«Per sopravvivere andremo su Marte, grazie a una banca spaziale svizzera»

La teoria

Secondo Pierre Brisson, presidente della Mars Society Switzerland, «l’umanità deve cogliere questa opportunità, perché la Terra si sta esaurendo» - L’ex banchiere prevede guadagni in termini economici

 «Per sopravvivere andremo su Marte, grazie a una banca spaziale svizzera»
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«Per sopravvivere andremo su Marte, grazie a una banca spaziale svizzera»

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L’umanità è vulnerabile e per sopravvivere dobbiamo andare su Marte, magari attraverso i finanziamenti proposti da una banca dello spazio con sede in Svizzera: lo sostiene Pierre Brisson, ex banchiere e presidente della Mars Society Switzerland, secondo cui ci sarà anche da guadagnare in termini economici.

«Dobbiamo cogliere questa opportunità perché l’umanità è vulnerabile: minaccia atomica, oscurantismo, pandemia, sovrappopolazione... la Terra si sta esaurendo, i deserti si stanno ampliando, possono insorgere guerre», afferma Brisson in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano economico romando L’Agefi.

«Non c’è ragione per cui la nostra specie debba essere eterna. Se perdiamo l’occasione in cui abbiamo la capacità di affermarci autonomamente altrove, potremmo scomparire. La sopravvivenza umana potrebbe dipendere da un’installazione su Marte. Nel lungo periodo, la colonizzazione è una nuova opportunità per l’umanità».

Secondo l’esperto con studi di economia all’università della Virginia la conquista del pianeta rosso non è fantascienza, ma un progetto concreto. «Possiamo arrivarci con i propulsori disponibili oggi; è ovviamente anche una questione di soldi, ma la fattibilità di una colonia marziana è innegabile».

Per potersi stabilire in modo duraturo sul pianeta occorrerà avere un beneficio, al di là di quello scientifico. Per Brisson non bisogna contare sullo sfruttamento delle risorse fisiche sul posto perché i costi di trasporto rimarranno a lungo elevati. La base marziana potrebbe però offrire opportunità di residenza per cicli di 26 mesi (imposti dalla meccanica celeste), di cui 18 in loco.

La clientela sarebbe rappresentata da ricercatori, naturalmente, ma anche da ricchi turisti e imprenditori che approfitterebbero di un ambiente particolare per realizzare il loro progetto. Questi ultimi potrebbero svolgere attività connesse al funzionamento dell’impianto stesso in termini di riciclaggio, isolamento, energia o resistenza dei materiali.

Alcuni potrebbero però anche essere semplicemente attratti dalle nuove condizioni sul posto, dal punto di vista dei mezzi tecnici ma anche dell’ambiente umano, perché le poche centinaia di individui presenti rappresenteranno il fiore all’occhiello dell’intelligenza terrestre. «Alla fine, la colonia sarà paragonata ad una nuova Silicon Valley», si dice convinto il banchiere in pensione.

Dati i costi di installazione e gestione della base, ci vorranno alcuni decenni per raggiungere la redditività: affinché ciò sia umanamente accettabile, il rendimento dell’investimento dovrebbe però essere realizzato entro 30 anni.

Brisson immagina una colonia di 1000 abitanti, in cui il personale tecnico retribuito rappresenterebbe solo la metà dei pionieri. Si tratterà di individui autonomi e inventivi: dovranno infatti affrontare da soli eventi imprevisti, perché la Terra non sarà in grado di inviare alcun aiuto diretto.

Gli altri coloni pagheranno per il loro soggiorno: di tasca propria, per quanto riguarda i più ricchi, o grazie a finanziamenti esterni per i responsabili dei progetti. Ciò comporta la creazione di una banca spaziale che dovrebbe sostenere i progetti marziani: un istituto specializzato che padroneggi le tecnologie, in modo da identificare le iniziative da finanziare.

La società potrebbe avere sede nella Confederazione. «Il panorama bancario elvetico accetta volentieri le innovazioni, come abbiamo visto con le critpovalute», osserva il presidente dell’associazione fondata nel 2009 di cui fa parte anche l’unico astronauta elvetico, Claude Nicollier. Inoltre l’istituto dovrebbe trovarsi in un paese neutrale per evitare influenze politiche. «La Svizzera ha un ambiente favorevole e capacità intellettuali: sarebbe un terreno di coltura logico per un’istituzione di questo tipo».

«L’uomo ha sempre superato i suoi limiti, raggiungendo le cime delle montagne e scoprendo nuovi continenti. Rinunciare a questo aspetto è rinunciare a ciò che ci fa geniali», si dice convinto lo specialista. «Esplorare è il nostro dovere, quale attuale generazione della razza umana».

Brisson dice di sperare che il primo uomo possa mettere piede su Marte nel 2026 o più verosimilmente nel 2028. La data dipenderà dalla riuscita di Super Heavy, il lanciatore orbitale di Elon Musk. L’imprenditore americano non è un santo, sottolinea Brisson, che si dice critico per esempio riguardo al suo progetto Starlink, che propone di lanciare in orbita migliaia di satelliti, e che non condivide nemmeno l’idea di Musk di portare un milione di persone su Marte.

«Spero che non arriveremo a questa cifra troppo rapidamente perché dobbiamo essere consapevoli del nostro impatto sull’ambiente. Detto questo, l’umanità deve beneficiare della determinazione di Musk e delle sue capacità di leadership. Abbiamo bisogno di avventurieri con spirito pionieristico per avere successo in questa impresa. Per questo credo in lui e ignoro i suoi difetti», conclude.

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