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Passi avanti nella lotta alla zanzara tigre

Un gruppo di ricercatori ha sviluppato una tecnica combinata che ha permesso di ridurre del 94% la popolazione di questo insetto in due isole di una città cinese

Passi avanti nella lotta alla zanzara tigre
Zanzara tigre. (Foto Shutterstock)

Passi avanti nella lotta alla zanzara tigre

Zanzara tigre. (Foto Shutterstock)

PECHINO - Nel nostro cantone ormai da una quindicina d’anni, le zanzare tigre (Aedes albopictus) stanno diventando sempre più presenti in tutto il Paese, alimentando timori e inquietudini. Infatti questo piccolo, fastidioso, insetto striato non solo ci lascia punture ancora più spiacevoli delle zanzare «classiche», ma come ben sappiamo può anche essere un potenziale portatore di malattie virali tropicali come la febbre dengue e chikungunya. Per cercare di limitare la sua riproduzione, quello che tutti noi possiamo fare è eliminare i ristagni di acqua, ma un gruppo internazionale di ricercatori guidato dagli esperti dell’università Sun Yat-sen di Guangzhou (Cina) è andato ben oltre, sviluppando una tecnica combinata che permette diminuire la capacità riproduttiva dell’animale stesso. A termine del loro studio, i 38 scienziati provenienti da Cina, Stati Uniti, Australia e Austria sono riusciti a ridurre del 94% la popolazione di zanzare tigre in due isole della città di Guangzhou. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

Il metodo da loro ideato consiste nel liberare nell’ambiente zanzare maschio con una bassa fertilità, poiché precedentemente infettate con il batterio Wolbachia pipientis, un organismo che non ha effetti negativi negli umani ma che riduce la fecondità negli insetti e – di conseguenza - anche la trasmissione del virus che provoca malattie umane. Allo stesso tempo, vengono liberati nell’ambiente anche esemplari femmina resi incapaci di riprodursi grazie ai raggi X.

Procedendo in questo modo, le zanzare sterili (o quasi) si accoppiano con esemplari “sani”, facendo sì che le nuove generazioni – già di per sé molto meno numerose – siano poco fertili. Mantenere sotto controllo il problema o addirittura eliminarlo radicalmente diventa quindi molto più semplice.

Nei loro studi sul campo, condotti nel 2016 e nel 2017 in alcune aree residenziali di due isole di Guangzhou - la città con il più alto tasso di trasmissione della febbre dengue in Cina – i ricercatori hanno liberato ogni settimana più di 160.000 insetti “trattati” per ettaro, monitorando poi il numero di zanzare adulte femmine, cioè quelle che pungono e contagiano con il virus. Come si sperava, i risultati sono stati molto positivi e il numero di femmine selvatiche è calato del 83% nel 2016 e del 94% nel 2017.

Il gruppo non esclude che questa nuova tecnica potrebbe essere utilizzata per controllare la popolazione di altre specie di zanzare pericolose per la salute umana.

Come scrive Peter A. Armbruster, esperto di ecologia delle zanzare della Georgetown University, Washington DC, in un commento firmato sulla rivista Nature, il risultato ottenuto dallo studio è notevole. Tuttavia rimane aperta la questione della sostenibilità a lungo termine di questo approccio, poiché zanzare provenienti da altre zone potrebbero ricolonizzare la zona una volta conclusa la fase di immissione di esemplari sterili e i costi per continuare a eliminare le nuove popolazioni sono non sono ancora noti. Inoltre, non si sa nemmeno fino a che punto sarebbe possibile implementare questo metodo su larga scala a causa delle sfide economiche e logistiche.

Sterilizzare le zanzare non è un metodo nuovo di per sé ed è una tecnica già utilizzata in diverse parti del mondo, ma visto che la “sterilizzazione” a raggi X – la più comune – non è particolarmente efficace negli esemplari maschi, il risultato finale non è sempre molto incoraggiante. Altre ricerche avevano infine permesso di sviluppare delle zanzare transgeniche incapaci di riprodursi.

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