Oceani sempre più caldi, danni in aumento

Clima

Dal 1993 il loro riscaldamento è raddoppiato, come sottolinea il nuovo rapporto dell’Ipcc, il comitato scientifico sul clima dell’Onu

 Oceani sempre più caldi, danni in aumento
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Nel ventunesimo secolo, a causa del riscaldamento globale, gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperature e della acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore, piogge e cicloni più frequenti e devastanti, aumento del livello delle acque, diminuzione degli animali marini.

Lo scrive il rapporto dell’Ipcc, il comitato scientifico sul clima dell’Onu, dedicato a oceani e ghiacci e diffuso stamani. Il documento è co-firmato anche da diversi esperti svizzeri.

«La perdita di massa globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura nevosa e nell’estensione dei ghiacci artici è destinata a continuare nel periodo 2031-2050, a causa degli aumenti della temperatura di superficie, con conseguenze inevitabili per straripamenti di fiumi e rischi locali», si legge nel rapporto «Oceano e criosfera in un clima che cambia» (la criosfera è l’estensione dei ghiacci).

Il rapporto diffuso oggi dal Principato di Monaco (dove sono riuniti da giorni i ricercatori per la stesura finale) va ad integrare quello uscito a maggio (»Cambiamento climatico e territorio»), e quello su «Riscaldamento globale a 1,5 gradi» uscito nell’ottobre del 2018.

Nel ventunesimo secolo secondo l’Ipcc gli oceani sono destinati a «condizioni senza precedenti di aumento di temperature, maggiore stratificazione dei livelli superficiali, ulteriore acidificazione, declino dell’ossigeno e alterata produzione primaria netta (la produzione di pesci e alghe, ndr). Ondate di calore marine ed eventi estremi come El Nino e La Nina sono destinati a diventare più frequenti. Eventi estremi di livello del mare che erano storicamente rari (uno al secolo nel passato) sono destinati ad avvenire più di frequente (almeno una volta all’anno) in molte zone al 2050, specialmente nelle regioni tropicali. L’aumento del livello del mare continuerà anche oltre il 2100».

Per l’Ipcc «una diminuzione nella biomassa globale degli animali marini, nella loro produzione e nel potenziale di pesca, e un cambiamento nella composizione delle specie è previsto nel ventunesimo secolo negli ecosistemi oceanici. I cambiamenti futuri nella criosfera sulla terraferma (i ghiacciai montani e le coperture polari) sono destinati a colpire le risorse idriche e i loro usi, come l’idroelettrico e l’agricoltura. Gli incendi si prevede che aumenteranno in modo significativo per il resto del secolo nella tundra e nelle regioni boreali, così come in alcune regioni montane».

Il rapporto, come già annotato, è co-firmato da diversi esperti svizzeri. «Lo scioglimento dei ghiacciai porterà un’accelerazione del livello dei mari», ha puntualizzato ad esempio Nicolas Gruber, del Politecnico federale di Zurigo.

Un’evoluzione preoccupante

«Gli oceani si sono riscaldati senza interruzione dal 1970 e hanno assorbito più del 90% del calore in eccesso del sistema climatico. Dal 1993, il tasso del riscaldamento dell’oceano è più che raddoppiato. Le ondate di calore marine sono raddoppiate in frequenza dal 1982 e stanno aumentando in intensità», scrivono inoltre i ricercatori dell’Ipcc nel rapporto «Oceano e criosfera in un clima che cambia»

«Assorbendo più CO2, l’oceano è stato sottoposto a un aumento della acidificazione della superficie - si legge ancora nel rapporto -. Una perdita di ossigeno è avvenuta dalla superficie fino ai 1000 metri di profondità (l’acqua più calda in superficie assorbe meno ossigeno e tende a scendere meno, portando meno ossigeno anche in profondità, ndr)».

«Il livello medio del mare sta salendo - scrivono i ricercatori - con una accelerazione nei decenni recenti a causa dell’aumento dei tassi di perdita di ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide».

«Dalla metà del ventesimo secolo - scrive ancora l’Ipcc - la riduzione della criosfera nell’Artico e nelle aree di alta montagna ha portato a impatti in gran parte negativi su sicurezza alimentare, risorse idriche, qualità del’acqua, mezzi di sussistenza, salute e benessere, infrastrutture, trasporti, turismo e tempo libero, specie per le popolazioni indigene».

«Lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost sulla terraferma e il riscaldamento dei mari hanno modificato gli ecosistemi marini, costieri e terrestri - si legge ancora nello studio -, modificando la vegetazione e costringendo gli animali a spostarsi».

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