Quella somiglianza da bollino rosso

Il marchio italiano Kiton avrebbe utilizzato l'idea dell'artista luganese Matteo Fieni: "È tutto legale ma potevano avvisarmi" - Ma per la casa di moda è "solo una coincidenza"

Quella somiglianza da bollino rosso
A sinistra una parte del lavoro di Fieni premiato nel 2012 con lo Swiss photo award e a destra la nuova pubblicità di Kiton.

Quella somiglianza da bollino rosso

A sinistra una parte del lavoro di Fieni premiato nel 2012 con lo Swiss photo award e a destra la nuova pubblicità di Kiton.

Quella somiglianza da bollino rosso
Un lavoro di Fieni.

Quella somiglianza da bollino rosso

Un lavoro di Fieni.

Quella somiglianza da bollino rosso
Ancora un confronto tra i due usi del punto rosso.

Quella somiglianza da bollino rosso

Ancora un confronto tra i due usi del punto rosso.

LUGANO/MILANO - Dopo le discussioni legate al presunto plagio del logo di Lugano Turismo (Vedi Suggeriti), una nuova polemica approda sulle rive del Ceresio. Questa volta si tratta della ripresa da parte del marchio di moda italiano Kiton (che ha da poco lanciato la sua nuova campagna pubblicitaria) di un progetto dell'artista luganese Matteo Fieni.

"Le referenze ora non si sprecano solo alle nostre latitudini. Ovviamente il progetto #PrivacyFreeZone è Creative Commons e non commerciale. I signori di questa casa di moda forse hanno osato qualche cosina in più? Ciononostante le evidenze qui non sono più un caso, questo è indice che il lavoro che si sta svolgendo sta entrando nel flusso dell'immaginario collettivo" ha scritto Fieni su Facebook qualche giorno fa. Guardando i progetti di Fieni sul punto rosso (Privacy Free Zone, appunto) e la pubblicità, effettivamente, si rimane stupiti dalla vicinanza dei due lavori.

"A darmi fastidio è il fatto che il marchio in questione lo usi per trarne un vantaggio economico, a scopo commerciale – spiega l'artista luganese - e questo non è lo scopo per cui ho iniziato il lavoro sul punto rosso". Non si può parlare comunque di plagio, dato che il progetto è stato registrato come Creative Commons (che consente la condivisione del contenuto a scopi divulgativi). Secondo Fieni, si tratta "più che altro di sfruttamento di una ricerca artistica. Un'azienda privata può tranquillamente usare l'idea ma Kiton avrebbe almeno potuto contattarmi, invece ha prelevato il concetto della censura tramite punto rosso senza chiedere". L'iconografia del punto rosso ha però una storia molto lunga della quale Fieni stesso si è appropriato. Perché allora il senso di fastidio per un ulteriore approvazione?

"Perché non si tratta solo di appropriazione dell'iconografia in sé ma del mio progetto, nato nel 2011 con la pubblicazione su Ticinosette di una ricerca sulle persone e la privacy a Lugano, "Good morning Lugano" dove nascondevo il volto delle persone con il punto rosso". La pubblicazione, tra l'altro, è stata premiata agli "Swiss photo awards" nel 2012 come editoriale dell'anno. Per Fieni si tratta quindi di un lavoro iniziato sette anni fa e che ha uno scopo preciso di divulgazione artistica. "Non è un progetto commerciale e l'azienda in questione ha deciso di trarre un vantaggio economico laddove non dovrebbe esserci. Per ora - spiega Fieni - non ho intenzione di intraprendere una causa legale, anche se ho preso contatto con un giurista italiano", conclude.

Il settore marketing di Kiton, da noi contattato, ha spiegato la particolare coincidenza: "Il bollino rosso è il nostro logo, abbiamo deciso di applicarlo sul volto dei modelli senza ispirarci a nessuno. La campagna pubblicitaria è farina del nostro sacco".

Infine, come ci fa notare un lettore, ben prima di Fieni l'artista concettuale americano John Baldassari aveva realizzato una serie di lavori con il tipico cerchio colorato al posto del volto che ancora oggi caratterizza la sua opera. "L'arte e la cultura sono ambiti seri ed è importante l'onestà intellettuale soprattutto da parte dell'artista, oltre che da parte dei cannibali pubblicitari" ha commentato il nostro lettore.

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