Campagna «pro hijab»
cancellata dall’Europa

La polemica

La Francia «fa cancellare» al Consiglio europeo un progetto volto a lottare contro le discriminazioni nei confronti di chi porta il velo islamico, partito con buone intenzioni ma finito nella bufera

Campagna «pro&nbsp;hijab» <br />cancellata dall’Europa
Anche la Commissione europea ha contribuito al progetto complessivo, con 340.000 euro

Campagna «pro hijab»
cancellata dall’Europa

Anche la Commissione europea ha contribuito al progetto complessivo, con 340.000 euro

Tutto è iniziato con le migliori intenzioni, durante un laboratorio messo a punto dal Consiglio d’Europa in previsione di una campagna di comunicazione contro la discriminazione e i discorsi di odio nei confronti di chi porta il velo islamico. Ma “di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno”, dice il proverbio. E in effetti il castello di carte è crollato sotto il peso della polemica: in Francia alcuni politici di primo piano hanno reagito duramente, attaccando i filmati promozionali. Una serie di ritratti di giovani donne sorridenti spezzati a metà, una con il capo coperto e l’altra no. Accompagnati dalla frase «La bellezza è nella diversità come la libertà è nell’hijab» («Beauty is in diversity as freedom is in hijab»). Mentre altre portano anche lo slogan: «Quanto sarebbe noioso il mondo, se tutti avessero lo stesso aspetto?». L’idea era promuovere un’apertura culturale, sensibilizzando «sulla necessità di rispettare la diversità, l’inclusione e di combattere tutti i tipi di discorsi di odio». Niente da fare, il Consiglio d’Europa ha deciso di mandarla al macero pochi giorni dopo la pubblicazione sulle reti sociali. Il massimo organo per i diritti umani del continente non ha confermato che la decisione fosse un risultato diretto delle critiche francesi, ma si è limitato a dire che è in corso una «riflessione su una migliore presentazione del progetto» (guarda il video allegato a quest’articolo).

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Guarda il video — La Francia alza la voce, il Consiglio d’Europa cancella la campagna «La libertà è nell’hijab» contro le discriminazioni

Le frasi della campagna, ha precisato un portavoce, riflettevano dichiarazioni individuali raccolte, come detto, in uno dei laboratori del progetto e «non rappresentano la posizione del Consiglio d’Europa o del segretario generale». Appena messa in linea, l’iniziativa dell’organismo Ue con sede a Strasburgo e guidato dalla croata Marija Pejčinović Burić ha scatenato le reazioni di numerosi politici di primo piano. «Questa comunicazione europea a favore del velo islamico è scandalosa e indecente, mentre milioni di donne lottano contro questa sottomissione», ha scritto Marine Le Pen, candidata alle presidenziali del 2022.

«Ricordare che le donne sono libere di indossare l’hijab è una cosa. Dire che la libertà è nell’hijab è un’altra. È questo il ruolo del Consiglio d’Europa?» si è chiesta la senatrice socialista francese Laurence Rossignol, ministra francese per i diritti delle donne.

Anche la Commissione europea, che ha contribuito con 340.000 euro al progetto complessivo, ha preso le distanze dalle immagini della campagna. Un portavoce ha detto che Bruxelles «non ha convalidato» le immagini controverse e ha invitato a considerare «altre azioni» per affrontare il discorso dell’odio. «La nostra posizione è estremamente chiara: le donne devono poter indossare ciò che vogliono, secondo le leggi del Paese in cui vivono».

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