio multidisciplinare, in grado di inserire questa modalità di lavoro nel nuovo modello economico e sociale che si profila. Di questo nuovo modello dovrà far parte una profonda evoluzione della cultura organizzativa, basata sull’autonomia e sulla fiducia anziché sul vecchio impianto fordista».

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