Smart working? Ecco come si fa

La guida

Il Consiglio federale ha imposto la misura del telelavoro: ma non preoccupatevi, si può sopravvivere anche fra le mura domestiche

Smart working? Ecco come si fa
© CdT/Archivio

Smart working? Ecco come si fa

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E così, torneremo (quasi) tutti a lavorare da casa. Colpa del coronavirus, va da sé. Torneremo, soprattutto, a pronunciare la formula magica: smart working, già. Ovvero, citiamo, «la riorganizzazione delle proprie attività in modo che possano essere svolte da casa». Torneranno, di riflesso, i timori e le paure: e se non mi concentrassi abbastanza? E se non riuscissi a coordinarmi con i colleghi? Per prepararvi al meglio – o al peggio – vi lasciamo alcuni consigli pratici.

Uno: non è una vacanza

Oddio, di furbi è pieno il mondo. Ma lo smart working è una forma di lavoro. Differente rispetto alla normalità, ma sempre di lavoro si tratta. Nessuna vacanza, insomma. Quindi, svegliatevi presto e mostratevi attivi. E guai a ritardare la sveglia del vostro smartphone: perché allungare l’agonia? Ah, gli psicologi consigliano altresì di rifare il letto ogni mattina. Aiuta, dicono, a non lasciarsi subito andare. Forza, allora.

Due: l’esercizio

Mens sana in corpore sano, giusto? E allora, prima di attaccare il turno concedetevi un po’ di tempo – venti minuti? Quaranta? Un’ora? Fate voi – per fare esercizio. Avete l’imbarazzo della scelta, a maggior ragione se durante la prima ondata, dopo aver promesso al partner che vi sareste rimessi in forma, avevate acquistato un tapis roulant o una cyclette.

Tre: l’alimentazione

Sì, lo sappiamo: quei biscotti fanno gola e quella torta da finire qualcuno deve pur mangiarla. No, non siamo dei giudici intransigenti. Però, ecco, meglio non esagerare. Cominciate con una colazione bilanciata, ad esempio. I nutrizionisti consigliano cereali, marmellata, ovviamente caffè (perché siete dei tiratardi, sappiamo anche questo) e succo d’arancia.

Quattro: l’abbigliamento

Allora, qui la critica è combattuta. C’è chi sostiene, con fermezza, che un dipendente dovrebbe incravattarsi come se andasse fisicamente in ufficio e chi, invece, promuove un abbigliamento più casual, a patto che in videoconferenza non vi presentiate in pigiama o tuta d’ordinanza. Non siete convinti? Provate con la versione moitié-moitié: sopra, come un anchorman della CNN, elegantissimi mentre sotto, dove l’occhio indiscreto delle telecamere di computer e smartphone non può arrivare, avete piena libertà.

Cinque: lo spazio di lavoro

Chi vive in una casa ampia sarà avvantaggiato, ma anche in un monolocale potete organizzarvi senza troppi problemi. Prendete il tavolo più grande di cui disponete: eccolo, il vostro ufficio. Se avete un computer portatile meglio, altrimenti dovrete adattare il vostro spazio attorno alla postazione fissa. Abbondate a livello di penne, matite, quaderni. Ah, se eravate abituati ad ascoltare musica in ufficio ripetete pure il gesto anche a casa. Vi aiuterà. Usate, se possibile, anche delle tazze motivatrici. Vale tutto, da quella con l’immagine di Vladimir Putin a quella con il gattino che dice «tieni duro».

Sei: le pause

Lavorare tutto il tempo davanti ad uno schermo stanca. E non aiuta a «guardare lontano». Di più, potreste abituarvi a non staccare. E invece le pause sono importanti. Sfruttatele, anche, per alzarvi, bere un altro caffè e per sgranchirvi le gambe in balcone o magari in giardino.

Sette: le videochiamate

Ne abbiamo parlato già al punto quattro. Le app più utilizzate durante la prima ondata, ricordiamo, permettono di modificare lo sfondo. Se però preferite mostrare un pezzo di casa vostra, badate bene a non rispondere ad una videochiamata dal bagno o da altri punti sensibili della vostra abitazione. Le videochiamate collettive, poi, aiutano a tenere il team unito. Sfruttatele il più possibile, vi sentirete meno soli.

Otto: fine turno, che si fa?

Bene, la giornata è volata e alla fine siete riusciti a portare a casa il risultato. Bravi, bravissimi. Consigliamo di ascoltare un bel disco, dedicarvi alla cura di piante e giardino (se lo avete) e concedervi un po’ di bollicine (aiutano anche quelle). È, anche, il momento di stare in famiglia.

Nove: quando vado a dormire?

Domani è un altro giorno, diceva Rossella O’Hara. E dovete farvi trovare pronti, svegli, riposati. Certo, c’è l’ansia legata all’attuale situazione epidemiologica e c’è anche un po’ di normale disorientamento. Ma non panicate e, soprattutto, non mettetevi a tarda sera a letto con il vostro smartphone. Piuttosto, impostate la sveglia, coricatevi e sognate la luce in fondo al tunnel. Prima o poi, arriverà per davvero.

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