Quando i mitra ruggirono a San Valentino

Chicago

Il 14 febbraio del 1929 gli uomini del gangster Al Capone massacrarono quelli della banda di George «Bugs» Moran

Quando i mitra ruggirono a San Valentino
Il gangster Al Capone in una foto segnaletica del 1929. © Wikipedia

Quando i mitra ruggirono a San Valentino

Il gangster Al Capone in una foto segnaletica del 1929. © Wikipedia

Quando i mitra ruggirono a San Valentino
Il capobanda «Bugs» Moran fu l’unico superstite del massacro. © Wikipedia

Quando i mitra ruggirono a San Valentino

Il capobanda «Bugs» Moran fu l’unico superstite del massacro. © Wikipedia

San Valentino! Chi era costui? Beh, è il patrono degli innamorati, lo sappiamo tutti. Ed è anche il protettore degli epilettici. Ma chi era quel Valentino diventato santo? Nacque attorno al 176 dopo Cristo a Terni, città di cui diventò vescovo a soli 21 anni. Visse a lungo, molto a lungo per i suoi tempi. Ma nel febbraio del 273 - il 14 febbraio - andò incontro alla decapitazione, a quanto pare per aver celebrato il matrimonio tra una cristiana e un legionario romano che di nome facevano Serapia e Sabino. Aveva 97 anni.

Una leggenda narra che San Valentino avrebbe donato a una fanciulla povera la somma di denaro necessaria per sposarsi e senza la quale non avrebbe potuto contrarre matrimonio. A lei evitò di andare incontro alla perdizione e lui, Valentino, per questo suo gesto diventò il patrono degli innamorati.

A voler scendere nei dettagli, dovremmo stare qui a scrivere un fiume di parole sul perché e il percome l’antico vescovo di Terni viene associato all’amore tra le persone, quelle unite dal cuore. Anche perché il 14 febbraio, come festa degli innamorati, solo in tempi più moderni ha trovato una sua collocazione certa.

San Valentino quantomeno - e non vogliamo metterci a scherzare con i santi, sia chiaro - non è il patrono dei gangster. A Chicago, il 14 febbraio del 1929, la banda di George «Bugs» Moran era stata infatti sterminata dagli uomini di quella del ben più noto Al Capone, al quale Moran contendeva in città il controllo del commercio illegale di alcolici. Si era in pieno proibizionismo, per chi eventualmente non lo ricordasse.

Travestiti da poliziotti, i killer della banda di Al Capone fecero irruzione in un garage al civico 2122 di North Clark Street, dove si trovavano quelli di «Bugs» Moran. Questi, per evitare guai maggiori con i presunti tutori della legge, non misero mano alle loro armi ma anzi le consegnarono ai finti poliziotti che li uccisero sui due piedi.

Comunque, quel 14 febbraio venne scelto per la strage nel garage di North Clark Street per un motivo ben preciso, non perché Al Capone aveva deciso di farsi beffe dei gangster rivali - suoi acerrimi nemici - nel giorno dedicato agli innamorati. Semplicemente, il famigerato gangster aveva in mano una convocazione per quello stesso giorno firmata da un giudice federale che l’avrebbe interrogato a Miami. Una circostanza che Al Capone sfruttò per costruirsi un bell’alibi.

Tra l’altro, non sappiamo a quale santo si votò «Bugs» Moran. Fatto sta che fu l’unico superstite della strage ordinata da Al Capone fu proprio lui, si presume perché i finti poliziotti, nel garage al 2122 di North Clark Street, credettero di averlo riconosciuto tra i morti ammazzati. Se non che non era «Bugs», bensì un altro uomo che gli assomigliava.

La strage di Chicago è pure ricordata in due film: «Il massacro del giorno di San Valentino» del 1967 con la regia di Roger Corman e la commedia «A qualcuno piace caldo», uscita nel 1959, diretta da Billy Wilder e con protagonisti gli strepitosi Marilyn Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis.

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