Il deposito delle Brigate rosse in cui era custodita una targa ticinese

La storia

È stata trovata dalla DIGOS in un nascondiglio creato negli anni Settanta vicino a Roma - Probabilmente sarebbe servita in vista di un viaggio in Svizzera, affinché gli occupanti dell’auto dessero meno nell’occhio

 Il deposito delle Brigate rosse in cui era custodita una targa ticinese
© Corriere.it

Il deposito delle Brigate rosse in cui era custodita una targa ticinese

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I metal detector si sono messi a suonare senza sosta. «Saranno altre munizioni», devono aver pensato gli agenti della DIGOS di Roma (la Divisione investigazioni generali e operazioni speciali) impegnati a setacciare un vecchio deposito delle Brigate rosse. Gli inquirenti si sono imbattuti invece in una targa automobilistica. Smuovendo un po’ la terra e i detriti hanno probabilmente prima riconosciuto la croce svizzera, poi la scritta TI e infine lo stemma rosso e blu. Ma cosa ci faceva una targa ticinese in un deposito segreto dell’organizzazione terroristica italiana? Non è ancora completamente chiaro, così come non è ancora possibile dire se sia stata rubata o falsificata. I brigatisti l’avevano comunque nascosta e tenuta da parte, con l’intento probabilmente di usarla qualora fosse stato necessario venire in Ticino. L’intenzione era forse quella di non attirare l’attenzione.

Stando a quanto riportato dal «Corriere della Sera» il deposito è stato scoperto in un bosco di Poggio Catino, in provincia di Rieti, a 60 chilometri da Roma. Tra le foglie e le sterpaglie gli inquirenti hanno trovato documenti e volantini delle Brigate rosse, munizioni (per pistole e mitragliette) ma anche divise militari e giubbotti antiproiettile. Oltre alla targa ticinese anche dei timbri della motorizzazione italiana. Molta appunto la documentazione, che si ferma al 1977. Possibile dunque che il deposito sia stato realizzato quell’anno e non più toccato. In una busta di plastica sono stati rinvenuti dei fogli firmati con il simbolo dell’organizzazione. Molti sono illeggibili o attaccati uno all’altro e servirà il lavoro della Polizia scientifica per provare a separarli e vedere se ancora si può decifrare qualcosa.

A 15 chilometri di distanza

Gli inquirenti italiani giudicano la scoperta piuttosto importante e una squadra della scientifica è stata inviata sul posto soprattutto per prendersi cura dei documenti e, chissà, forse apprendere qualcosa di nuovo su un periodo di storia italiana ancora poco chiaro e fitto di misteri. Bisognerà anzitutto chiarire chi, negli anni Settanta, creò il deposito. Un singolo brigatista o un gruppo più organizzato e numeroso? E gli inquirenti non escludono neppure che il nascondiglio sia collegato a quello trovato - a una quindicina di chilometri di distanza - nel 1979.

Nel 2019 ne sono sparite 795

E trovare una targa ticinese smarrita, numeri alla mano, sembra essere più facile di quanto si potrebbe credere. Nel 2019, come ci ha confermato Aldo Barboni, aggiunto e sostituto caposezione della Sezione della circolazione, sono stati segnalati 795 casi (tra smarrimenti e furti) di targhe scomparse. Erano 1.062 nel 2018, 1.129 nel 2017 e 955 nel 2016. Il proprietario, chiediamo, viene multato se non le riconsegna? «Non esiste - ci viene spiegato - nessuna sanzione di questo genere. Se le targhe non sono riconsegnate, è necessaria una denuncia di smarrimento o furto».

C’è una banca dati

E dopo quanti anni una targa «dispersa» viene rimessa in circolazione? «Ci sono casistiche diverse e tempi di blocco diversi. Una targa persa o rubata viene segnalata attraverso i canali di polizia e inserita in un’apposita banca dati (RIPOL). Questi dati sono ugualmente a disposizione delle autorità di polizia estere. Una targa rubata rimane in questo database fino al termine della prescrizione, che va dai 7 ai 15 anni. Proprio a causa di questa segnalazione il numero di targa è ricercato non solo in Svizzera ma anche all’estero. Scaduta la prescrizione ed eliminata la targa dal citato database, questa è riservata al precedente detentore e non viene assegnata o venduta ad altri detentori».

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  • 1 Giona Carcano
  • 2 John Robbiani
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