I terreni alpini si adattano più lentamente della flora

Riscaldamento globale

Lo rileva l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio

I terreni alpini si adattano più lentamente della flora
Foto Archivio CdT

I terreni alpini si adattano più lentamente della flora

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Il riscaldamento del clima sposterà la piante più in alto. La trasformazione dei terreni in alta montagna sarà tuttavia molto lenta. Una parte della flora alpina rischia perciò di scomparire, secondo uno studio. Ad alta quota gli effetti del riscaldamento climatico sono molto marcati, scrive in una nota l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Se, come previsto, nel corso di questo secolo le temperature aumenteranno da 2 a 4 °C, le piante potrebbero salire da 300 a 600 metri in direzione delle vette.

Per svilupparsi le piante hanno però bisogno di un terreno in grado di immagazzinare sostanze nutritive e acqua. La trasformazione di questi terreni «presenta un ritardo di secoli rispetto al riscaldamento», afferma citato nella nota l’esperto di ecologia dei terreni del WSL, Frank Hagedorn.

Per fare in modo che la roccia si trasformi in terreno occorre infatti aspettare da 100 a 1000 anni, come dimostrano le osservazioni fatte lungo i ghiacciai che si sono sciolti. Ciò favorirà la diffusione di piante che riescono a sopravvivere con poco terreno, come ad esempio la margherita alpina o l’erba alpina.

Terreni ancora poco studiati

«Le piante che prediligono terreni sviluppati e con molto humus non riusciranno invece a stare al passo», scrive il WSL. È difficile predire esattamente come si evolverà la flora alpina. I terreni rappresentano in ogni caso un fattore determinante, benché ancora «poco studiato».

«I terreni sono le incognite dell’ambiente alpino», sottolinea Hagedorn. Ospitano in effetti la più grande biodiversità di tutti gli habitat di alta montagna, ma delle loro funzioni conosciamo ancora molto poco. Hagedorn e i suoi colleghi hanno riassunto le loro conoscenze sui collegamenti tra piante e terreno in ambiente alpino in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Science».

Nei terreni alpini vivono oltre 10’000 varietà di microorganismi, come funghi o batteri. Questi terreni contengono inoltre il 90% del carbonio presente negli ecosistemi alpini, che altrimenti darebbe un’ulteriore spinta al riscaldamento globale sotto forma di CO2.

L’accumulo di CO2 non è tuttavia identico ovunque. Sulla base di un esperimento della durata di sei anni condotto a Davos (GR), i ricercatori ritengono che in prossimità del limite superiore della vegetazione, cresceranno più piante grazie al clima più caldo.

Il terreno sarà così in grado di accumulare più carbonio. D’altra parte verrà però liberata più CO2 quando si scioglierà il permafrost e il bosco di montagna salirà in quota.

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