L’origine delle bufale sulla Luna

I 50 anni

Paolo Attivissimo sui lunacomplottisti, ricordando anche le foto modificate sui giornali: «Buona parte del cospirazionismo deriva dall’ignoranza»

L’origine delle bufale sulla Luna
(Foto Keystone)

L’origine delle bufale sulla Luna

(Foto Keystone)

L’uomo è andato sulla Luna. Sì. Ma ci sono intere schiere di persone che affermano il contrario. Vengono simpaticamente chiamati «lunacomplottisti» e sono coloro i quali sostengono le teorie più bizzarre. Fra ipotesi strampalate e altre più verosimili, i negazionisti sono tanti: e, soprattutto, insistenti e difficili da piegare. Già. Ma perché, cinquant’anni dopo il primo allunaggio, ancora si crede che l’uomo non abbia mai messo piede sul nostro satellite naturale? «Io partirei dall’inizio – spiega Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale –. Quello sulla Luna fu davvero un viaggio incredibile. Era studiato per stupire il mondo. Teniamo presente che fino a otto anni prima (con Jurij Gagarin, ndr) non c’era mai stato nemmeno un uomo nello spazio. È come se i fratelli Wright, al posto di volare pochi metri con il loro biplano, avessero detto ‘‘abbiamo già pronto un Concorde transatlantico’’. Logico che portare l’uomo sulla Luna abbia spaccato in due l’opinione pubblica». Attivissimo, poi, va oltre. «L’altra motivazione dei lunacomplottisti riguarda il materiale risalente a quelle missioni» dice. «Molti forse non lo ricorderanno, ma le foto che giravano del primo allunaggio erano pochissime. Per curiosità mi sono fatto un giro sulle prime pagine dei giornali dell’epoca: ebbene, le foto erano molto ritoccate perché erano immagini prese direttamente dal teleschermo. A volte si vedono pure segni di pennello. Di conseguenza poche foto, pochi filmati, hanno fatto credere alla gente che – siccome la posta in gioco era altissima – si trattasse di una facile messinscena. Buona parte del cospirazionismo deriva dall’ignoranza, dal non sapere che in realtà ci sono 6.500 fotografie scattate sulla Luna che avrebbero dovuto essere tutte falsificate, oppure che sono state registrate 11.000 ore di audio dei vari controllori. L’elenco delle cose che sarebbe stato necessario manomettere è enorme, dalla telemetria alle rocce lunari. In un’epoca, ricordo, priva di sofisticati effetti speciali».

Un altro punto delicato, quando si parla di allunaggio, riguarda una constatazione: l’uomo, dopo le missioni Apollo, sulla Luna non c’è più stato. Un’arma, questa, nelle mani dei complottisti. «Andare sul nostro satellite è stato un obiettivo puramente politico, è bene non dimenticarselo mai» commenta Attivissimo. «L’ordine di Kennedy era di mandare un uomo sulla Luna e farlo tornare indietro sano e salvo. Stop. Inizialmente non c’era nemmeno uno scopo scientifico. Ecco che allora, una volta compiuta la missione politica, si è andati avanti unicamente perché i razzi erano già costruiti. Non essendoci più il movente politico non si rischia più la vita delle persone. La Russia era battuta, dunque il Congresso tagliò subito i fondi alla NASA. E il programma Apollo finì nel giro di tre anni».

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