L’impiegato del futuro? Curvo, obeso e con gli occhi rossi

LO STUDIO

Lo rivela una ricerca commissionata dall’azienda britannica Fellowes, che elenca i rischi per i colletti bianchi

L’impiegato del futuro? Curvo, obeso e con gli occhi rossi
© Shutterstock

L’impiegato del futuro? Curvo, obeso e con gli occhi rossi

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Altro che evoluzione della specie, in vent'anni chi lavora in ufficio potrebbe «trasformarsi» sotto il peso dei problemi fisici causati dall'ambiente di lavoro e dalla sedentarietà, con occhi perennemente rossi, una forte tendenza al sovrappeso e la schiena curva. Ne sono convinti gli autori del rapporto «The Work Colleague of the Future», che sulla base delle loro conclusioni hanno anche creato Emma, un manichino con queste caratteristiche per ammonire sui rischi futuri dei colletti bianchi.

La ricerca, coordinata da William Higham, che ha scritto doversi libri sul futuro del lavoro, e commissionata dall'azienda britannica Fellowes, si basa su interviste condotte online su oltre 3mila lavoratori d'ufficio in Gran Bretagna, Germania e Francia. Solo nel Regno Unito, è emerso dallo studio, il 50% del campione già soffre di occhio secco, il 48% ha mal di schiena e uno su due ha mal di testa frequenti, con eczema, eccesso di peso e gonfiore alle gambe fra gli altri sintomi più citati. «Il rapporto mostra che gli impiegati devono urgentemente fare qualcosa ora per risolvere il problema dei luoghi di lavoro poco salutari», spiega Higham all'Independent. «Se non faremo dei cambiamenti radicali alle nostre vite lavorative, come fare più movimento, cambiare la postura o fare pause regolari il nostro ufficio ci renderà molto malati».

Il pericolo maggiore secondo gli autori è proprio la sedentarietà. «Passiamo ore alla scrivania senza fare movimento - scrivono - e i nostri corpi iniziano ad atrofizzarsi come conseguenza. Questo accelera non solo i problemi muscolo-scheletrici e la debolezza delle gambe, ma aumenta il rischio di trombosi, problemi cardiovascolari e persino tumori».

Problemi come l'aumento delle ore di lavoro, le lunghe distanze da percorrere per andare in ufficio, sottolineano gli autori, implicano più tempo passato da seduti e pasti improvvisati, che aumentano la pressione, il peso e il rischio di dolore alla schiena e allo stomaco. «Tutto questo impatta anche sulla salute mentale - scrivono - dall'ansia alla depressione alla 'infobesità', vale a dire l'eccesso di informazioni, alla perdita di memoria. A questo si aggiunge un aumento della privazione del sonno e del lavoro «da remoto», che porta ad un maggiore uso di computer non ergonomici».

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