L’acqua alle ginocchia
è virale con il ministro

L’idea

Il direttore del dipartimento degli esteri delle Tuvalu, Simon Kofe, registra il video del suo discorso per la conferenza COP26 in giacca, cravatta e... pantaloni arrotolati a causa del livello del mare, evidenziando i possibili effetti dei cambiamenti climatici

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Le immagini sono state ampiamente condivise sulle reti sociali

L’acqua alle ginocchia
è virale con il ministro

Le immagini sono state ampiamente condivise sulle reti sociali

Il ministro degli Esteri delle Tuvalu, Simon Kofe, ha registrato il suo discorso per la conferenza delle Nazioni Unite sul clima a Glasgow (COP26). Bandiere, sfondo azzurro, giacca, cravatta e leggìo. Fin qui, nulla di strano. Si parla dei problemi del piccolo Stato insulare polinesiano, tra Australia e Hawaii, della minaccia dell’innalzamento dei mari dovuto al riscaldamento globale che potrebbe cancellarlo dalla faccia della Terra. Poi, man mano, l’inquadratura si allarga. E rivela che l’uomo, in realtà, è in mezzo al mare, con l’acqua fino alle ginocchia e i bordi dei pantaloni arrotolati. Eh sì, il ministro è a mollo. Una vittima del clima impazzito. Boom! L’immagine fa il giro del mondo attraverso le reti sociali (guarda il video in allegato a quest’articolo) e attirando l’attenzione di molti sulla lotta delle Tuvalu contro l’aumento del livello del mare.

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Guarda il video — Il ministro delle Tuvalu con l’acqua alle ginocchia diventa virale alla COP26

Il video è stato girato dall’emittente pubblica TVBC all’estremità di Fongafale, l’isolotto principale della capitale Funafuti, ha detto un funzionario del Governo all’agenzia Reuters.
«Qui a Tuvalu stiamo vivendo la realtà del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello del mare—dice nel filmato il ministro della giustizia, della comunicazione e degli esteri—, come potete vedere con me, oggi, alla COP26. Non possiamo aspettare i discorsi quando il mare si sta alzando intorno a noi tutto il tempo. Il problema della migrazione per cause climatiche deve essere portato in primo piano, dobbiamo intraprendere oggi un’azione alternativa e coraggiosa per garantire il domani. Fafetai Lasi, Tuvalu», conclude, mentre un drone mostra l’immagine della spiaggia sommersa dall’alto.
«La dichiarazione giustappone l’impostazione della COP26 con le situazioni di vita reale affrontate a Tuvalu a causa degli impatti del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello del mare e mette in evidenza l’azione coraggiosa che Tuvalu sta prendendo per affrontare le questioni molto pressanti della mobilità umana sotto il cambiamento climatico», si legge nel post che accompagna le immagini del «dietro le quinte». Questa produzione è stata pensata per essere mostrata martedì nel corso del summit sul clima, proprio mentre i capi di Stato spingono per un’azione più aggressiva nella limitazione del cambiamento climatico. Molti grandi Paesi «inquinatori» hanno assicurato di voler intensificare i loro tagli alla quantità di CO2 nell’arco dei prossimi decenni e alcuni mirano anche alle emissioni zero entro il 2050.
Ma i rappresentanti delle isole del Pacifico chiedono un’azione immediata, sottolineando che è in gioco la sopravvivenza stessa degli ecosistemi, delle popolazioni oltre che delle nazioni stesse.
Il successo dovuto all’ampia diffusione sulle reti sociali ha sorpreso il giovane ministro: «Beh, ho ricevuto l’invito a rilasciare la dichiarazione di apertura per l’evento collaterale della Mobilità Climatica e volevamo consegnare un messaggio molto potente: Tuvalu sta affondando. L’idea era di dimostrarlo concretamente. E così che ci è venuta l’idea di andare nell’oceano. Quella che abbiamo scelto è un’area che in passato era terraferma. Quindi ho pensato che sarebbe stato significativo fare questa dichiarazione da quel luogo».

E ancora: «Siamo molto contenti della reazione del pubblico sulle foto che sono uscite inizialmente. Non pensavamo che sarebbe diventato virale come abbiamo visto negli ultimi giorni. Siamo stati molto soddisfatti e speriamo che questo porti il messaggio e sottolinei le sfide che stiamo affrontando in Tuvalu in questo momento. Abbiamo immaginato il peggiore degli scenari, quello in cui siamo costretti a migrare in massa a causa delle nostre terre sommerse. Stiamo pianificando lo scenario peggiore e stiamo cercando vie legali per poter mantenere il riconoscimento come Stato secondo il diritto internazionale. Questo è il nostro modo di guardare al futuro».
Simon Kofe riferisce anche della situazione attuale: «Stiamo vedendo l’erosione, molta erosione nelle nostre zone costiere. Infatti il video in cui ho rilasciato la mia dichiarazione, come ho detto, una volta era terra asciutta. Se guardate dietro di me, nel fimato, c’è una lastra di cemento: quella, in realtà, è la base di un cannone della seconda guerra mondiale che gli statunitensi avevano costruito sulla terraferma. In quel video si vede che è tipo 20, 30 metri fuori dalla terra. Quindi questo dimostra gli impatti dell’innalzamento del livello del mare su Tuvalu».

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