Il permafrost del Cervino sotto osservazione da 10 anni

Geologia

I dati raccolti, unici nel loro genere, potranno aiutare a prevenire catastrofi naturali

Il permafrost del Cervino sotto osservazione da 10 anni
Il cervino visto dal Gornergrat. (Foto Wikipedia)

Il permafrost del Cervino sotto osservazione da 10 anni

Il cervino visto dal Gornergrat. (Foto Wikipedia)

ZURIGO/ZERMATT - Da dieci anni alcuni sensori misurano l’evoluzione del permafrost sulla cresta dell’Hörnli, sul lato nord-orientale del Cervino. I dati raccolti, unici nel loro genere, potranno aiutare a prevenire catastrofi naturali. Se fonde il permafrost - il suolo che rimane perennemente gelato - manca infatti elemento di coesione e di stabilità della roccia. Nell’estate del 2003, caratterizzata dall’ondata di caldo, circa 1500 metri cubi di roccia si erano staccati dalla cresta dell’Hörnli a causa dello scioglimento del ghiaccio nelle zone di permafrost, spiega in una nota odierna il Politecnico federale di Zurigo (ETH).

Nel 2006, per studiare i possibili legami tra cambiamenti climatici e franamenti nelle zone di permafrost, è stato lanciato il progetto PermaSense, divenuto operativo a partire dal 2009: ben 17 sensori di diverso tipo sparsi in 29 luoghi sulla via classica del Cervino, a oltre 3500 metri di altitudine, permettono di studiare l’evoluzione del permafrost sul lungo termine.

L’innovativo sistema di sonde senza fili, alimentato a energia solare, trasmette in tempo reale i dati via radio al Piccolo Cervino e poi tramite internet al centro di calcolo del Politecnico zurighese. Recentemente al sistema sono stati aggiunti sensori sismici e acustici che registrano le cadute di pietre e le frane.

Anticipare le catastrofi
L’analisi dei dati e le misurazioni permettono di ottenere un immagine abbastanza precisa dei cambiamenti nelle zone di permafrost e degli eventi che si susseguono, sostiene Jan Beute, responsabile del progetto all’ETH, citato nel comunicato. Grazie a questi sistemi è possibile rilevare la formazione di crepe - invisibili a occhio nudo - e prevenire disastri naturali, aggiunge il ricercatore, citando ad esempio la grande frana del Piz Cengalo, nei Grigioni, dell’estate 2017.

I risultati sono pubblicati sulla rivista Earth System Science Data. Al progetto collaborano anche l’Università di Basilea e altre istituzioni, tra cui il Servizio Sismico Svizzero.

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