Quando gli altri vettori, gelosi, dissero: «Rifateci quel logo»

La storia

La A stilizzata che riprende l’impennaggio, segno distintivo della flotta Alitalia, fu creata nel 1969 da un’agenzia di San Francisco per segnare l’ingresso nell’era dei jet

Quando gli altri vettori, gelosi, dissero: «Rifateci quel logo»
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Quando gli altri vettori, gelosi, dissero: «Rifateci quel logo»

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Sono trascorsi cinquant’anni. E qualcosina di più. Allora, era il 1969, Alitalia toccava il cielo con un dito. Era l’unica compagnia in Europa a vantare una flotta di soli aviogetti, volendo ricorrere al gergo dell’epoca. Serviva, però, un logo all’altezza. Capace di far entrare la compagnia nella memoria (e nel cuore) di tutti. I vertici del vettore si rivolsero a un’agenzia creativa di San Francisco, la Landor Associates. Il risultato, beh, fu clamoroso: una A stilizzata, tricolore, che riprende l’impennaggio. E la scritta Alitalia. Un insieme unico e inimitabile, sebbene tutte le altre compagnie – gelose – chiesero alla Landor di replicare quel capolavoro. Un insieme che rendeva alla perfezione la dimensione del volo e, di riflesso, quella del sogno.

Il cosiddetto rebranding fu inaugurato con un Boeing 747-100. Assieme al logo, si apriva un’era di viaggi e possibilità. Un’era che contribuì a disegnare il Paese e i suoi cittadini. Lapo Elkann, oggi, parlerebbe di italian style. In effetti, la compagnia sprizzava italianità da tutti i pori. Tanti professionisti, negli anni, definirono il look di Alitalia. Ignazio Gardella, Delia Biagiotti, Mila Schön, addirittura Giorgio Armani e ancora Alberto Ferretti. Per tacere delle locandine, delle pubblicità, di oggetti divenuti culto come le posate di Gio Ponti e di Joe Colombo.

Proprio il logo rappresenta l’ultimo capitolo della cessione del marchio Alitalia. La prima partita per aggiudicarselo, con una base d’asta di 290 milioni di euro, è andata deserta perché definita irrealistica e antieconomica. Largo a un accordo temporaneo, aspettando l’esito della seconda. La A stilizzata, in ogni caso, il 15 ottobre sarà ancora lì. Impossibile riverniciare tutti i velivoli dall’oggi al domani. E poi, appunto, bisogna prima capire che ne sarà del vecchio logo. Unica eccezione: il Linate-Bari delle 6.20, con una livrea celebrativa recante la scritta ‘‘Born in 2021’’. Eccolo, il nuovo corso di ITA.

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