La nuova teoria: il sistema solare si è formato in 2 fasi

la scoperta

Secondo una simulazione al computer effettuata dai ricercatori del Politecnico e dell’università di Zurigo i pianeti ricchi di rocce, come la Terra, si sono formati circa mezzo milione di anni prima di quelli ricchi di gas

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Il sistema solare si è formato in due fasi: i cosiddetti pianeti interni ricchi di rocce - Mercurio, Venere, la Terra e Marte - si sono formati circa mezzo milione di anni prima di quelli, ricchi di gas, che orbitano oltre la fascia principale del sistema solare, ossia Giove, Saturno, Nettuno e Urano.

I pianeti interni sono anche relativamente più piccoli di quelli esterni, a loro volta più ricchi di elementi volatili come l’elio, l’idrogeno o il carbonio.

Attraverso simulazioni al computer, ricercatori del Politecnico e dell’Università di Zurigo, insieme a colleghi in Germania e in Inghilterra, sono arrivati a una conclusione che contraddice quanto si pensava finora sulla formazione dei pianeti. I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista scientifica «Science».

L’isotopo radioattivo ha fatto evaporare l’acqua

In base alla simulazione, i primi «mattoni» dei pianeti del sistema solare interno si sono formati 4,5 miliardi di anni fa a partire dalla frammentazione e dal collasso gravitazionale di una gigantesca nube molecolare dal diametro di 65 anni luce. I mattoni primordiali, del diametro di circa 100 chilometri, erano costituiti da cristalli di ghiaccio, formati dalla condensazione di vapore acqueo intorno a grani di polvere.

La nube molecolare conteneva anche l’isotopo radioattivo alluminio -26, che riscaldando dall’interno i pezzi ancora ricchi di acqua formarono lava e acqua.

Formazione più rapida dei pianeti esterni

Dopo questa prima fase, ci sarebbe stato un periodo di relativa calma durato circa mezzo milione di anni, prima che la seconda ondata di formazione dei pianeti nel sistema solare esterno prendesse velocità. I nuovi mattoni planetari si formarono da particelle di polvere spinte verso il Sole e fermatesi al confine tra il sistema solare interno e quello esterno.

A quel punto, gran parte dell’isotopo radioattivo era già decaduto, permettendo agli elementi meno volatili di evaporare e aprendo la strada ai pianeti esterni (outer planets), dei veri e propri giganti di gas e di ghiaccio.

«La formazione dei pianeti nel sistema solare esterno è iniziata più tardi, ma è terminata molto più velocemente; i pianeti interni hanno impiegato molto più tempo», afferma l’autore principale dello studio, Tim Lichtenberg, dell’Università di Oxford.

Approvvigionamento idrico per la Terra

Nel sistema solare interno, i mattoni planetari si sono scontrati l’uno con l’altro e sono cresciuti fino alla loro attuale dimensione e composizione accumulando grani di polvere. Nella fase tardiva, la Terra ha probabilmente ricevuto ulteriori rifornimenti ricchi di acqua dal sistema solare esterno, che Giove ha deviato all’interno a causa della sua gravità.

Secondo l’ETH di Zurigo, le simulazioni al computer riflettono i dati delle analisi dei meteoriti e delle osservazioni astronomiche.

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