Da Wuhan a Eyam, il villaggio che si sacrificò per fermare un’epidemia

la storia

I provvedimenti presi da Pechino per isolare l’epidemia del coronavirus ricordano la vicenda del villaggio che nel 1665 si isolò per evitare la diffusione della peste bubbonica

Da Wuhan a Eyam, il villaggio che si sacrificò per fermare un’epidemia
© Eyam village

Da Wuhan a Eyam, il villaggio che si sacrificò per fermare un’epidemia

© Eyam village

Oggi Pechino ha sospeso tutti i servizi di viaggio cinesi, l’ennesima misura presa per evitare una ulteriore propagazione del coronavirus. Un avvenimento che potrebbe riportare alla memoria di alcuni lettori britannici la storia di Eyam, una cittadina inglese che si mise in quarantena per evitare la diffusione della peste bubbonica nel 1665, entrando così nella storia come il paese che si sacrificò per il bene dell’Inghilterra.

È il New York Times a proporre il paragone tra i due fatti, spiegando che nell’autunno del 1665, ad esempio, assieme ai tessuti importati da Londra, arrivarono a Eyam anche le pulci portatrici della peste. I morti iniziarono a devastare la comunità, scatenando il caos. Pertanto il parroco locale riunì tutti i cittadini chiedendogli di isolarsi per evitare che l’infezione si propagasse nei paesi limitrofi. Il popolo decise così di mettersi «spontaneamente» in quarantena. Acqua e viveri vennero mandati dalle campagne e lasciati ai limiti del paese. La piccola comunità vide intere famiglie morire ma mantennero la loro promessa. L’epidemia decimò la popolazione locale, dei 350 abitanti ne morirono 260, ma le vite che furono salvate dal sacrificio dei cittadini sono migliaia, riporta il quotidiano americano, e il coraggio di Eyam rimane nella memoria dei britannici.

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