Un robot «mangiarifiuti»

L’idea

Ecco «Jellyfishbot», minibattellino elettrico telecomandato per la pulizia delle acque, che si aggira per il porto risucchiando l’immondizia in una rete che fa scorrere dietro i suoi scafi

Un robot «mangiarifiuti»
L’apparecchio, già operativo in 15 porti francesi, è stato esportato anche a Singapore, in Giappone e in Norvegia.

Un robot «mangiarifiuti»

L’apparecchio, già operativo in 15 porti francesi, è stato esportato anche a Singapore, in Giappone e in Norvegia.

Qui una mascherina chirurgica, là una bottiglia, più avanti ancora una busta della spesa... ma tutti questi rifiuti come sono finiti in acqua? Anche se a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca—come diceva Giulio Andreotti—non necessariamente quell’ipotetico gesto incivile di «gettare a mare» è stato compiuto con intenzionalità. Basta un colpo di vento, un inciampo, una distrazione e in un attimo si smarrisce quel che prima sembrava essere pienamente sotto controllo. In ogni caso, qualunque sia stata l’origine di questa inestetica quanto fastidiosa forma di inquinamento, al nuovo «Jellyfishbot» importa poco.

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Guarda il video — «Jellyfishbot», il robot che «mangia i rifiuti» sugli spechi d’acqua

Questo robottino giallo galleggiante risucchia senza problemi qualsiasi tipo di materiale indesiderato rimasto sullo specchio d’acqua. «Ha la capacità di entrare e uscire dappertutto —ha spiegato Nicolas Carlesi, direttore e fondatore della società che ha messo a punto il «mangiarifiuti» d’acqua, la IADYS, durante la presentazione a Cassis, in Francia (guarda il video)—. Perché? Perché l’immondizia che rimane sulla superficie dell’acqua è spinta dal vento verso piccoli anfratti, per esempio dietro le barche, e quindi per accedere a quei luoghi in cui si concentrano quasi tutti i rifiuti, abbiamo progettato questo robot affinché fosse il più compatto possibile. Misura 70 centimetri di lunghezza, 70 di larghezza e può andare ovunque».

Questo dispositivo è già operativo in 15 porti francesi ed è stato esportato anche in altri Paesi come Singapore, Giappone e Norvegia. Secondo un rapporto del WWF pubblicato nel 2019, ogni anno 600.000 tonnellate di plastica finiscono nel mar Mediterraneo.

«Per raccogliere i rifiuti occorre pensare a un sistema che sia il più semplice possibile, perché i meccanismi troppo complicati potrebbero essere soggetti a inceppamenti. Il nostro macchinario fa scorrere gli oggetti indesiderati verso una rete che si trova dietro gli scafi, la quale, man mano, si riempie». Ora l’azienda ha sviluppato pure una versione autonoma.

Carlesi racconta la genesi del progetto: «L’idea mi è venuta dalle zone abbastanza sporche che avevo notato, sin da piccolo, prima e dopo le mie immersioni subacquee. Finora ho sempre visto metodi manuali per la raccolta dei rifiuti in superficie. Persone che, a fatica, catturano la spazzatura usando delle reti. A un certo punto mi son detto: ‘Caspita! Ho un dottorato in robotica subacquea! Perché non rendere questo lavoro, alquanto noioso e ingrato, più facile?’ Così, per prima cosa, abbiamo progettato il robot per raccogliere rifiuti solidi. Ma poi ci siamo resi conto del problema legato agli idrocarburi e così abbiamo dato al Jellyfishbot la capacità di raccogliere anche ‘rifiuti liquidi’, cioè benzina e petrolio, dalla superficie dell’acqua».

Il Jellyfishbot non è l’unico dispositivo di questo tipo. La Clear Blue Sea di San Diego sta sviluppando un prototipo di drone per la raccolta dei rifiuti chiamato «Fred», mentre un’azienda di tecnologia marina con sede nei Paesi Bassi, RanMarine, ha sviluppato «Waste Shark», utilizzato per pulire i rifiuti nel porto di Rotterdam.

Il direttore del porto di Cassis, Pascal Seillier, ha confermato che il robot alleggerisce il carico di lavoro degli addetti alle pulizie. «È più facile per loro, perché hanno meno movimentazione di materiale da fare, meno vincoli fisici e, soprattutto, non devono perdere tempo muovendosi per le acque, anche perché Jellyfishbot è in grado di andare negli angoli più isolati. In questo modo, non devono spostare le barche o portare più carichi. Quindi sì, Jellyfishbot risolve tutti questi problemi».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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