La fecondazione in vitro dei coralli ha avuto successo

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Dopo aver coltivato le larve in speciali recinzioni per circa una settimana, gli scienziati della Southern Cross University le hanno distribuite in parti della Grande Barriera danneggiate dallo sbiancamento e ormai prive di coralli vivi: le popolazioni sono ora sulla buona strada per riprodursi e moltiplicarsi il prossimo anno

La fecondazione in vitro dei coralli ha avuto successo
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Le popolazioni di coralli della prima sperimentazione di «fecondazione in vitro» (IVF), avviata nel 2016 nella Grande Barriera Corallina d’Australia, non sono soltanto sopravvissute a recenti eventi di sbiancamento, ma sono sulla buona strada per riprodursi e moltiplicarsi il prossimo anno.

La tecnica di recupero sviluppata dal Marine Ecology Research Centre della Southern Cross University del Queensland comporta la raccolta di sperma e ovuli di coralli durante l’annuale riproduzione di massa nella barriera. Dopo aver coltivato le larve in speciali recinzioni per circa una settimana, gli scienziati, guidati dal direttore del Centro di ricerca Peter Harrison, le hanno distribuite in parti della barriera danneggiate dallo sbiancamento e ormai prive di coralli vivi.

Gli studiosi hanno usato la tecnica presso Heron Island, al largo della costa centrale del Queensland, dove più di 60 coralli hanno dato inizio alla prima popolazione riprodotta grazie alla tecnica di IVF. «Questo dimostra che la tecnica di recupero delle larve funziona come previsto e che potremo coltivare coralli anche molto grandi da larve microscopiche entro pochi anni», ha scritto Harrison sul sito dell’Università dopo una visita al sito di riproduzione all’inizio di dicembre.

I nuovi coralli variano, in diametro, da pochi centimetri alla grandezza di un piatto da tavola, e sono in buona salute, nonostante un evento di sbiancamento che ha colpito l’area di Heron Island lo scorso marzo.

La Grande Barriera Corallina si estende per 2.300 km al largo della costa orientale dell’Australia ed è stata inclusa dall’Unesco fra i siti del patrimonio mondiale nel 1981 come il più esteso e più spettacolare ecosistema di barriere coralline nel pianeta.

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